L’ESA cerca un nome per la sua nuova missione: individuerà tempeste solari potenzialmente pericolose

L'ESA sta cercando un nome da dare alla sua nuova navicella spaziale che dovrà individuare tempeste solari potenzialmente pericolose, prima che raggiungano la Terra

L’ESA ha bisogno di voi! Abbiamo bisogno di un nome da dare alla nostra nuova navicella spaziale. La sua missione? Individuare tempeste solari potenzialmente pericolose, prima che raggiungano la Terra. La nuova missione di meteorologia spaziale terrà costantemente sotto controllo la nostra imprevedibile e spesso indisciplinata stella, rimandando un flusso costante di dati alla rete del servizio di meteorologia spaziale dell’ESA (Space Weather Service Network).

La navicella spaziale, che attualmente porta il nome di ‘Lagrange’, sarà la prima adibita a un compito di questo genere. Portandosi in una posizione esclusiva nello Spazio, fissa rispetto al Sole e alla Terra, osserverà la nostra stella da una ‘prospettiva laterale’. Da qui, vedrà le fonti di attività solare pericolosa, come le macchie solari, prima che ruotino arrivando a essere visibili dalla Terra, e seguirà la propagazione degli eventi solari nel loro viaggio verso il nostro pianeta.

La missione servirà a segnalare tempestivamente questi eventi alle autorità nazionali, alle industrie e alle organizzazioni che si affidano o che si occupano dei moderni sistemi tecnologici da cui tutti noi dipendiamo e che sono messi a rischio dalle esplosioni solari”,  si legge sul sito dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

“Questa missione ci terrà più al sicuro e aiuterà a proteggere le infrastrutture civili essenziali, come le reti energetiche e i satelliti adibiti alla navigazione e alle telecomunicazioni. Purtroppo però, non le abbiamo (ancora) trovato un nome! ESA vi invita a proporci i nomi che ritenete più efficaci e più incisivi per la missione. Le proposte possono essere inviate da subito fino e al 17 ottobre, e il nome selezionato vincerà uno splendido premio. Siamo molto curiosi di leggere le vostre idee! Leggi qui il regolamento completo e trova qui il modulo per inviare la proposta”.

Il meteo spaziale

Il Sole spesso ha dei ‘rigurgiti’ ed espelle nello Spazio miliardi di tonnellate di plasma bollente sotto forma di grumi colossali di materiale intriso di campi magnetici, detti ‘espulsioni di massa coronale’. Emette anche brillamenti giganti, esplosioni di potenti radiazioni elettromagnetiche (raggi X, raggi gamma e lampi radio), accompagnate da flussi di particelle ad alta energia.

Questi violenti ‘starnuti solari’ talvolta girano vorticosamente uscendo dal Sole e dirigendosi verso il nostro pianeta, rilasciando enormi quantità di radiazioni, energia e particelle cariche che creano significative distorsioni e perturbazioni sul campo magnetico che protegge la Terra e l’esosfera, e costituiscono anche un rischio di radiazioni per gli astronauti.

Una conseguenza sicuramente più significativa è che la perturbazione del nostro campo magnetico crea tempeste geomagnetiche che possono avere effetti sui satelliti in orbita, sui sistemi di navigazione, sulle reti elettriche terrestri e sulle reti di dati e di comunicazione, tanto per citarne solo alcuni”, spiega l’ESA.

Preallerta su possibili impatti terrestri

“Il ‘meteo spaziale’ nocivo ha già avuto effetti sulla Terra in passato, ma ora che ci basiamo sempre più su sistemi e tecnologie vulnerabili alle esplosioni solari, le conseguenze di eventi solari futuri potrebbero essere molto più distruttive.

La preallerta su tali eventi può davvero fare la differenza, poiché darebbe alle autorità civili un arco di tempo determinante per preparare e proteggere la nostra infrastruttura essenziale sulla Terra e gli esploratori presenti nello Spazio.

Ed è proprio questo che farà la nostra nuova missione, monitorando il ‘lato’ del Sole, inquadrando le macchie solari (spesso all’origine di potenziali esplosioni solari) prima che ruotino ed entrino nell’area visibile dalla Terra. Durante gli eventi solari, la missione fornirà anche un flusso costante di dati decisivi per poter dare l’allerta qualora l’attività solare potesse avere effetti sulle nostre società e sulle economie”, spiega ancora l’ESA.

La prossima missione, attualmente denominata Lagrange

Per ora i cervelloni dell’ESA l’hanno denominata “missione Lagrange su L5” semplicemente perché il suo punto finale di approdo in orbita è il quinto punto di Lagrange, una posizione gravitazionalmente stabile nella stessa orbita della Terra, e pressappoco alla nostra stessa distanza dal Sole, a circa 150 milioni di km.

Dalla posizione L5, seguendo una traccia a circa 60° dietro la Terra, questa nuova navicella spaziale vedrà un lato diverso della nostra stella. In un certo senso possiamo dire che ‘vedrà il futuro’, poiché osserva ciò che sta per arrivare da dietro l’angolo.

Trattandosi di una missione operativa, di consegna di dati (e non di missione puramente scientifica), supporterà la segnalazione in tempo reale e i dati provenienti dalla navicella saranno inviati in un flusso continuo alla Terra tramite la rete di antenne del Deep Space Network dell’Agenzia e trasmessi alla rete del servizio di meteorologia spaziale dell’ESA e ai suoi centri distribuiti in tutta Europa”, conclude l’ESA.