Funivia del Mottarone, Pm: “Tadini sentì rumori sospetti prima del disastro ma annotò controlli positivi”

Gabriele Tadini, il capo dell'impianto della funivia del Mottarone, avrebbe annotato "nel registro giornale l'esito positivo dei controlli" nonostante avesse sentito rumori sospetti che si ripetevano ogni 2-3 minuti

Le indagini sulla tragedia del Mottarone, nella quale 14 persone hanno perso la vita quando una cabina della funivia è precipitata, hanno portato all’arresto di 3 persone. Tra di loro, vi è Gabriele Tadini, il capo dell’impianto della funivia del Mottarone. Dalla richiesta con cui la procura di Verbania chiede che l’uomo resti in carcere, emerge che avrebbe mentito negando di aver sentito dei rumori sospetti a poche ore dal disastro.

Tadini è accusato di falso, dato che avrebbe annotato “nel registro giornale l’esito positivo dei controlli malgrado “un rumore caratteristico riconducibile alla presumibile perdita di pressione del sistema frenante della cabina, che si ripeteva ogni 2-3 minuti, per ovviare al quale decideva di lasciare inseriti i forchettoni rossi“. Episodi che si sarebbero verificati almeno in due occasioni, ossia il 22 e 23 maggio.

Tadini: “Ho corso il rischio ma non pensavo si potesse rompere il cavo”

MottaroneTadini e’ pronto ad ammettere domani davanti al gip di Verbania di aver disattivato il sistema frenante con la scelta dei forchettoni per evitare il blocco della cabina. “Ho corso il rischio ma l’ultima cosa al mondo che pensavo e’ che si potesse rompere il cavo traente”, avrebbe detto in carcere in un colloquio oggi col suo legale Marcello Perillo. “E’ pentito“, ha aggiunto il difensore, preannunciando che chiedera’ i domiciliari.

Il legale ha riportata anche che Tadini gli ha detto che aveva fatto “delle prove” nel periodo Covid, aveva “messo questi “forchettoni” un paio di volte, poi li ha tolti, molto spesso con la cabina vuota. Faceva delle prove perche’ c’erano questi rumori quando faceva queste prove che non lo convincevano. Ci sono stati due interventi di una ditta specializzata che non ha risolto questo problema“. Ovvero quello delle anomalie al sistema frenante che bloccavano la funivia, un problema che c’era da “40 giorni”.

Era un problema aperto non ancora risolto – ha detto il legale – Una ditta era intervenuta e si era ripresentato il problema, era intervenuta ancora e si e’ riproposto il problema. Ha corso un rischio, ma mi ha detto che l’ultima cosa al mondo che aveva pensato era che si potesse rompere il cavo traente”. Tadini ha detto che “non era sereno quando metteva questi forchettoni”, ma non riesce a spiegarsi il problema della fune, potrebbero esserci “varie ipotesi“, come anche “un fulmine“, un problema comunque slegato per Tadini dal malfunzionamento ai freni.