Rapa Nui è il nome indigeno dell’Isola di Pasqua che si traduce con la locuzione “grande Isola”, quest’isola sperduta nell’Oceano Pacifico attrae i visitatori con i suoi misteri: come quello che riguarda i primi abitanti di quest’isola e i loro riti, o quello che si aggira intorno al significato dei Moai, le gigantesche statue monolitiche spesso parzialmente sepolte, e corredate da iscrizioni geroglifiche non ancora del tutto decifrate.
I popoli e gli esploratori dell’Isola di Pasqua

Si suppone che i primi abitanti fossero polinesiani provenienti dalle Isole Marchesi e sudamericani che si insediarono sull’isola in più ondate migratorie in un periodo compreso tra il X e il XVII secolo d.C..
Dagli occidentali Rapa Nui fu avvistata per la prima volta quando il bucaniere inglese Edward Davis vi si imbatté nel 1686/87, tuttavia, furono gli olandesi della spedizione guidata dall’ammiraglio Jacob Roggeveen ad approdarvi per primi i 5 aprile del 1722, giorno in cui ricadeva proprio la Pasqua da cui prende il nome l’isola.
Fu nel 1888 che il Cile impose la propria sovranità sull’Isola di Pasqua, la quale venne dichiarata parco nazionale nel 1935 e Patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco nel 1995.
Le leggende e i riti di Rapa Nui
Secondo questa leggenda il re Hotu Matua approdò proprio sulla spiaggia di Anakena; fu lui il primo colonizzatore di Rapa Nui, come esplicitato anche nel termine Matua che in polinesiano si traduce con “antenato”.
Un’altra delle spiagge più ricercate dai visitatori è quella di Ovahe, che si colloca sulla costa nord dell’isola, ed è dominata da una spettacolare parete di roccia vulcanica; l’isola tutta è di origine vulcanica e si riconosce la presenza di tre vulcani oggi spenti.
Il cratere del Rano Kau è alto circa 410 metri ed è occupato da un lago di acque dolci, qui ha sede anche il villaggio di Orongo, il quale costituiva anche un centro religioso in cui fino alla metà del XIX secolo si praticava il culto dell’Uomo-Uccello.
Il rito del Tangata Manu era quello legato proprio al culto dell’Uomo-Uccello.
Qui dovevano raccogliere il primo uovo deposto dalla sterna fuligginosa e tornare poi a nuoto sull’isola per consegnare il premio al Gran sacerdote. Il vincitore diventava, per l’anno che seguiva da quel momento, l’Uomo-Uccello, appunto il Tangata Manu, titolo onorifico che conferiva particolari vantaggi e privilegia sia a lui, che al suo capo villaggio, che al suo clan.
I Moai: il mistero dei monoliti dell’Isola di Pasqua
L’altezza delle statue varia da un minimo di 2 metri e mezzo e un massimo di 10 metri, ma la più grande, mai non completata, misura addirittura 21 metri; il loro peso invece può raggiungere anche le 80 tonnellate.
Nella gran parte dei casi, delle statue sono visibili solo le teste, ma al di sotto di queste è quasi sempre presente un corpo interrato, molti tra i monoliti, poi, hanno anche piedistalli di pietra, gli ahus.
Sulla testa di alcuni è presente il Pukao, un cilindro ricavato da una roccia vulcanica di colore rosso proveniente dal cratere di Puna Pao, che si suppone potesse rappresentare una particolare acconciatura maschile o un copricapo tipico.
Se per molto tempo si è ritenuto che i monoliti rappresentassero omaggi ad antenati divinizzati e che fossero stati innalzati in posizioni casuali sul terreno; oggi gli archeologi, studiando la mappa delle risorse naturali dell’isola e confrontandola con la posizione delle statue, sono giunti a dedurre che persista una significativa sovrapposizione di queste ultime con la presenza delle fonti di acqua dolce, il bene più prezioso dell’Isola di Pasqua.
Rapa Nui un’isola di vulcani
Si tratta di una delle isole più povere di specie vegetali di tutto il sud del Pacifico, questo a causa delle grandi distanze che la separano dal continente americano e dalle altre isole polinesiane e che hanno determinato un limite nella possibilità della diffusione di molte specie; quelle che sono infine giunte fino al terreno vulcanico sono state soltanto quelle portate in questo luogo dagli uccelli.
Anche la presenza umana fu un fattore determinante nell’impoverimento vegetale dell’Isola di Pasqua, poiché questa presenza protrattasi fin dai tempi antichi finì con il modificare l’ambiente attraverso lo sfruttamento intensivo della vegetazione autoctona, depauperamento tale da provocare la totale estinzione di alcune specie.