Razzo cinese, impatto sempre più vicino: previsione Space-Track per le 04:04, notte di apprensione al Sud Italia

Razzo cinese precipita sulla Terra fuori controllo, l'ultima previsione di Space-Track per la notte: confermato il rischio di impatto al Sud Italia

E’ iniziata una lunga notte di apprensione al Sud Italia che resta esposto all’impatto dei frammenti del razzo cinese Lunga Marcia 5B, in picchiata fuori controllo sulla Terra. Space-Track, sulla base dei dati del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (Norad), nell’ultimo aggiornamento notturno ha ridotto ulteriormente la finestra temporale entro la quale si verificherà il rientro: il satellite dovrebbe schiantarsi sul nostro pianeta alle 04:04 (ora italiana), o comunque in una finestra temporale compresa tra le 03:04 e le 05:04 della notte italiana. Di conseguenza conosciamo meglio l’area su cui avverrà il rientro, compresa fra 41,6 gradi di latitudine e 350,7 gradi di longitudine e cioè tra Nord America ed Europa.

In base a quest’aggiornamento, per l’Italia resta una sola orbita a rischio. Quella in verde nella mappa della protezione civile: coinvolge Sardegna, Calabria e Sicilia ed è a rischio proprio per le 04:04, al momento l’orario più probabile dell’impatto secondo Space-Track. Le 02:04 UTC illustrate nella mappa, infatti, corrispondono proprio alle 04:04 italiane.

razzo cinese traiettorie italiaIl rientro incontrollato del razzo cinese Lunga Marcia 5B ripropone il problema della spazzatura spaziale che orbita attorno alla Terra e che ha raggiunto una quantità estrema: secondo la NASA, questi resti, detriti e rimasugli che includono razzi, satelliti e missili, presto potrebbero rendere quantomeno difficile ai veicoli spaziali di lasciare il pianeta.

I detriti spaziali attorno alla Terra
I detriti spaziali attorno alla Terra

La spazzatura spaziale, ovvero i frammenti di oggetti creati dall’uomo che vagano in orbita intorno alla Terra, ha raggiunto già da tempo un livello critico. Tra i frammenti ci sono vecchi razzi vettori, satelliti ormai fuori uso o nuvole di particelle causate dalla distruzione di satelliti. Recenti studi parlano di 22.000 oggetti rilevabili da terra, che ruotano in orbita a una velocità di oltre 28.000 km all’ora, di cui appena 900 satelliti ancora integri e solo 380 funzionanti. Una quantità che aumenta esponenzialmente, tanto che un rapporto dell’Us National Research Council commissionato dalla Nasa raccomanda ormai di mettere a punto una strategia di “ripulitura”, prima che i detriti mettano a rischio altri satelliti ancora operativi o la stessa Stazione Spaziale Internazionale “Alpha”. L’orbita geostazionaria (a 36 mila chilometri di altitudine) è in particolare la più frequentata, con oltre 200 nuovi “arrivi” ogni anno; la maggior parte dei detriti occupa invece orbite più basse, dove si trovano, tuttavia, numerosi satelliti scientifici di osservazione. Va notato che il dato si riferisce a oggetti più o meno grandi, ma le particelle di grandezza superiore al millimetro si contano a decine di milioni. Ad un’altitudine di 800 chilometri la permanenza in orbita è di circa due secoli mentre l’orbita geostazionaria rimane sostanzialmente stabile per milioni di anni. Le collisioni sono tuttavia rare: l’ultima risale al febbraio del 2009 e ha coinvolto un satellite Iridium-33 ancora in attività e un satellite militare russo ormai non operativo, moltiplicando di fatto il numero dei frammenti in orbita. Il rischio di tali collisioni è dato dal fatto che le velocità orbitali sono elevatissime, nell’ordine di 10 chilometri al secondo, permettendo anche a piccole particelle di produrre danni considerevoli ai veicoli spaziali.

Da Uaes a Rosat, Phobos Grunt, Goce e Snoopy: tutti i precedenti più recenti

Credit: Michael Carroll 

Credit: Michael Carroll

 

Quello di Lunga Marcia 5B non è un evento senza precedenti.  A Settembre 2011 il satellite UARS (Upper Atmosphere Research Satellite), un vecchio velivolo da 7 tonnellate lanciato in orbita nel 1991 e inattivo dal 2005, precipitò nella nostra atmosfera, probabilmente diretto verso l’Oceano Pacifico. L’evento, nonostante una fortissima eco mediatica, terminò senza particolari danni, nè video, a tal punto che qualcuno credette che il satellite cambiò traiettoria. In realtà, la caduta dei frammenti avvenne in pieno oceano, lontano da aree abitate, dove fu impossibile riprenderla. A poco più di una settimana dalla caduta di UARS, il pensiero venne rivolto a ROSAT, un satellite tedesco in orbita dal 1° Giugno del 1990 su un’orbita circolare a 575 km di altezza, dal peso complessivo di 2,4 tonnellate. Rivestito di materiale refrattario, principalmente di vetro e ceramica, il satellite produsse circa 30 frammenti sino al suolo, probabilmente nelle acque dell’Oceano Indiano. Anche in questo caso, fortunatamente, la caduta dei vari frammenti in Oceano tranciò di netto l’eco mediatica e le allerte prodotte precedentemente alla caduta. Anche questo evento si spense, e con esso tutte le paure di un probabile impatto sulle nostre città. Risale invece a Gennaio 2012 il rientro della sonda russa Phobos-Grunt, lanciata nello spazio il 9 Novembre 2011 e precipitata probabilmente nell’Oceano Pacifico, a 1.250 km ad ovest della costa dell’Isola cilena di Wellington. Circa venti o trenta frammenti raggiunsero la “superficie” terrestre, ma anche in quel caso la fortuna e la bassa probabilità, volle che non colpì alcuna area abitata. A settembre 2013 s’è verificato il rientro di Goce, acronimo di Gravity Field and Steady-State Ocean Circulation Explorer, sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per analizzare la variazioni del campo gravitazionale terrestre. A novembre 2015 è rientrato Snoopy, anche qui, per fortuna, senza gravi conseguenze.

Le attività per mitigare il fenomeno

Ogni anno la Terra è bombardata da 60-80 tonnellate di detriti spaziali, compresi razzi e veicoli di una certa grandezza. Nonostante la massa totale di oggetti naturali che raggiunge la superficie della Terra (meteoriti) superi di gran lunga quella dei detriti artificiali, l’allarme per gli “space debris” preoccupa le Agenzie spaziali di tutto il mondo: attualmente, si stanno studiando sistemi di “pulizia orbitale” o comunque di mitigazione del fenomeno. Ma al momento una soluzione definitiva non è stata ancora individuata, e continuiamo a monitorare oggetti anche enormi che rientrano fuori controllo con sempre maggior frequenza.