San Gennaro: sangue si scioglie al secondo giorno di preghiera

"Alle ore 17.18 del 2 maggio, secondo giorno di preghiera, si è ripetuto il prodigio della Liquefazione del sangue di San Gennaro”

Sia ieri che nella mattinata di oggi, il sangue di San Gennaro, a Napoli, era rimasto solido. Ma dopo due giorni di preghiere, si è assistito alla liquefazione del sangue del Santo. “Alle ore 17.18 del 2 maggio, secondo giorno di preghiera – si legge sul sito della Diocesi si è ripetuto il prodigio della Liquefazione del sangue di San Gennaro”.

Sono tre le date nelle quali i napoletani si riuniscono in preghiera per invocare lo scioglimento del sangue: il 19 settembre, giorno del Santo Patrono, il 16 dicembre (in ricordo dell’intervento con cui si attribui’ a San Gennaro il miracolo che blocco’ l’eruzione dl Vesuvio nel Seicento) e il primo sabato di maggio. Il 16 dicembre scorso il prodigio non si era ripetuto.

San Gennaro, Protettore e Patrono della città di Napoli

Gli storici sono concordi nell’affermare che Ianuarius fosse il vero nome di San Gennaro e che la sua famiglia, discendente da quella gentilizia romana (Gens Januaria), sacra al dio bifronte Janus (Giano), si fosse trasferita da Roma in Campania.
Gennaro, nato a Napoli nella seconda metà del III secolo, è eletto vescovo di Benevento. Viene decapitato per ordine di Diocleziano il 19 settembre del 305. Durante l’esecuzione una nobildonna di nome Eusebia riesce a raccogliere in due ampolle il sangue di san Gennaro, custodendolo con molta venerazione. Dopo l’editto di Costantino un vescovo di Napoli fa traslare solennemente le ossa di san Gennaro da Pozzuoli alle catacombe della sua città. Durante il tragitto Eusebia regala al vescovo anche le due ampolle con il sangue del martire.

Il fenomeno, che ormai da secoli si ripete, è la liquefazione del suo sangue. La notizia più antica si trova in un autore siciliano, il quale racconta che il 17 agosto del 1389 ”fu fatta una solenne processione per il miracolo che il Signor nostro Gesù Cristo ci mostrò nel sangue del beato Gennaro, che era in un’ampolla e si liquefece come se nel giorno stesso fosse uscito dal corpo del Beato”.

La mancata liquefazione viene considerata un segno infausto. Nel settembre del 1939 e del 1940, in corrispondenza con l’inizio della seconda guerra mondiale e dell’entrata nel conflitto dell’Italia, il sangue non si era sciolto; nel settembre del 1943, data dell’occupazione nazista, nel settembre del 1973, periodo della diffusione del colera a Napoli e nel settembre del 1980, anno del terremoto in Irpinia, il sangue non si sciolse. Tutte date drammatiche. E anche nei secoli scorsi, gli anni in cui il miracolo non è avvenuto sono coincisi spesso con assedi, eruzioni e pestilenze. Coincidenze? Forse, ma nel dubbio meglio ‘mettersi al riparo’ e sperare nella liquefazione.

Come avviene esattamente? E’ davvero un prodigio?

E’ uno dei fenomeni più conosciuti al mondo etichettato dalla concezione collettiva come il miracolo di San Gennaro, ma come funziona esattamente? La caratteristica della reliquia partenopea conservata all’interno del Duomo napoletano è che tre volte l’anno, la sostanza da solida si trasforma in liquida, un fenomeno considerato miracoloso dai fedeli.

Alcuni studiosi del CICAP diretti da Luigi Garlaschelli, attratti dal prodigio, hanno rivolto la loro attenzione sullo strano fenomeno, conducendo un rilevante studio riportato anche dalla celebre rivista Nature. I ricercatori hanno mostrato di avere ottenuto una sostanza dal colore del sangue utilizzando molisite (minerale presente sul Vesuvio), sale da cucina e carbonato di calcio.

L’origine del prodigio di San Gennaro affonderebbe le sue radici nella capacità della sostanza ricreata di liquefarsi dallo stato solido se agitata: “Il comportamento del sangue di San Gennaro però è imprevedibile”, spiega l’abate Vincenzo De Gregorio, che da 12 anni maneggia le ampolle durante le cerimonie. “A volte si liquefa subito all’uscita dalla cassaforte o addirittura dentro. Davanti a papa Ratzinger ritengo di avere mosso a sufficienza le ampolle, ma il sangue non si è sciolto. Ed era il papa”.

Seppur una spettrometria indica che all’interno delle ampolle c’è sangue, il fisico francese Michel Mitov, ipotizza che le ampolle contengano spermaceti e altre particolari sostanze facilmente sensibili a manipolazioni e temperatura. In realtà però tutt’oggi non è pervenuta alcuna verifica effettiva sulla reliquia e per i fedeli il prodigio resta ancora privo di spiegazioni.