Straordinaria scoperta al Circeo: trovati i resti di 9 uomini di Neanderthal e di tanti animali [FOTO]

Nella grotta Guattari a San Felice Circeo, sono stati trovati reperti fossili "attribuibili a 9 individui di uomo di Neanderthal" e tanti resti di diversi animali: permetteranno di ricostruire la storia di tutto il Circeo e della pianura pontina

  • Foto Ansa
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Il Ministro della Cultura Franceschini ha annunciato “un ritrovamento eccezionale che arricchisce le ricerche” sugli uomini di Neanderthal. A piu’ di 80 anni dalla scoperta della Grotta Guattari a San Felice Circeo (LT), una ricerca della Soprintendenza archeologica di Frosinone e Latina in collaborazione con l’Universita’ di Tor Vergata ha portato alla scoperta di reperti fossili “attribuibili a 9 individui di uomo di Neanderthal“. Emersi anche resti di diversi animali, tra cui iena, rinoceronte, elefante, cervo gigante e orso delle caverne.

Il sito dove è avvenuta la scoperta ha una grandissima rilevanza, tanto da essere classificato come uno dei piu’ importanti del paleolitico medio europeo. La grotta Guattari prende il nome dal suo scopritore, proprietario del terreno su cui insiste il sito e dove nel febbraio del 1939 fu rinvenuto un primo cranio. “Un ambiente assolutamente unico“, spiega Mario Rolfo, docente di archeologia preistorica dell’Universita’ di Tor Vergata, perche’ un crollo, forse dovuto ad un terremoto, ne chiuse l’ingresso circa 60 mila anni fa. Al suo interno, stratificata nel tempo, una straordinaria banca dati di elementi fossili, resti di vegetali, di umani e anche di animali dei quali non si conosceva la presenza in queste zone.

Secondo i ricercatori, questi elementi permetteranno ora di ricostruire la storia di tutto il Circeo e della pianura pontina, luoghi che l’uomo di Neanderthal ha frequentato per un arco di tempo che va da 300mila ad almeno 50mila anni fa. E questo, sottolinea Francesco Di Mario, funzionario archeologo della soprintendenza e direttore dello scavo , “grazie anche alle tecnologie attuali, di cui gli studiosi di meta’ Novecento non potevano assolutamente disporre“.

Le indagini, ancora in corso, sono cominciate nell’autunno del 2020 nell’ambito di una operazione di messa in sicurezza. Si sono estese ad un’area particolare della grotta, detta zona “del laghetto”, perche’ da ottobre ad aprile viene allagata dalla falda sottostante. Proprio in quell’area sono stati rinvenuti diversi resti umani, tra cui una calotta cranica, un frammento di occipitale, frammenti di cranio (tra i quali si segnalano due emifrontali), frammenti di mandibola, due denti, tre femori parziali e altri frammenti in corso di identificazione (vedi foto della gallery scorrevole in alto). Dalle prime indagini sono arrivate tantissime informazioni. “Un’analisi sul tartaro dei denti ha mostrato per esempio che la loro dieta era molto variata, mangiavano molti prodotti cerealicolo vegetariani, frutto della raccolta, ed e’ noto quanto una buona alimentazione sia fondamentale per lo sviluppo dell’encefalo”, spiega Mario Rubini, direttore del servizio di antropologia della SABAP per le province di Frosinone e Latina

Uno dei misteri che riguarda questa grotta è quello dei crani con una larga apertura alla base, come se qualcuno li avesse aperti apposta per mangiarne il cervello. In passato, ricorda l’antropologo, “era stata avanzata l’ipotesi di un rituale di cerebrofagia“, ma l’interrogativo e’ ancora aperto, dice, “potrebbe essere stato l’uomo ad aprire il foro occipitale e la iena a finire di sgranocchiarlo, potrebbe essere stata la iena stessa ad aprirlo o potrebbe semplicemente trattarsi di una rottura dovuta al caso”. 

Tra i nuovi individui ricostruiti dagli archeologi, 9 in tutto che si aggiungono ai 2 gia’ ricostruiti nel 1939, c’e’ una sola femmina. I resti risalgono comunque ad epoche diverse. In particolare 8 sono di ominidi vissuti tra i 50mila e i 68mila anni fa, mentre il piu’ antico di loro avrebbe tra i 100mila e i 90mila anni.

È stata trovata anche una moltitudine di resti animali, a partire dalle iene che sono state le ultime ad usare la grotta come tana dove trascinavano le carcasse delle loro prede. Un elenco incredibile e affascinante che va dall’uro, un grande bovino oggi estinto, al cervo nobile, dal rinoceronte al cervo gigante (Megaloceros), dall’orso delle caverne all’elefante e al cavallo selvatico.

Scavi e indagini sono stati estesi anche all’esterno della grotta dove sono state individuate stratigrafie e paleosuperfici di frequentazione databili tra i 60mila e i 125mila anni fa che testimoniano i momenti di vita dell’uomo di Neanderthal, i luoghi dove stazionava e dove, accendendo il fuoco, si cibava delle proprie prede. Il ritrovamento di carbone e ossa animali combuste, spiegano i ricercatori, autorizza a ipotizzare la presenza di un focolare strutturato.

Le indagini coinvolgono studiosi di diversi enti di ricerca: INGV, CNR/IGAG, Universita’ di Pisa, Universita’ di Roma La Sapienza. L’obiettivo, spiegano, e’ ricostruire il quadro paleoecologico della pianura Pontina tra i 125mila e i circa 50mila anni fa, quando quelli che sono sempre stati indicati come ‘cugini’ dell’homo sapiens – misteriosamente estinti all’incirca nel 26.000 a.C. – frequentavano il territorio laziale. “Una scoperta che permettera’ di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia – fa notare Rubini – L’uomo di Neanderthal e’ una tappa fondamentale dell’evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed e’ la prima societa’ umana di cui possiamo parlare“.