Dopo il primo volo umano compiuto da Yuri Gagarin, la selezione di tirocinanti donne fu autorizzata dal governo sovietico, così che anche la prima donna nello spazio fosse una cittadina russa.
Valentina Tereshkova compì l’impresa il 16 giugno 1963, vincendo la corsa allo spazio per tutte le donne e sancendo la consapevolezza per le donne di tutto il mondo che nessun ruolo prestabilito poteva relegarle in una posizione subalterna perché qualunque impresa era possibile per ogni donna che l’avesse voluto.
Valentina Tereshkova

A due anni Valentina rimase orfana di padre, poiché egli cadde in guerra sul fronte finlandese mentre metteva le sue conoscenze dei mezzi pesanti a servizio della guida di carri armati durante il secondo conflitto mondiale.
Valentina iniziò tardi la scuola, a 10 anni, poiché fino a quel momento aveva aiutato la madre in casa a gestire i due fratellini Vladimir e Ludmilla, ma la giovane era dotata di una volontà ferrea e recuperò presto tanto che a 17 era già diplomata.
Voleva continuare gli studi ma aveva anche bisogno di lavorare, infatti, quando fu selezionata come cosmonauta anche Valentina lavorava come operaia tessile in una fabbrica locale.
Dopo il primo volo umano compiuto da Yuri Gagarin la selezione di tirocinanti donne fu autorizzata dal governo sovietico, così che anche la prima donna nello spazio fosse una cittadina russa.
Il 16 febbraio 1962 furono selezionate, dalle iniziali 400 partecipanti, solo 5 donne per unirsi al corpo dei cosmonauti, erano: Tatyana Kuznetsova, Irina Solovyova, Zhanna Yorkina, Valentina Ponomaryova e naturalmente Valentina Tereshkova che in quel momento lavorava come operaia tessile presso una fabbrica locale.
Finito l’addestramento solo 4 candidate superarono l’esame finale e vennero nominate luogotenenti dell’aereonautica militare sovietica; si trattava, tuttavia, solo di ranghi onorai cosa che rese la prima donna a volare nello spazio anche la prima civile a compiere il passo.
Durante l’addestramento Valentina incontrò il suo mito, Yuri Gagarin che riferì in seguito di come fosse stato arduo per la giovane donna padroneggiare le tecniche di pilotaggio, studiare i progetti e le attrezzature dell’astronave; dirà poi di lei Gagarin, “ma ha affrontato il lavoro ostinatamente e ha dedicato gran parte del suo tempo a studiare libri e appunti anche la sera“.
La missione pianificata inizialmente era un’operazione congiunta che avrebbe visto due donne lanciate su voli Vostok in solitaria in giorni consecutivi durante i mesi di marzo ed aprile; le candidate favorite erano Tereshkova, Solovyova e Ponomaryova.
Tuttavia, il piano cambiò nel marzo del 1963, quando la navicella Volstok 5 venne affidata al cosmonauta Valeri Bykovsky, mentre la missione affidata a una donna sarebbe partita a giugno con la Volstok 6.
La prima donna nello spazio
La mattina del 16 giugno 1963 Tereshkova venne accompagnata alla rampa di lancio con il suo backup, la cosmonauta Solovyova. Dopo aver completato i controlli di routine dei sistemi di comunicazione e di sopravvivenza Valentina venne chiusa ermeticamente nella navicella spaziale.
Chaika (gabbiano, nome in codice della cosmonauta) dovette attendere altre due ore, durante le quali si mise in moto la macchina del conto alla rovescia per la partenza del Volstok 6 e a quel punto la navetta si alzò in volo raggiungendo nello spazio la Vostok 5 e mettendosi in comunicazione con il collega Bykovsky.
Si trattava della prima volta che due navicelle abitate si trovavano nello spazio contemporaneamente, ma soprattutto si si trattò del momento in cui Tereshkova diventava la prima donna nello spazio all’età di 26 anni.
Tutte le giovani donne del mondo divenivano forti della consapevolezza che una donna poteva compiere le stesse imprese di intelletto, ingegno e resistenza fisica di quelle portate a termine da un uomo.
Le parole che pronunciò alla radio sono entrate a far parte della Storia: “Vedo l’orizzonte. Una luce blu e una striscia scura, è bellissimo. Questa è la Terra. Com’è bella! Va tutto bene“.
La missione di Tereshkova durò quasi 3 giorni, per l’esattezza 2 giorni, 23 ore e 12 minuti, accumulando così più ore di volo di tutti gli astronauti della missione rivale americana Mercury messi insieme. Bykovsky invece rimase in orbita quasi 5 giorni, record ancora oggi di permanenza nello spazio in solitaria.
Dopo 48 giri intorno alla Terra, Valentina fu espulsa dalla capsula che aveva iniziato il rientro nell’atmosfera. Il paracadute si aprì regolarmente ma il forte vento che cambiava continuamente la traiettoria le rese difficile il controllo procurandole un livido al naso, tuttavia l’impavida cosmonauta ragazza atterrò nel Kazakistan alle 8.20 del 19 giugno 1963.
Del suo mito si sono appropriate le donne di tutto il mondo e probabilmente anche la nostra Samantha Cristoforetti che nel 2022 sarà la prima donna europea a comandare la ISS si sarà ispirata alla prima cosmonauta.