AIDS: 40 anni fa i primi casi, da “peste del secolo” a malattia ancora senza vaccino

AIDS: il 5 giugno 1981 fa i primi casi, quarant'anni dopo è ancora una malattia "orfana" di vaccino

Un aumento improvviso e inspiegabile di casi di polmonite da Pneumocystis carinii in giovani omosessuali“: con queste parole i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta segnalavano nel loro bollettino epidemiologico “Morbidity and Mortality Weekly Report”, quei casi che si riveleranno essere i primi, documentati, di Hiv, il virus che – si scoprirà solo molto tempo dopo – causa l’Aids, la Sindrome da immunodeficienza acquisita.
Era il 5 giugno 1981 e nessuno avrebbe pensato che quell’acronimo sarebbe stato per anni sinonimo “peste del secolo”, che sarebbe valso un Premio Nobel per la Medicina, sarebbe stato oggetto di ricerca, avrebbe creato attivismo sociale e politico, fino a diventare una patologia cronica con cui convivere.

Quarant’anni dopo, l’Aids – che dalla sua insorgenza si stima abbia fatto nel mondo circa 40 milioni di vittime – è diventata una patologia endemica: secondo dati dell’Unaids (Programma delle Nazioni Unite), nel mondo 38 milioni di persone vivono oggi con il virus. Nel 2019 i decessi causati dall’Hiv sono stati 690mila.

Quarant’anni dopo, è ancora una malattia “orfana” di vaccino: passi avanti sono stati fatti con l’uso di una combinazione di farmaci (compresi gli “antiretrovirali”) in grado di aumentare la sopravvivenza, ma l’obiettivo resta l’immunizzazione, che finora la comunità scientifica internazionale non è riuscita a raggiungere.
Dopo il fallimento di alcune sperimentazioni, team di ricercatori, anche italiani, da anni lavorano sulla risposta immunologica, puntando soprattutto a colpire la “proteina Tat” dell’Hiv – una proteina interna del virus che favorisce la replicazione – per potenziare la ricostituzione del sistema immunitario e bloccare o limitare la potenza virale sull’organismo.