Miracolo naturalistico alle sorgenti dell’Arno: schiuse migliaia di uova di barbo tiberino [FOTO]

Schiuse 20mila uova di barbo tiberino, una specie che sembrava sparita dalla zona e che è tornata a ripopolare le acque locali

MeteoWeb

Trovare soluzioni nuove e condivise per coniugare sicurezza idraulica e biodiversità, agricoltura e contrasto ai cambiamenti climatici, natura ed attività economico-produttive, in una dimensione di sostenibilità ambientale: è questo l’obiettivo del percorso partecipativo “Casentino H2O”, il Contratto di Fiume promosso dal Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno sul tratto iniziale dell’Arno, nelle Foreste Casentinesi, là dove il famoso corso d’acqua è, per dirla con Dante, “poco più che un fiumicello”.

Barbo tiberinoIn questa zona – rende noto l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue – si sta osservando un fatto di particolare importanza: la schiusa di 20.000 uova di barbo tiberino, una specie che sembrava sparita dalla zona e che è tornata a ripopolare le acque locali, grazie all’impegno di due giovani, Andrea Gambassini e Alessandro Volpone che, dopo la laurea, hanno dato nuova vita all’Antica Acquacoltura Molin di Bucchio, indirizzandola al recupero delle specie autoctone: così sono stati riprodotti il ghiozzo di ruscello ed il barbo tiberino, già rilasciato in 5.000 esemplari.

È stato impostato un allevamento ittico non intensivo, attento alla qualità dell’ambiente ed al benessere degli animali: nelle vasche alimentate con acqua sorgiva purissima e dove la densità di popolazione è “confortevole”, i pesci sono nutriti con mangime biologico, mescolato solo con aglio macerato, un antisettico naturale.  Con questa tecnica l’Antica Acquacoltura Molin di Bucchio dal Dicembre 2020 è stata nominata “modello europeo di buone pratiche per la produzione ittica”, in particolare di trote fario, trote iridee e salmerini.

All’orizzonte, però, si profila un altro traguardo: rintracciare e riprodurre la trota autoctona, progetto che sarà portato avanti con l’avallo dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale).

Quanto sta accadendo alle sorgenti dell’Arno è un concreto esempio della funzione propulsiva, che i Consorzi di bonifica hanno per la promozione dell’economia locale,” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

E’ questa la dimostrazione dell’attenzione, che quotidianamente rivolgiamo all’ambiente, ai suoi ecosistemi ed alla sostenibilità – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI E’ un ulteriore tassello verso un nuovo modello di sviluppo, che abbia al centro lo sviluppo del territorio e delle sue peculiarità.”

Festeggiare il rilascio di un numero così importante di esemplari di barbo tiberino – conclude Serena Stefani, Presidente del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarnoè decisamente un buon punto di partenza, che ci stimola a studiare e programmare interventi volti a conservare e migliorare le caratteristiche naturali, che rendono unico il reticolo idrico del Casentino.”