Si chiama Cicerale, è un piccolo centro del Cilento che conta poco più di 1.600 anime, situato tra le più note Paestum e Agropoli. A Cicerale, neanche a dirlo, si producono ottimi ceci. E sarà per la sua natura ‘sana’, o chissà perché, che il comune è da sempre “Covid free“. “Qui da noi non c’è stato” rivela soddisfatto il sindaco, Gerardo Antelmo, già giornalista, che non nasconde il suo orgoglio per essere capofila, insieme alla sua comunità, di uno studio pilota avviato dall’Istituto Pascale di Napoli, per comprendere dove il virus trova più terreno fertile, e perché alcuni soggetti sono a più rischio infezione.
Lo studio del Pascale
Dopo oltre un anno dall’inizio della pandemia, il Pascale, Istituto per la cura dei tumori di Napoli, ha dato il via a uno studio pilota per capire dove il virus trova più terreno fertile. Dando ormai per assodato che può colpire violentemente anche soggetti non necessariamente fragili, l’obiettivo dello studio è quello di stabilire quali caratteristiche dell’individuo rendano il virus più suscettibile.

Il progetto nasce come risposta alla necessità di aumentare la conoscenza dei meccanismi di infezione, poiché sono tutt’ora poco compresi i fattori che dall’infezione da Covid portano a gravi difficoltà respiratorie e insufficienza multiorgano.
“Partendo dall’idea che il virus potrebbe avere nei soggetti colpiti solo il ruolo di attivatore di una risposta iper-infiammatoria responsabile delle drammatiche conseguenze a carico del polmone e della sua vascolarizzazione – sostiene Ascierto, direttore dal Dipartimento Melanoma, Immunologia Oncologica Sperimentale e Terapie Innovative – l’attenzione analitica si rivolgerà non già al Covid-19 bensì al soggetto che deve avere particolari caratteristiche che lo rendano più suscettibile allo stimolo virale. Nel complesso, opereremo seguendo un approccio integrato basato su biomarcatori circolanti”.
“L’obiettivo – spiega il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi – è quello di effettuare un’analisi seria e approfondita, fondata su protocolli scientifici verificabili, così da fornire informazioni attendibili ed utili per una migliore comprensione dei meccanismi di infezione e risposta del soggetto”.
Il caso di Cicerale
Il primo cittadini di Cicerale, parlando dei suoi concittadini, spiega che “Sono stati bravi, hanno rispettato sempre tutte le regole. Qui durante il lockdown davvero nessuno usciva da casa”. Ma poi ammette anche: “Diciamoci la verità, ho avuto anche una buona dose di fortuna”.
“Avevamo superato così bene la prima ondata — racconta Antelmo — che alcuni colleghi sindaci, scherzando, mi rintuzzavano: ma come è possibile che non hai neppure un caso? Dicci la verità, tu li nascondi“. Ma c’è stato un momento in cui si è temuto l’arrivo del Covid: a metà aprile il virus ci ha provato con la scoperta di sei positivi. A quel punto il sindaco corre ai ripari e per dieci giorni chiude piazze e parchi pubblici, con tanto di multa da mille euro per i trasgressori. “Fortunatamente si trattò di casi isolati, non si creò alcun focolare. Il contagio fu generato da persone che avevano portato il virus da fuori“, spiega.