Visione “4K” senza occhiali? Le lenti intraoculari sono l’alternativa al laser, ma in Italia sono ancora poco conosciute

Miopia, ipermetropia e astigmatismo si possono correggere in pochi minuti con l’inserimento di una lentina intraoculare che permette una visione acuta e nitida, “in alta definizione”

Smettere per sempre di usare occhiali o lenti a contatto è possibile anche senza ricorrere al laser. In Italia ne sono consapevoli in pochi: il nostro Paese infatti avanza con fatica nella classifica mondiale degli interventi di chirurgia refrattiva eseguiti con le lenti intraoculari fachiche. Inserite nell’occhio, consentono di risolvere difetti come miopia, ipermetropia e astigmatismo. «Un intervento praticato da quasi trent’anni, con oltre un milione di impianti nel mondo, ma di cui da noi si parla ancora poco – spiega il Dr. Alberto Bellone, oculista di Torino specializzato in chirurgia refrattiva e microchirurgia oculare –. Eppure presenta numerosi vantaggi: dura pochi minuti, è sicuro, indolore e non dà effetti collaterali. Ma soprattutto è reversibile, perché non modifica in modo permanente la curvatura della cornea e la biomeccanica oculare». Questo significa che non preclude alcuna procedura diagnostica, terapeutica o chirurgica per il futuro.

Le Lenti in Collamero Impiantabili, Visian ICL, sono state sviluppate per i difetti di vista elevati, o per quei pazienti che non possono sottoporsi al laser. Da qualche anno rappresentano, per il dottor Bellone, la prima scelta per la correzione dei difetti visivi: «Ci orientiamo di preferenza su questa procedura dal 2012, anno in cui è stata introdotta la versione col foro centrale, che ha ridotto l’incidenza di cataratta a zero – spiega lo specialista –. Pensiamo che il paziente che vuole sottoporsi ad un intervento di chirurgia refrattiva abbia il diritto di vedersi proposto il miglior prodotto esistente». Infatti le lenti intraoculari, che vengono inserite dietro l’iride con un’incisione microscopica e risultano invisibili, permettono una visione in “4K” proprio perché, oltre a restituire diottrie, comportano anche visione più nitida e intensa perché sono posizionate nel punto “perfetto” dell’occhio per la correzione di un difetto visivo. Inoltre sono filtrate per i raggi UV e quindi prevengono cataratta e maculopatia.
L’intervento che ha dato il via alla diffusione delle lenti intraoculari nel mondo è stato eseguito per la prima volta proprio in Italia, nel 1993, da un luminare della disciplina, il Professor Paolo Maria Pesando (insieme alla sua assistente Maria Pia Ghiringhello e a Emilio Nebiolo), grande innovatore nell’ambito della chirurgia refrattiva, mancato prematuramente nel 2019, mentre si trovava in Chiapas per un intervento umanitario. Da allora il dottor Bellone collabora con lo Studio Pesando e con la dottoressa Ghiringhello nella continuazione dell’attività chirurgica del suo predecessore. «L’impianto delle lenti intraoculari è un’operazione di chirurgia refrattiva e come tale, richiede che la vista sia stabile da almeno un anno, nonché una serie di esami per accertare che il paziente sia un buon candidato – prosegue Bellone –. Con una procedura ambulatoriale che dura pochi minuti è possibile correggere fino a 18 diottrie di miopia, 10 di ipermetropia e 6 di astigmatismo. Il materiale di cui sono fatte le lenti Visian ICL, il Collamer, è morbido, flessibile e bio-compatibile. Non induce la “sindrome da occhio secco” e offre protezione dai raggi UV». Dopo l’intervento si torna già a vedere bene sin dal giorno dopo, senza dolore né alcuna riabilitazione: quello che il dottor Bellone definisce «effetto wow».
Nonostante i numerosi pregi di questa procedura, le Visian ICL sono raramente proposte dagli oculisti. «Le informazioni che circolano a riguardo sono scarse e spesso non corrette, perché questa tecnica necessita preparazione ed esperienza – afferma Bellone –. I risultati garantiti dalle lenti intraoculari e la piena soddisfazione espressa dai pazienti fanno sì che questa tecnica si stia rapidamente diffondendo anche in Italia, seguendo l’esempio di alcuni paesi, come il Giappone, dove questa tecnica è notevolmente più diffusa».