Dopo un anno e mezzo di lotta contro la pandemia, ormai le vaccinazioni contro il coronavirus SARS-CoV-2 proseguono spedite in Italia e in quasi tutto il mondo. In questi mesi, la comunità scientifica si è concentrata sullo sviluppo dei vaccini, presentati come l’unica arma in grado di sconfiggere la pandemia, una sorta di soluzione a tutti i mali, nonostante molti esperti del settore chiedessero a gran voce anche l’impegno per sviluppare altre terapie.
Per la prima volta da un anno e mezzo, l’UE ha affermato chiaramente che i vaccini non risolveranno il problema della pandemia. È il primo dietrofront dell’UE dall’inizio della pandemia. Stella Kyriakides, commissario UE per la Salute, ha affermato che il virus non scomparirà e che serviranno cure e terapie per quei pazienti che potranno ancora ammalarsi.
Kyriakides ha annunciato il primo portafoglio di 5 terapie che potrebbero essere presto disponibili per il trattamento del Covid-19 in tutta l’Unione europea. “Oggi stiamo facendo il primo passo verso un ampio portafoglio di terapie per il trattamento del Covid-19“, ha dichiarato Kyriakides. “Mentre la vaccinazione sta progredendo a velocità crescente, il virus non scomparirà e i pazienti avranno bisogno di trattamenti sicuri ed efficaci per ridurre il carico di Covid-19. Il nostro obiettivo è chiaro, puntiamo a identificare più candidati all’avanguardia in fase di sviluppo e ad autorizzare almeno tre nuove terapie entro la fine dell’anno”, ha aggiunto.

Annunciate alcune indicazioni per i farmaci esistenti: è in fase di valutazione la domanda di estensione dell’autorizzazione all’immissione in commercio dell’immunosoppressore baricitinib (medicinale che riduce l’attività del sistema immunitario) di Eli Lilly, per l’indicazione Covid-19; anticorpi monoclonali di nuova concezione in fase di revisione continua; combinazione di bamlanivimab ed etesevimab di Eli Lilly, in fase di revisione continua; combinazione di casirivimab e imdevimab di Regeneron Pharmaceuticals, Inc. e F. Hoffman-La Roche, Ltd, in fase di revisione continua; regdanivimab di Celltrion, in fase di revisione continua; sotrovimab di GlaxoSmithKline e Vir Biotechnology, Inc., in corso di revisione.
La Commissione ha spiegato che elaborerà un portafoglio di almeno 10 potenziali terapie per il Covid-19 entro ottobre, basandosi sul lavoro del nuovo gruppo di esperti sulle varianti del virus. Il processo di selezione sarà obiettivo e basato sulla scienza, con criteri di selezione concordati con gli Stati membri. Poiché sono necessari diversi tipi di prodotti per diverse popolazioni di pazienti e diversi stadi e gravità della malattia, il gruppo di esperti identificherà le categorie di prodotti e selezionerà i candidati terapeutici più promettenti per ciascuna categoria in base a criteri scientifici. Il portafoglio contribuirà all’obiettivo di avere almeno tre nuove terapie autorizzate entro ottobre ed eventualmente altre due entro la fine dell’anno. L’Agenzia europea per i medicinali avvierà ulteriori revisioni continue di terapie promettenti entro la fine del 2021, in base ai risultati della ricerca e dello sviluppo. La Commissione ha recentemente concluso un appalto congiunto di anticorpi monoclonali (casirivimab e imdevimab) e potrebbe avviarne altri entro la fine dell’anno.
Come funzionano gli anticorpi monoclonali
“L’anticorpo monoclonale riconosce un solo “epitopo” (un piccolo gruppo di amminoacidi) del virus. Tutti i monoclonali hanno come obiettivo la proteina Spike: bloccandola, impediscono al virus di entrare nelle nostre cellule. Se il virus cambia spontaneamente la sequenza-target, il farmaco perde efficacia. Ecco perché spesso si usano associazioni di due anticorpi: la doppia mutazione è decisamente più improbabile”, spiega Giuseppe Nocentini, professore di Farmacologia all’Università di Perugia e membro della Società Italiana di Farmacologia.
Come detto, la combinazione di bamlanivimab ed etesevimab di Eli Lilly è stata quella ricevuta dalla maggior parte dei pazienti italiani ma negli ultimi giorni sono emersi dubbi sull’efficacia di tale mix contro alcune varianti. Negli Stati Uniti, l’Assistant secretary for preparedness and response (Aspr), ufficio che fa parte del Dipartimento della Salute, e la Food and drug administration (Fda), hanno sospeso fino a nuovo avviso la distribuzione della combinazione Eli Lilly e di etesevimab da solo, autorizzati in via emergenziale a febbraio. Alcuni test in vitro, infatti, hanno mostrato che gli anticorpi monoclonali di Eli Lilly non sono efficaci contro le varianti P.1 (identificate in Brasile) e la B.1.351 («sudafricana»). Gli stessi test hanno invece mostrato che la combinazione di monoclonali di Regeneron mantiene l’attività contro P.1 e B.1.351.