Crisi sanitaria, cambiamenti climatici e inquinamenti atmosferici, relazione sempre più stretta. Anche strumentalizzazione? Alcune riflessioni sulla vicenda sanitaria che si sta vivendo in tutto il mondo.
Partiamo da dati incontrovertibili. Sotto sono riportati i morti per tutte le cause al mondo anno per anno a partire dal 2009 a oggi
- 2019: 58,39 milioni
- 2018: 57,63 milioni
- 2017: 56,94 milioni
- 2016: 56,33 milioni
- 2015: 55,82 milioni
- 2014: 55,41 milioni
- 2013: 55,09 milioni
- 2012: 54,84 milioni
- 2011: 54,64 milioni
- 2010: 54,50 milioni
- 2009: 54,39 milioni
L’ultimo dato in riferimento ai morti totali per tutte le cause al mondo nell’ultimo anno pandemico 2020, è stimato in circa 59.230.000, anche se dato non definitivo.

Senz’altro ha una corresponsabilità finale, ma la territorialità dell’incidenza, evidente in tutte le nazioni coinvolte, non pone alcun dubbio sulla sua stretta connessione con l’andamento meteo-ambientale nei bassi strati. Dove questi mostrano una presenza più esasperata di inquinanti e una maggiore acidità dell’aria, il patogeno fa più male, dove le sostanze chimiche sono meno presenti, l’offensiva del patogeno è contenuta. Qualche esempio nostrano giusto per rendere evidente la stretta connessione crisi sanitaria con il deterioramento ambientale: Emilia Romagna – Campania. Due regioni a confronto, la prima del Nord, che presenta una vasta area pianeggiante facente parte della Pianura Padana (una delle aree più inquinate d’Europa e con microclima particolare per cui gli anticicloni invernali protratti consentono poca mobilità di aria, parecchia umidità e un enorme ristagno di inquinanti dei bassi strati) e l’altra, la Campania, regione del Sud, posta tra due Bacini, quello Adriatico e Tirrenico, con orografia in prevalenza collinare, diffusamente montuosa, caratterizzata sulle aree interne dalla presenza dello spartiacque appenninico e con clima decisamente più movimentato, aria, quindi, molto più dinamica e certamente minore (pur sempre presente) concentrazione di materiale chimico.
Intanto un po’ di numeri sulla popolazione generale e sulla densità abitativa: 5.700.000 gli abitanti la Campania, 4.500.000 circa l’Emilia Romagna, naturalmente c’è il milione e passa di abitanti in più in Campania; densità abitativa sulle principali metropoli, 2.700 abitanti per km2 Bologna, sui 2.600/2.700 abitanti per km2 anche Napoli. Ebbene, i casi covid in Emilia Romagna, a oggi, 1 giugno, sono stati complessivamente 383.879; i casi covid complessivi in Campania, 419. 269, circa 35.000 in più, se non altro per il milione e passa di abitanti in più. I morti, invece sono stati: 13.186 in Emilia Romagna, 7.200 in Campania, dopo un anno e 3/4 mesi di Covid. Quasi il doppio in Emilia Romagna. In Campania, la regione con più casi del Sud, non ci sono stai morti oltre la media, nel computo generale. Qualche picco in alcuni mesi, il più importante nello scorso Marzo, ma in molti altri mesi, nessun picco, anzi con morti sotto media, anche di diversi punti percentuali. Le morti medie in Campania per problematiche respiratorie possono essere annualmente circa 5300 e su 15/16 mesi circa 7000, ossia pressoché i morti Covid da inizio pandemia. Quindi, tutto in media o quasi.
La sempre più ricorrente e insistente stabilità atmosferica invernale, una maggiore umidità e un lieve aumento delle temperature medie invernali conseguenti al ciclo caldo in atto da anni, contribuiscono a rendere l’aria molto acida in presenza di particolato chimico, quindi ancora più dannosa per la salute. In più, da molti anni a questa parte, ossia da quando è iniziato il minimo solare, 2008, ecco la ragione per cui siamo partiti a valutare la crescita delle morti dal 2009, è diminuito il vento solare, di pari passo con la minore potenza radiativa della nostra stella, ed è aumentata, invece, anno per anno, la possibilità che particelle cosmiche radioattive penetrino in atmosfera. In assenza di vento solare, caratteristica tipica questa quando vi è un ciclo di minimo solare, le particelle cosmiche possono penetrare di più nel nostro sistema solare e raggiungere i pianeti che ne fanno parte. La terra ha altri sistemi di difesa, come l’atmosfera terrestre e il magnetismo terrestre, sistemi che riescono a filtrare o a respingere buona parte di queste particelle radioattive, tuttavia, in presenza di minimo solare protratto, inevitabilmente, comunque, particelle riescono ad entrare nella nostra atmosfera e raggiungere anche i bassi stati, tant’è che il NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration, ossia l’ente di ricerca nazionale americano per l’atmosfera, ammette ufficialmente che particelle radioattive cosmiche, i cosiddetti raggi cosmici, in presenza di minimo solare protratto, possono raggiungere la nostra atmosfera, anche gli strati bassi, e creare problematiche di salute proprio sotto l’aspetto della circolazione, dell’apparato respiratorio e determinare anche morte improvvisa su soggetti sani. Dunque, in atmosfera c’è tanto materiale nocivo ed esso è ufficialmente responsabile di almeno 9/ 10 milioni di morti ogni anno.
Questo, crediamo, sia oramai comprensibile a tutti, proprio per la enorme differenza di incisività della crisi sanitaria, rispetto alla territorialità. Ma in tanti giustamente dicono: si, bene, l’atmosfera è marcia e magari l’aspetto climatico-ambientale è il primo responsabile della crisi sanitaria, ma se eliminiamo il patogeno, eliminiamo il problema. Quindi, con il vaccino, eliminiamo il problema. Questo è vero in misura minima, poiché 9/10 milioni di morti all’anno al mondo continueranno a esserci, a prescindere dal patogeno. Per di più, usando un’altra metafora, il vaccino si pone in questa fattispecie, come un antidolorifico alla presenza di un mal di dente. Risolve certamente il problema, magari spesso esso sembra assolutamente sparito, ma non eradica la causa. Prima o poi il problema si ripresenterà e non ci saranno soluzioni fino a quando non si caverà il dente. Se, peraltro, si va avanti a suon di antidolorifici, il corpo, notoriamente, non ci va bene. E tutto questo ai governanti del mondo è piuttosto chiaro. Le relazioni degli organi scientifici di ricerca, inevitabilmente e imprescindibilmente nel senso descritto sopra, sono loro evidenti.
E allora perché non si parla di vere cause e si affronta il problema evidentemente considerando l’eradicazione del dente, ossia l’adoperarsi per ridurre drasticamente l’immissione di sostanze nocive nella biosfera, relativamente alle sostanze di derivazione antropica, nonché adoperarsi per far si che gli stanziamenti umani, perlomeno, li si ubichi su aree a minor impatto ambientale? Ovvio, perché ci sono tanti, troppi tornaconti. Si vuole sperare che siano solo di tipo speculativo, economico e che non ce ne siano anche di tipo geo-politico. Perché se dovessero prevalere questi ultimi, ahinoi, potremmo essere destinati a continue esasperazioni di crisi, magari sempre più anche artefatte, quindi con sempre minore naturalezza delle stesse e più artificiosità. Si vuole sperare vivamente che ciò non accada.