La misteriosa moria di topi in Friuli Venezia Giulia: è davvero un suicidio di massa o c’è altro sotto?

Da settimane ormai il Friuli Venezia Giulia è interessato da una misteriosa moria di topi: cosa sta succedendo?

Il Friuli Venezia Giulia è interessato da giorni da una straordinaria moria di micromammiferi. Strade e boschi hanno visto il verificarsi dello strano fenomeno e di recente i topolini morti sono stati ritrovati anche in una pozza del torrente Arzino. Si tratta di una misteriosa moria di topi che sta interessando in particolare il Trevigiano, ma anche la provincia di Pordenone. La causa potrebbe essere un fenomeno che si chiama “pullulazione”, ma sono in corso da mesi indagini virologiche, batteriologiche e tossicologiche.

Del fenomeno ha parlato anche il sindaco di Vittorio Veneto, Antonio Miatto, al quale i colleghi dei centri minori si sono rivolti visto che per decenni ha svolto il mestieri di veterinario. “Mi è giunta una segnalazione –  ha riferito Miatto – di una fila di 183 corpi in 30 metri di strada, in località Fadalto. Ma è solo uno dei molti casi”. Miatto ha ipotizzato che possa trattarsi di un fenomeno simile a quello che spinge i Lemming, piccoli roditori delle zone artiche, a suicidarsi in massa gettandosi in mare dalle scogliere quando la popolazione si allarga oltre il limite sostenibile dalle risorse alimentari.

È un’ipotesi plausibile anche per i nostri topi, magari diventati sovrabbondanti in seguito ad una super produzione recente di frutti di certe conifere in seguito venuta meno – dice il primo cittadino – ma purtroppo ancora non possiamo dire quale sia la causa scientifica della morte”. Un suicidio finalizzato alla sopravvivenza della specie, dunque, che però “non abbiamo capito in che modo gli individui lo provochino e, ancora meno, con quali segnali la natura li induca a compierlo”.

Come ha spiegato lo zoologo del Museo di Storia Naturale di Udine, Luca Lapini, a UdineToday, “Siamo di fronte all’eccezionalità di un fenomeno del tutto naturale, e come tale meritevole adeguati approfondimenti“. “Il 6 maggio 2021 il dr. Vanone, della Regione FVG, ci ha chiesto come rispondere agli albergatori e malgari che in Tarvisiano lamentano impressionanti invasioni di roditori. Come spesso accade per gli specialisti, questi fenomeni sono normali e non meritevoli di particolare attenzione, ma stimolati da Vanone abbiamo risposto con un comunicato ripreso da un analogo comunicato redatto nel 2012 per l’allora sindaco di Verzegnis (Luciano Sulli), in quel periodo allarmato da una pullulazone del tutto analoga”.

Il fenomenoche si è verificato in Val d’Arzino è un evento eccezionale legato alla pullulazione 2021: “si tratta di almeno 300 micromammiferi forestali morti annegati nelle acque dell’Arzino, probabilmente in seguito a caduta nella forra scavata dal fiume poco più a monte della pozza in cui gli animali sono poi stati fotografati. A prima vista sembrano essere soprattutto Adodemus flavicollis, ma è probabile che un loro attento studio riveli la presenza di diverse altre specie forestali. Nei prossimi giorni avvieremo le operazioni di raccolta di questi animali, che oltre a rappresentare un fenomeno del tutto unico in Europa, ci daranno una finestra sulle popolazioni di micromammiferi che abitano i versanti della valle poco a monte del bacino di raccolta”.

Il fenomeno delle pullulazioni (aumenti demografici improvvisi) riguarda molte specie di roditori – spiega Luca Lapini in una nota stampa -. Si tratta di un fenomeno molto complesso, che varia da zona a zona in modo molto marcato, tanto che si stenta a spiegarlo in maniera univoca e generalizzabile. Nelle grandi distese di foresta boreale del Nord Europa si assiste ad una vera ciclicità del fenomeno su vasta scala geografica, spiegata essenzialmente con l’interazione preda-predatore, ma in Europa centrale i cicli hanno spiegazioni variabili da zona a zona e sono più difficili da comprendere e generalizzare. Sulle nostre montagne le pullulazioni hanno invece ciclicità in apparenza non regolare, condizionata da una produzione particolarmente abbondante di seme pesante da parte del faggio Fagus sylvatica e dell’abete rosso Picea abies. Essa si definisce “pasciona forestale”, ed ha una frequenza variabile da zona a zona, alle nostre latitudini per lo più triennale, quinquennale o decennale.

Le cause sono probabilmente legate al regime delle precipitazioni. Lo stress che deriva da estati secche stimola una particolare produzione di gemme vegetative, con una successiva grande produzione di seme pesante.
Primavere-estati molto secche, inoltre, favoriscono l’impollinazione anemofila del faggio e dell’abete rosso al punto da sostenere ancora di più una produzione di frutti già ben avviata. A tarda estate-autunno alcuni roditori forestali ne approfittano.

Se l’inverno successivo è abbastanza caldo, questi animali subiscono una mortalità autunnale ed invernale molto ridotta. A primavera il loro numero diventa superiore alla media. Sia per il loro numero, sia per l’abbondanza di alimento, essi iniziano a riprodursi in massa, innescando fenomeni di pullulazione che possono sorprendere per l’abbondanza di animali. Il crollo di queste popolazioni sovra-affollate è però molto rapido, sia per il pronto aumento dei predatori che le utilizzano come fonte di alimento, sia per il superamento della capacità portante dell’ambiente.

La pullulazione attualmente in corso riguarda due roditori forestali, ovvero l’arvicola rossastra e il topo selvatico dal collo giallo. Entrambi, in Friuli Venezia Giulia, erano stati già protagonisti di eventi simili. Sulle Alpi sud-orientali le pullulazioni di piccoli mammiferi sono un fenomeno comune, ma sono poco studiate e comprese; variano da zona a zona, in funzione di esposizione dei versanti, microclima e piovosità orografica locale.