Perché la Giornata della Marina Militare si celebra oggi, nell’anno del 160° anniversario dalla sua nascita

Con la Giornata della Marina la Forza Armata celebra l’anniversario dell’Azione di Premuda del 10 giugno 1918

​Oggi, a Palazzo Marina a Roma, si svolgeranno le celebrazioni per la Giornata della Marina 2021 alla presenza dei vertici dei Dicastero e del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone.

Eventi salienti della cerimonia saranno le onorificenze ai militari che si sono distinti per ardimento e coraggio, la consegna della medaglia d’oro al valor militare al Comando Forze Aeree e la consegna della Bandiera di Guerra al Comando Sommergibili, nel pieno rispetto delle misure necessarie a contenere la diffusione del Covid-19.

Per l’occasione si terrà un annullo filatelico speciale a cura di Poste Italiane per celebrare il 160° anniversario dalla nascita della Marina Militare. Il servizio filatelico temporaneo sarà attivato a cura di Poste italiane giovedì 10 giugno 2021, dalle ore 10:00 alle ore 16:00, i presso l’ufficio postale di piazza San Silvestro 19 (Roma).

Il timbro raffigura il logo dei 160 anni della Forza Armata e racchiude elementi simbolici legati alla nostra storia, tradizioni e valori. Nell’occasione, saranno disponibili gratuitamente anche delle cartoline speciali, insieme ad alcune emissioni di francobolli di Poste Italiane a tema Marina Militare che potranno essere acquistate liberamente dal pubblico.

La storia della Marina Militare costituisce un prezioso patrimonio di valori e tradizioni che ogni marinaio custodisce e trasmette nell’ordinaria quotidianità dello svolgimento del proprio servizio a protezione e a supporto della Nazione e dei suoi cittadini, garantendo come missione primaria la sicurezza dal mare e sul mare e svolgendo attività umanitarie ed emergenziali, di soccorso e assistenza medico-sanitaria.

Nel Mediterraneo con l’operazione Mare Sicuro per il controllo dei flussi migratori; nell’Oceano Indiano e nel Golfo di Guinea con la missione europea Atalanta e quella nazionale Gabinia per il contrasto alla pirateria. E ancora nel Golfo Persico, in Mar Rosso e nel Mar Artico, solo per citarne alcune, le attività della Marina non si sono mai fermate grazie all’impegno silente e costante di ufficiali, sottufficiali, graduati, marinai e del personale civile che assicurano sempre impegni istituzionali a livello nazionale e internazionale, contribuendo alla stabilità e alla sicurezza del Paese anche durante l’emergenza pandemica ancora in corso.

Proprio nelle attività di contrasto al COVID-19 la Marina Militare ha dato il suo contributo fornendo uomini e mezzi a supporto del Sistema nazionale di Protezione civile. Degli oltre 100.000 militari resi disponibili dalla Difesa dall’inizio dell’emergenza sanitaria COVID-19, ben 20.000 sono uomini e donne della Marina Militare. Il nostro personale specialistico è stato inviato in supporto al Servizio Sanitario nazionale, con un coinvolgimento che ha toccato punte di oltre 130 unità, tra medici, infermieri e tecnici sanitari, impiegate in diverse aree del paese.

Questa giornata di festa è dedicata alle donne e agli uomini altamente qualificati che formano l’equipaggio della Marina Militare e che con passione e orgoglio si dedicano ogni giorno al bene comune. La generosità e la carica umana con cui il personale della Forza Armata affronta ogni sfida non passano inosservate e diventano “esperienze” essenziali a completare, con addestramento e valori fondanti, il bagaglio professionale di ogni marinaio.

Con la Giornata della Marina la Forza Armata celebra l’anniversario dell’Azione di Premuda del 10 giugno 1918, una delle più significative e ardite azioni compiute sul mare

L’impresa di Luigi Rizzo e dei suoi equipaggi, il 10 giugno 1918, rappresenta forse la più brillante ed audace azione navale della Prima guerra mondiale, compiuta da due piccole unità della Marina italiana che ottennero in Adriatico un risultato di guerra navale di grande importanza, sia sotto il profilo tecnico sia sul piano dell’impatto emotivo nei confronti degli avversari.

La sezione composta dai MAS 15 21, guidata dal Capitano di Corvetta Luigi Rizzo (capo sezione), e con le imbarcazioni rispettivamente al comando del Capo Timoniere Armando Gori e del Guardiamarina Giuseppe Aonzo, affondò all’alba del 10 giugno 1918 la corazzata Szent Istvan, stroncando sul nascere una pericolosa incursione che il grosso della flotta austriaca si predisponeva a compiere contro lo sbarramento antisommergibili organizzato dagli Alleati nel Canale d’Otranto, per precludere l’accesso dell’Adriatico ai sommergibili tedeschi.

L’azione avvenne nei pressi della piccola isola di Premuda, nel primissimo mattino, quando le due piccole siluranti, al rientro di una delle innumerevoli azioni di ricognizione e di dragaggio delle mine nemiche avvistano, al traverso di dritta, una grande nuvola di fumo nero all’orizzonte. Ritenendo inizialmente che si trattasse di unità leggere nemiche, a caccia proprio delle siluranti italiane, il comandante Rizzo decide senza esitazione di prevenire l’attacco austriaco, dirigendo a sua volta verso l’avversario, per attaccarlo di sorpresa e aprirsi combattendo la via per il ritorno.

Avvicinandosi al nemico gli italiani si trovano inaspettatamente alla presenza di due grandi Navi da battaglia nemiche, scortate da una decina di cacciatorpediniere. I “Precetti operativi” in vigore, al giorno d’oggi verrebbero definiti Regole di ingaggio, emanati dal Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Paolo Thaon di Revel, prevedevano: “Abbiate qualunque ardimento, ma non vi esponete a rischio se questo … non vi ripromette un conveniente compenso. Non esitate invece a sacrificarvi quando grave danno possa venirne al nemico“.

In ottemperanza alle direttive ricevute i MAS attaccano, a distanza ravvicinata. Con una manovra abile e audace, il MAS 15 riesce ad infiltrarsi tra le navi di scorta, lanciando due siluri che colpiscono la Nave da battaglia Szent Istvan. L’altra corazzata, attaccata dal MAS 21, si salva solo a causa del malfunzionamento delle testate esplosive. Mentre la nave nemica affonda, le due piccole unità italiane sfuggono all’inseguimento da parte delle unità avversarie, riuscendo a raggiungere incolumi la base alzando una enorme bandiera tricolore, simbolo convenuto di battaglia vittoriosa.

Le imprese degli eroi della Marina, impegnati in operazioni che stupirono il mondo, sono ben note. Queste vicende sono spesso descritte privilegiando l’operato dei singoli, facendo talvolta passare in secondo piano i fattori di competenza, dedizione ed eccellenza tecnologica che sono espressione di tutta la Marina e, in ultima istanza, patrimonio comune dell’intera comunità nazionale. In realtà i comandanti e gli equipaggi sono il vertice di una struttura che include i progettisti dei mezzi, così come gli operai che quei mezzi li costruiscono, i tecnici addetti alla logistica e alla manutenzione, il personale operativo che perfeziona l’addestramento e le procedure operative.

Gli uomini di punta hanno potuto operare con successo perché avevano alle spalle l’intera Marina, i cui uomini, senza distinzione di grado, corpo o specialità, supportati da tecnici e operai civili, hanno lavorato per anni con impegno e dedizione, per preparare mezzi sempre più affidabili e per addestrarsi al loro impiego con la massima sicurezza ed efficacia. Allora come oggi, nel solco della tradizionale eccellenza dell’Italia sul mare, una prerogativa unica e millenaria rappresentata, quella mattina a Premuda, da Luigi Rizzo.