Perché la neve sulle Alpi diventa sempre più “rosso sangue”

Negli ultimi anni gli habitat alpini di tutto il mondo hanno registrato un aumento della fioritura di alghe della neve

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Dall’inverno alla primavera, le Alpi francesi sono imbiancate da neve candida, ma quando dalla primavera si passa all’estate, i pendii iniziano diventare sempre più rosei. Parti della neve assumono colori vivaci: si passa dal rosa tenue al rosso intenso, passando per l’arancione/ruggine. La gente del posto lo chiama “sang de glacier” o “sangue del ghiacciaio“.
In realtà, questi colori derivano dalle alghe. Negli ultimi anni, gli habitat alpini di tutto il mondo hanno registrato un aumento della fioritura delle alghe della neve, aggregazioni importanti e stranamente colorate di queste creature normalmente invisibili.
Mentre le fioriture di alghe della neve sono poco note, il fatto che stiano avvenendo probabilmente non è un buon segno. I ricercatori hanno iniziato a esaminare le alghe delle Alpi per comprendere meglio quali specie sono presenti, come sopravvivono e cosa potrebbe spingerle oltre il limite. Alcuni dei loro risultati iniziali sono stati pubblicati questa settimana su Frontiers in Plant Science.
Batteri simili a piante che chiamiamo alghe sono “la base di tutti gli ecosistemi“, ha affermato Adeline Stewart della Grenoble Alpes University in Francia, autrice dello studio. Grazie alla loro abilità fotosintetica, le alghe producono una grande quantità di ossigeno mondiale e costituiscono il fondamento della maggior parte delle reti alimentari.
A volte però esagerano, moltiplicandosi fino a sbilanciare la situazione: ciò può causare maree rosse tossiche, fioriture schiumose di acqua dolce e “sanguinamento” dei ghiacciai.
Sebbene non sia chiaro esattamente cosa stimoli le fioriture, il colore – spesso rosso, ma a volte verde, grigio o giallo – deriva da pigmenti e altre molecole che le alghe della neve usano per proteggersi dalla luce ultravioletta. Queste tonalità assorbono più luce solare, facendo sciogliere più rapidamente la neve sottostante: ciò può cambiare le dinamiche dell’ecosistema e accelerare il restringimento dei ghiacciai.
Ispirati dalle crescenti segnalazioni del fenomeno, i ricercatori di diversi istituti alpini hanno deciso di rivolgere la loro attenzione dalle specie di alghe in habitat remoti a quelle che crescono più vicino a noi, ha affermato Eric Maréchal, a capo di un laboratorio di fisiologia vegetale presso la Grenoble Alpes University, capofila del progetto.
Dato che tanti tipi diversi di alghe possono vivere e diffondersi in montagna, i ricercatori hanno iniziato con un censimento in alcune parti delle Alpi francesi per scoprire cosa cresce e dove, hanno prelevato campioni di suolo da cinque picchi, a varie altitudini e hanno studiato il DNA delle alghe.
Gli esperti hanno scoperto che molte specie tendono a preferire particolari altitudini e molto probabilmente si sono evolute per prosperare nelle condizioni che si trovano in quel preciso luogo. Un genere chiave, opportunamente chiamato “Sanguina”, cresce solo sopra i 6.500 piedi.
I ricercatori hanno anche portato alcune specie in laboratorio per indagare sui potenziali fattori scatenanti della fioritura.
La fioritura delle alghe avviene in modo naturale, ma fattori determinati dall’uomo possono peggiorare tali “esplosioni” e renderle più frequenti. Il clima estremo, le temperature insolitamente calde e l’afflusso di sostanze nutritive dal deflusso agricolo e delle acque reflue sono elementi che svolgono un ruolo nella fioritura delle alghe d’acqua dolce e oceanica.

Per capire se ciò vale anche per i ghiacciai, i ricercatori hanno sottoposto le alghe a eccessi di nutrienti, come azoto e fosforo. Sebbene finora non abbiano scoperto nulla di significativo, hanno in programma di continuare su questa linea di test, ha affermato Stewart.

I limiti del campionamento del DNA implicano che anche questo studio fornisce un quadro incompleto di ciò che vive dentro e sotto la neve, ha spiegato Heather Maughan, microbiologa e ricercatrice presso il Ronin Institute nel New Jersey, non coinvolta nello studio. Tuttavia, ha rivelato l'”incredibile diversità” delle alghe alpine, sottolineando quanto poco sappiamo su di loro, così come il loro potenziale per “servire come fari del cambiamento dell’ecosistema“, ha sottolineato.

Nei prossimi anni, i ricercatori indagheranno su come la distribuzione delle specie si modificherà nel tempo, il che potrebbe far luce sulla salute generale dell’ecosistema, ha precisato Stewart. Cercheranno anche di stabilire se i modelli di temperatura sono correlati alle fioriture e inizieranno a confrontare le composizioni delle specie nella neve bianca rispetto a quella colorata. Alla fine, sperano di decifrare il messaggio “rosso sangue”.
Sappiamo così poco“, ha concluso Stewart. “Dobbiamo scavare più a fondo“.