Spazio: 10 anni fa Dawn entrava in orbita intorno a Vesta, ha rivoluzionato la nostra comprensione della fascia degli asteroidi e dell’origine del Sistema Solare

Lanciata il 27 settembre 2007 da Cape Canaveral, Dawn ha studiato per oltre undici anni l’infanzia del nostro Sistema Solare, per scoprirne le origini e l’evoluzione

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Era il 16 luglio 2011 quando la missione NASA Dawn, che vanta un forte contributo italiano con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), entrava in orbita attorno a Vesta, il primo dei due corpi celesti che avrebbe esplorato nella fascia principale degli asteroidi, tra le orbite di Marte e Giove.

Lanciata il 27 settembre 2007 da Cape Canaveral – ricorda l’ASI sul suo sito – Dawn ha studiato per oltre undici anni l’infanzia del nostro Sistema Solare, per scoprirne le origini e l’evoluzione. La sonda è stato l’unico veicolo spaziale ad aver orbitato attorno a due corpi celesti distinti nello spazio profondo: l’asteroide Vesta e il pianeta nano Cerere.

Tra gli strumenti a bordo della sonda, lo spettrometro italiano VIR (Visible and Infrared Mapping Spectrometer) che ha inviato a Terra oltre 11 milioni di immagini e 90 GB di dati, contribuendo in maniera decisiva allo studio accurato delle caratteristiche e della storia di Vesta e Cerere. VIR è stato finanziato e coordinato dall’Agenzia Spaziale Italiana sotto la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e costruito dalla società Leonardo.

I dati raccolti da Dawn nei quattordici mesi in orbita attorno a Vesta, indicano che quest’ultimo può essere annoverato tra i protopianeti, con caratteristiche che lo rendono più simile alla Luna che ad altri asteroidi. Per celebrare il decimo anniversario dal primo incontro tra Dawn e Vesta, la NASA ha realizzato un poster composto da un mosaico di immagini dell’asteroide.

nasa dawn

Il grande fotomosaico in bianco e nero mostra una zona equatoriale in cui è visibile il vasto sistema di depressioni, denominato Divalia Fossae, che supera la dimensione del Grand Canyon e ricopre la superficie dell’asteroide per 465 chilometri di lunghezza e 22 chilometri di larghezza.

L’immagine mostra anche la fisionomia irregolare di Vesta, causata da due grandi impatti avvenuti vicino al polo sud dell’asteroide. Il più grande dei due impatti ha prodotto un cratere chiamato Rheasilva, visibile nell’immagine a colori in basso a destra. L’evento ha prodotto onde sismiche che hanno viaggiato lungo la superficie di Vesta, formando il sistema di creste e depressioni all’equatore, oltre un miliardo di anni fa.

Le collisioni su Vesta, secondo gli esperti, sarebbero state così violente da espellere sotto forma di rocce e frammenti buona parte del polo sud dell’asteroide creando una vera e propria famiglia di asteroidi noti come vestoidi e la classe di meteoriti noti come HED. Questa teoria trova conferma nei materiali osservati sulla superficie di Vesta che corrispondono agli stessi minerali osservati anche nelle meteoriti HED. Nelle immagini a colori in basso tali minerali sono identificati con i colori blu, viola, giallo e verde.

La missione Dawn, terminata il 1 novembre 2018, dopo 11 anni e due estensioni della sua vita operativa, a causa dell’esaurimento del propellente, ha rivoluzionato la nostra comprensione della fascia degli asteroidi e dell’origine del Sistema Solare.