Esattamente 50 anni fa, il 30 luglio 1971, dopo essere decollato da Cape Canaveral, l’Apollo 15 scendeva sul suolo lunare. Fu questa la nona delle missioni spaziali del programma Apollo e la quarta missione umana ad allunare.
Si trattò di una missione straordinaria che collezionò una serie di primati come: l’utilizzo del Rover Lunare, il lancio del primo satellite lunare, missioni extraveicolari a lunga distanza sul suolo lunare, la prima passeggiata nello spazio profondo e persino la verifica delle teorie sulla gravità di Galileo Galilei. L’elemento più affascinante però rimane probabilmente il fatto che durante la missione fu recuperata una roccia di ben 4 miliardi di anni fa, la Genesis Rock 12.
L’equipaggio dell’Apollo 15

Gli astronauti ricevettero un’accurata preparazione geologica tenuta da Leon Silver, professore di geologia alla CalTech, mentre la preparazione sulle rilevazioni fatte dal modulo di comando guidato da Al Worden fu impartita dal geologo di origine egiziana Farouk El-Baz, e realizzata attraverso il volo compiuto a velocità simile a quella orbitale.
Dopo un volo tranquillo partito il 26 luglio, escludendo un piccolo incidente allo staging tra il primo e il secondo stadio, l’Apollo 15 entrò nell’orbita lunare il 30 luglio, presto fu effettuato lo sganciamento del LEM e Scott e Irwin poterono allunare nella zona “Hadley Rille”, collocata nelle montagne degli Appennini lunari, durante la stessa sera; la zona fu scelta personalmente da Scott dopo molte discussioni sul punto in cui atterrare.
Ad allunare con il modulo Falcon furono solo Scott e Irwin, rimanendo sul satellite per un totale di 18 ore e 37 minuti e registrando in tal modo la più lunga esplorazione sulla superficie lunare in una singola missione.
I primati dell’Apollo 15
Il Rover Lunare fece proprio in quest’occasione il suo debutto. Si trattava del primo veicolo fuoristrada guidato da un umano al di fuori della Terra. Era elettrico ed in grado di muoversi anche con una bassa gravità, pesava 200 chilogrammi e permise ai due astronauti di percorrere la massima distanza registrata sulla Luna: circa 28 chilometri nella regione degli Appennini, durante i quali raccolsero ben 77 chilogrammi di rocce, tra cui anche il meteorite lunare Hadley Rille, per indagini geologiche.
Per quanto riguarda il minisatellite si trattava del primo satellite lunare, il PFS-1, e venne lanciato dal modulo di servizio per studiare le particelle nello spazio intorno alla Luna.
Vennero eseguite tre EVA lunari, cioè le attività extraveicolari, e una Stand-up EVA da parte del solo Scott, che non appena allunato aprì il portello utilizzato solitamente per il collegamento con il Modulo di Comando e si sporse fuori descrivendo ai geologi collegati da Houston ciò che poteva vedere.
Pare che in quest’occasione Scott pronunciò le parole “Mamma mia” riferendosi allo spettacolare panorama lunare.
L’esperimento prevedeva l’utilizzo di un martello e di una piuma per convalidare la teoria di Galileo Galilei della caduta dei gravi, secondo la quale, in assenza di resistenza dell’aria, gli oggetti cadono alla stessa velocità, quindi con accelerazione uniforme, a causa della forza di gravità.
Dopo tre giorni di missione venne effettuata la risalita e il riaggancio al modulo di comando. Invece, il modulo di risalita del LEM venne fatto volutamente schiantare sulla luna per dar vita a una scossa di terremoto lunare e raccogliere ulteriori dati sulla struttura della luna stessa.
Infine, durante il viaggio di rientro Worden, coadiuvato da Irwin, compì un’ultima EVA per il recupero delle pellicole della macchina fotografica esterna posta sul Modulo di Servizio. Fu un altro primato della missione, poiché fu la prima attività extraveicolare di un astronauta nello spazio profondo, a ben 380.000 chilometri dalla Terra.
La missione si concluse con successo il 7 agosto 1971 nelle acque dell’oceano Pacifico e l’unico brivido fu durante l’ammaraggio, quando a causa della mancata apertura di uno dei tre paracadute, l’impatto fu più duro del previsto, anche se gli astronauti non furono mai in pericolo.
La missione raggiunse dunque tutti i suoi obiettivi, ma fu macchiata da una leggerezza commessa dall’equipaggio che portò cartoline postali non autorizzate sulla superficie lunare, alcune delle quali pare furono vendute da un commerciante di francobolli della Germania dell’Ovest. Oltre al biasimo del governo, la bravata costò ai tre astronauti l’impossibilità di volare di nuovo nello spazio.
La Genesis Rock 12
Il campione lunare, una volta sottoposto ad analisi chimiche rivelò che si trattava di anortosite, composta da anortite.
La Roccia della genesi si formò nelle prime fasi di sviluppo del Sistema Solare, almeno 4 miliardi di anni fa.
In un primo momento si pensò che la roccia potesse essere una sezione della crosta primordiale della Luna, ma le analisi successive dimostrarono che la roccia era più recente rispetto agli inizi della formazione del nostro satellite.
Si formò, infatti, solo dopo che la crosta lunare si solidificò, ma rimane una roccia particolarmente antica, formatasi durante il periodo Pre-Nettariano.
Lo studio della Genesis Rock 12 consentì di formulare la cosiddetta teoria dell’impatto gigante, che postula che la Luna si sarebbe generata dai detriti sprigionati dall’impatto con la Terra di un corpo celeste delle dimensioni pari a quelle di Marte.