Tutti i toni dell’indaco e dell’azzurro colorano le case di Chefchaouen, la città blu del Marocco settentrionale costruita a quasi 2000 metri di altitudine del rif.
Si tratta di una delle città più belle del settentrione del paese, un’oasi di case dalle pareti blu, tra le quali ammirare una sincera autenticità tradizionale, e armonicamente inserite in un meraviglioso paesaggio naturale presso il quale è possibile campeggiare e fare trekking alla scoperta di montagne e cascate.
La storia di Chefchaouen

In seguito alla Reconquista del 1494 si rifugiarono qui gli ebrei e i moriscos, i musulmani convertiti al cristianesimo, che fuggivano dalla spagna cattolica; testimonia questo passaggio la presenza di case imbiancate a calce, i piccoli balconi, i patii con i vasi di aranci e la medina che ricorda in tutto e per tutto il quartiere di Albacìn della spagnola Granada.
Fino al 1920 era vietato entrare in città ai cristiani, pena la morte, un divieto che non poteva fermare i più temerari come Charles de Foucauld, religioso ed esploratore del Sahara francese; il viaggiatore visitò ugualmente la cittadina nel 1883 e rischio per poco di morire lapidato.
Visitare la città blu del Marocco
Secondo altri vengono dipinte di blu per tenere lontane le zanzare, o per rappresentare il mare, o per tenere fresche le case durante i mesi estivi.
Qualunque sia il motivo di questa scelta quello che è certo è che la peculiarità della città blu del Marocco l’ha fatta includere nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 2010.
Nonostante la fama di Chefchaouen sia aumentata in modo proporzionale alle quantità di foto e video che i turisti pubblicano appassionatamente sui social, la Perla Blu del Marocco rimane una città tranquilla e pittoresca in cui rilassarsi alla ricerca di un’atmosfera sinceramente autentica.
Perdersi tra le vie della medina che si diramano dalla piazza è un’emozione unica e vagando per le vie della cittadina ci si ritrova tra tanti edifici blu davanti a una costruzione color salmone: si tratta della Kasbah, una fortezza cinta da mura erette tra il XV e il XVII secolo per volontà del fondatore della città, Moulay Ali Ben Moussa Ben Rached El Alami.
Questo piccolo ma affascinante edificio, realizzato in stile andaluso-magrebino, conta 11 torri; sulla cima di alcune delle quali è possibile per ammirare una splendida vista sulla città e i suoi dintorni. All’interno delle sue mura, poi, è racchiuso un fresco giardino. La fortezza è oggi sede del Museo Etnografico e di una piccola galleria d’arte.
Il figlio del fondatore, invece, ha lasciato in eredità la Grand Mosquée che richiama l’architettura andalusa. La Moschea Spagnola, invece, si trova a due chilometri dalla medina e non ha mai incontrato il favore della popolazione locale che la frequentò di rado per poi lasciarla cadere in rovina. Oggi è stata ristrutturata ed essendo una moschea non frequentata da musulmani può essere visitata anche da turisti di altre religioni.
La Moschea Spagnola, si raggiunge con una camminata in salita di circa 45 minuti ma la sua posizione arroccata sulla collina che consente di posare lo sguardo dall’alto sul Chefchaouen e la sua estetica particolarmente evocativa valgono il piccolo sforzo.
Il rif marocchino di Chefchaouen
Le montagne del rif si prestano a un’avventura per coloro che vogliono prolungare il soggiorno a Chefchaouen e cimentarsi in un trekking insolito. Il punto migliore per quest’attività è il Parco Nazionale di Talassemtane, presso il quale è possibile anche pernottare in campeggio.
Chi non ha il tempo di dedicarsi al trekking, però, può godersi la natura della Cascata formata dal fiume Ras el-Maa. Si tratta di una cascata che compie una serie di piccoli salti, il cui più alto è di circa 5 metri, ma la sua forza è il fatto che si trovi in un angolo verde appena oltrepassata la porta nord della medina.