Covid, Crisanti: “Conviveremo con il virus per decenni, dobbiamo vaccinare e cambiare il modo di fare il tracciamento”

Premio alla carriera, ieri, per il virologo Andrea Crisanti, che oggi ha rilasciato dichiarazioni forti e importanti sul futuro dell'umanità e del Covid

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Ha ricevuto ieri il premio alla carriera il virologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti. La cerimonia di consegna del riconoscimento si è svolta nell’ambito della prima edizione di “Lucc@ in mente“, il festival della Fondazione Brf – Istituto per la Ricerca in psichiatria e neuroscienze. Crisanti è stato premiato, si legge nelle motivazioni illustrate durante l’evento dal presidente dell’istituto di ricerca, lo psichiatra Armando Piccinni, “per la sua costante attivita’ scientifica e divulgativa, che ne ha fatto in un periodo complesso come quello pandemico un punto di riferimento saldo per la comunita’ scientifica e per la popolazione italiana. Sempre disponibile e capace di spiegare in maniera chiara e puntuale concetti complessi, quali le modalita’ di trasmissione del Covid e delle sue varianti, indicando in maniera ferma le misure da adottare per contrastare il diffondersi della pandemia, si e’ rivelato fondamentale come tramite divulgativo per l’opinione pubblica e tutto il Paese“.

Il premio è stato conferito al termine di una tavola rotonda alla quale ha partecipato lo stesso Crisanti che ha sottolineato che per il Covid “il problema si risolve se vacciniamo tutti in tempi ragionevoli. Ecco perché è fondamentale che il vaccino sia sostenibile anche da un punto di vista economico”.

E oggi altre dichiarazioni rilasciate dallo stesso Crisanti stanno facendo molto discutere: “Io prevedo una convivenza col virus abbastanza lunga” ha dichiarato Crisanti a ‘Newsroom Italia’ su RaiNews24. “Consideriamo che per eliminare un virus come quello del vaiolo ci sono voluti 40 anni e quello della poliomielite dopo 70 anni forse cominciamo a sperare di poterlo eliminare completamente. Quindi ci vuole molto tempo e dei vaccini estremamente efficaci”.

Dobbiamo incoraggiare al massimo l’adesione alla vaccinazione, perché questa variante mette in pericolo tutto il lavoro fatto fino ad adesso“, ha precisato Crisanti. “Questa è una variante – ha ricordato – che ha un indice di trasmissione estremamente elevato, che porta l’indice dell’immunità di gregge all’85%, quindi significa che l’85% della popolazione deve essere protetta: non vaccinata, protetta. Se vogliamo dare retta ai dati che ci giungono da Israele, che ci dicono che le persone vaccinate con doppia dose di Pfizer sono protette al 70%, significa che, anche vaccinando tutta la popolazione italiana, si raggiungerebbe una protezione del 70% che è inferiore a quella necessaria per arrivare all’immunità di gregge. Il che significa – avverte il virologo – che avremo nonostante tutto trasmissione del virus e questa trasmissione sarà in grado di raggiungere i 2 milioni e mezzo di persone sopra i 60 anni che non sono ancora vaccinate“.

Bisogna cambiare il modo di fare il tracciamento, perché fatto così non funziona. Tutti i Paesi che lo facevano come lo facciamo noi hanno fallito. Il tracciamento – ha affermato ancora Crisanti – va fatto come lo fanno in Australia, in Nuova Zelanda, in Giappone o a Singapore. Ovvero, se c’è una persona che sta male o è positiva, bisogna testare tutti i possibili contatti indipendentemente dalla memoria della persona, indipendentemente da quello che dice. Se non si fa questa cosa a livello nazionale e non si supporta questa azione con strumenti informatici validi – ha avvertito il virologo – rimaniamo a rischio“.

Se noi ci vacciniamo non è che risolviamo il problema, perché la maggior parte del mondo rimane esposta e praticamente diventa un incubatore di varianti” di Sars-CoV-2, ha avvertito ancora il virologo. “Noi abbiamo bisogno di generare una nuova generazione di vaccini, una generazione di vaccini – ha spiegato Crisanti – che possa essere facilmente adottata da Paesi con poche risorse economiche. Già il fatto che una persona deve essere vaccinata due volte per molti Paesi dell’Africa, e stiamo parlando di quasi 2 miliardi di persone, è un grossissimo problema perché molti di questi Paesi non hanno l’anagrafe quindi non sanno nemmeno quanti abitanti hanno, come si chiamano e dove rintracciarli”. In più, ha aggiunto Crisanti, “un vaccino che costa 20 dollari come Pfizer è assolutamente improponibile perché 20 dollari è il budget annuale in molti Paesi africani per persona”.

Inoltre, “l’80% delle persone che vive in Paesi con poche risorse economiche non ha accesso all’acqua e alla corrente elettrica, figuriamoci se possono distribuire un vaccino che ha bisogno della catena dell’ultra freddo. E questo – ha sottolineato – solo per evidenziare alcune problematiche che abbiamo di fronte nei prossimi anni. Non dobbiamo guardare solo a noi stessi – ha ammonito l’esperto – E’ stato detto giustamente che abbiamo vissuto una grande tempesta, ma la verità è che non stavamo tutti nella stessa barca. E questo vale sia per i cittadini italiani sia tra le varie nazioni del mondo“.