Covid e rientro a scuola: per tenere sotto controllo i contagi da settembre c’è un solo modo. A indicarlo un recente studio

I protocolli anti Covid applicati fino a questo momento nelle scuole non sono sufficienti e, anzi, sono quasi inutili: per assicurare la scuola in presenza bisogna adottare altri metodi

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A settembre, con l’inizio delle scuole, tornerà il problema della prevenzione e del tracciamento. Che fare dunque? Quali sono i margini di sicurezza che abbiamo per poter tornare alla quasi normalità pre-pandemica? Il tracciamento, basato su controlli regolari, è l’unico modo per riuscire a controllare la diffusione del virus SarsCoV2 nelle scuole. A dare questa ‘dritta’ è uno studio della Simon Fraser University del Canada, pubblicato sulla rivista Plos Computational Biology. I dati raccolti in tutto il mondo mostrano grandi variazioni nei focolai epidemici di Covid nelle scuole, dove alcune strutture hanno avuto molti casi e altre pochi.

Per comprenderne pienamente le ragioni, i ricercatori guidati da Paul Tupper e Caroline Colijn hanno preso in esame un modello matematico per simulare la diffusione della malattia nelle classi, inserendo anche due fattori che possono influire sulla gravità del focolaio: differenze nella facilita con cui le persone infette possono trasmettere il virus ad altri, e differenze nei tassi di trasmissione a seconda dell’ambiente e dell’attività.

Hanno così appurato che in una classe con 25 studenti, da 0 a 20 studenti possono rimanere contagiati dopo l’esposizione, a seconda di piccoli aggiustamenti nel tasso di trasmissione per individui infetti o ambienti. I ricercatori hanno poi simulato gli effetti di diversi protocolli per prevenire vasti focolai, riscontrando che negli scenari ad alto tasso di trasmissione le misure preventive, come ad esempio quella di chiudere l’intera classe, prese solo dopo che uno studente ha sviluppato i sintomi ed è risultato positivo, sono troppo lente per prevenire vaste epidemie.

I grandi focolai possono essere evitati solo con un regolare monitoraggio di ciascuno nella struttura, ad esempio con gruppi controllati sul posto con test rapidi. “Aspettare finché uno studente sviluppa i sintomi e risulta positivo al tampone é un tempo di risposta troppo lento – commenta Tupper – Gli screening degli studenti senza sintomi funzionano bene nel nostro modello e potrebbero essere applicati nei posti di lavoro o in alloggi condivisi“. Il prossimo passo dei ricercatori sarà quello di integrare ulteriori dati e allargare il loro modello per valutare le migliori strategie al fine di prevenire la diffusione del virus nel momenti in cui viene rilevato un caso, sia nelle aule scolastiche che in altre strutture.