Pre-summit dell’Onu sui sistemi alimentari globali, Fondazione Barilla: “ripensare il nostro approccio al cibo per la salute del pianeta e dei suoi abitanti”

L’adozione diffusa di una dieta salutare e a basso impatto ambientale potrebbe portare – solo in Italia - a un risparmio di circa 14 milioni di tonnellate di CO2 equivalente e a 11 miliardi di m3 di impronta idrica

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Il cibo, anche quest’anno, continua a essere al centro del dibattito mondiale. Numeri alla mano, l’insicurezza alimentare, nel solo 2020, anche a causa del Covid-19, ha costretto oltre 768 milioni di persone a soffrire la fame[1]. Se da una parte il Covid-19 è stata una delle principali cause di questa situazione, dall’altra parte va considerato che i nostri sistemi alimentari contribuiscono anche alle emissioni totali nette di gas serra (fino al 37%)[2] e all’ impronta idrica dell’umanità (del 92%)[3], aggravando l’insicurezza alimentare globale. Se nei prossimi 9 anni continueremo a produrre e consumare cibo come fatto finora, contrastare gli alti tassi di mortalità e malattie non trasmissibili connessi alla dieta ci costerà ogni anno oltre 1.300 miliardi di dollari, mentre i costi connessi alle emissioni di gas a effetto serra associati ai correnti pattern alimentari ce ne costeranno oltre 1.700, ovvero poco meno della ricchezza prodotta in un anno in Italia[4]. Eppure, qualcosa sta cambiando, anche nei piccoli gesti quotidiani, a partire dalle scelte alimentari. Puntare su diete sane e sostenibili può fare la differenza: può ridurre drasticamente i costi sanitari e ambientali della società. In Italia, l’adozione quotidiana di questo tipo di diete potrebbe portare, in un solo anno, a un risparmio di 14 milioni di tonnellate di CO2 eq. (pari alle emissioni di un volo aereo con 200 passeggeri che compia più di 16 mila viaggi intorno al mondo) e a 11 miliardi di m3 di impronta idrica (pari a metà del volume idrico del lago di Como[5]). Questa è la foto della Fondazione Barilla che, in occasione del pre-summit delle Nazioni Unite dedicato ai Sistemi Alimentari, in programma a Roma dal 26 al 28 luglio, ricorda come istituzioni, settore privato e cittadini devono fare fronte comune per trovare soluzioni concrete, perché ogni individuo può e deve essere agente del cambiamento, compiendo scelte alimentari quotidiane sane e sostenibili.

“Il pre-summit di Roma, come pure il vertice convocato dal Segretario Generale António Guterres a settembre a New York, sono appuntamenti fondamentali per il mondo: i leader politici dovranno affrontare concretamente il problema alimentare e la correlata emergenza ambientale, trovando soluzioni che incoraggino, per esempio, lo sviluppo di una legislazione vincolante in materia di sprechi, o una maggiore trasparenza sui processi produttivi degli alimenti in commercio e dunque sulle emissioni di gas serra che ne derivano. Chiaramente, però, il sistema funziona se ogni cittadino fa la sua parte. Non è impossibile. Basta imparare a ‘mangiare con la testa’, prima che con la bocca” – ha dichiarato Marta Antonelli, Direttore della Ricerca di Fondazione Barilla.

Ma cosa vuol dire “mangiare con la testa”? Fondazione Barilla ha provato a rispondere a questa domanda, lanciando, nel 2018, SU-EATABLE LIFE, il progetto europeo che, partendo dalle mense aziendali ed universitarie, promuove menù sani e sostenibili, ovvero pasti che richiedono, per la loro produzione, meno di 1kg di emissioni di CO2 equivalente e di 1.000 litri di acqua virtuale– rispetto all’attuale impatto medio per pasto di un cittadino europeo, che “pesa” circa 1,8 kg di CO2 eq. Il che non comporta la rinuncia a mangiare con gusto, come dimostrano le tante ricette proposte dal ricettario online sviluppato nell’ambito del progetto.

OVERSHOOT DAY: QUEST’ANNO ARRIVA IL 29 LUGLIO

L’importanza di fare fronte comune per trovare soluzioni concrete nella lotta alla fame, alla povertà e all’emergenza climatica è confermata dall’ampio e variegato pubblico che parteciperà all’evento: dalle organizzazioni della società civile ai rappresentanti delle comunità indigene, dagli agricoltori e leader politici agli esponenti del settore privato, che metteranno sul tavolo idee e proposte per innescare un’inversione di rotta che non può più attendere. Un’urgenza, questa, messa in risalto da un triste promemoria: quest’anno l’Earth Overshoot Day cadrà proprio il 29 luglio, giorno immediatamente successivo la chiusura dell’evento ONU. Secondo i calcoli degli esperti, in questa data avremo consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di produrre in un anno e, da questo momento, l’umanità sarà ufficialmente “in debito” con il Pianeta. I dati mostrano che un cambiamento di rotta sarebbe possibile anche solo attraverso piccoli gesti, come per esempio: riducendo la quantità di cibo sprecato o scegliendo di consumare principalmente alimenti a base vegetale[6], coltivati con pratiche agroecologiche e rigenerative, dunque a più basso impatto ambientale.

IL DECALOGO DI FONDAZIONE BARILLA PER “FAR BENE” AL PIANETA PARTENDO DALLA TAVOLA

Ecco, quindi, che per avviare la tanto auspicata transizione ecologica, diventa evidente come tutti abbiamo nelle nostre mani il “potere” di cambiare le cose. La Fondazione Barilla ha provato a mettere a sistema un decalogo con i consigli da mettere in pratica per “far bene” al Pianeta partendo dalla tavola:

  1. Non buttare gli avanzi: puoi congelarli o, se non sono più commestibili, puoi usarli per migliorare la fertilità del terreno del tuo giardino o orto.
  2. Fai la spesa con intelligenza: pianifica i tuoi acquisti alimentari e acquista solo ciò che ti serve.
  3. Non giudicare il cibo dall’aspetto: frutta e verdura “brutte” sono solitamente buone e meno costose.
  4. Usa il tuo frigorifero e congelatore con saggezza: organizza il cibo per data di scadenza, in modo che quello più vicino alla scadenza sia più visibile e possa quindi essere consumato prima; organizza gli alimenti per settore, in modo che gli stessi tipi di alimenti siano posizionati vicini tra loro.
  5. Impara a leggere le etichette: “usare entro” significa che il cibo può essere consumato in sicurezza entro quella data specifica, mentre “da consumarsi preferibilmente entro” significa che non ci sono rischi per la salute nel mangiare un dato alimento anche oltre la data di scadenza.
  6. Prediligi alimenti di origine vegetale: non solo per motivi di salute, ma anche perché possono ridurre l’impatto ambientale della produzione alimentare.
  7. Segui una dieta varia: un piatto vario in tavola significa varietà in agricoltura.
  8. Aumenta l’assunzione di cereali integrali: riso integrale, orzo, avena, mais e segale hanno alti benefici nutrizionali, richiedono meno energia e acqua per produrre la stessa quantità di cibo.
  9. Aumenta l’assunzione di legumi: un consumo moderato di legumi fornisce fibre e sostituisce le proteine animali con quelle di origine vegetale, a beneficio dell’ambiente.
  10. Riduci il consumo di carni rosse e processate (es. insaccati e salumi): nel settore agricolo, l’allevamento di animali da carne è tra le attività a più alto impatto ambientale.

[1] SOFI, 2021

[2] IPCC. Climate Change and Land: an IPCC special report on climate change, desertification, land degradation, sustainable land management, food security, and greenhouse gas fluxes in terrestrial ecosystems. (2019)

[3] BCFN Europe and Food (un indicatore che comprende l’uso diretto dell’acqua, es. domestico, e indiretto, es. l’acqua necessaria per produrre beni e servizi)

[4] https://data.worldbank.org/indicator/NY.GDP.MKTP.CD?locations=IT

[5] Dati SU-EATABLE LIFE che considerano il risparmio di CO2 e acqua ottenibile su base annua, ipotizzando l’adozione di una dieta sostenibile da parte dell’intera popolazione italiana compresa fra i 15 e i 64 anni

[6] Fondazione Barilla, 12 recommendations for a healthy and sustainable diet