Grazie ai batteri, la plastica riciclata diventa aroma di vaniglia: la “gustosa” soluzione al problema dell’inquinamento ambientale

Modificando in laboratorio i batteri dell'escherichia coli, i ricercatori hanno trovato un modo per smaltire i rifiuti di plastica, producendo vanillina

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La crisi globale dei rifiuti di plastica e’ oramai riconosciuta come una delle questioni ambientali piu’ urgenti che il nostro pianeta dovra’ affrontare. C’e’ un’urgente richiesta di nuove tecnologie per dare vita a un’economia circolare della plastica”, hanno spiegato i biologi Joanna Sadler e Stephen Wallace, dell’Università di Edimburgo, che hanno trovato una “gustosa” soluzione al problema dell’inquinamento ambientale da plastica.

Ogni anno, vengono gettati 55 milioni di tonnellate di Polietilene tereftalato (Pet), che si utilizza per bottiglie d’acqua, indumenti in poliestere, componenti automobilistici, imballaggi ed elettronica. Ora i ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno inventato un modo per smaltire il Pet, modificando in laboratorio i batteri dell’escherichia coli, noti come principale causa di molte intossicazioni alimentari. Il batterio, una volta modificato, e’ in grado di trattare nel corso di un processo diviso in cinque fasi il polietilene tereftalato e di convertirlo in vanillina, la sostanza che conferisce alla vaniglia il suo inconfondibile aroma.

Il risultato della ricerca potra’ essere utile non solo per smaltire la plastica, ma anche per andare coprire la fortissima richiesta di vanillina, che e’ prevista crescere nei prossimi anni. L’aroma, infatti, e’ ampiamente utilizzato non solo negli alimenti, ma anche nei cosmetici, nelle candele, nella farmaceutica, nei prodotti per la pulizia della casa e persino nei sacchetti della spazzatura. Nel 2018 la domanda globale di vanillina aveva superato le 40mila tonnellate e nei prossimi anni dovrebbe superare le 65mila annue.

Il nostro lavoro conferma quella filosofia che vede la plastica non come un prodotto di scarto ma come una risorsa dalla quale estrarre carbonio e materie prime che possono permettere di produrre materiali e molecole di alto valore e rilevanti a livello industriale”, spiegano Sadler e Wallace sulla rivista Green Chemistry.