Green Pass e vaccini anti Covid tra scienza e statistica

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Le evidenze in riferimento ai vaccini sono incontrovertibili: possono proteggere da complicazioni, derivanti dal patogeno Sars-Cov-2, ma non evitano la diffusione della malattia. Le evidenze in riferimento alla cure alternative del patogeno sono altrettanto incontrovertibili: molte cure a domicilio fatte con farmaci provati e comprovati, evitano ugualmente complicazioni come terapie intensive e morti, almeno nella stessa misura dei vaccini. Questo è, oramai, un dato di fatto. Complicazioni e persino una bassa percentuale di morti si registrano ancora sia se si cura con i vaccini che con le cure a domicilio comprovate. Infatti, anche i vaccini non eliminano del tutto il rischio morte, ma ne riducono la possibilità: nel Regno Unito, stando a una nota ufficiale del ministero della salute inglese di qualche giorno fa, su 117 morti con covid-variante delta, 50 erano vaccinati con doppia dose, 20 con una dose e 47 non vaccinati. Sono morte, dunque, 70 persone vaccinate con 1 o 2 dose, 47 persone non vaccinate. Naturalmente il numero di morti, nel complesso, è generalmente calato in maniera vertiginosa, grazie ai vaccini e alle cure precoci a domicilio, da quando queste si sono iniziate a fare con una certa assiduità ( in questa fase anche per fisiologica attenuazione stagionale, nonché, si spera, per progressiva “endemizzazione”, che sarebbe altrettanto fisiologica dopo 1 anno e mezzo di circolazione del virus). Dunque, di fronte a queste evidenze empiriche, quale sarebbe la logica del Green Pass ossia, sostanzialmente, una “patente” concessa ai vaccinati che consentirebbe una vita normale, altrimenti restrizioni? Evitare la diffusione della malattia? No, la malattia si diffonde ugualmente, infatti anche i vaccinati possono contrarre le cosiddette varianti e diffonderle. E’ il solo rimedio in grado di evitare le complicazioni e la morte? No, le evitano anche comprovate cure precoci. Il vaccino è il solo rimedio in grado di evitare le ospedalizzazioni? No, le evitano efficacemente comprovate cure precoci a domicilio. Il vaccino è l’unico rimedio sperimentato, le altre cure non lo sono? No, il vaccino è sperimentale e non sperimentato è, quindi, sullo stesso piano delle altre cure, che, anzi, hanno avuto certamente più sperimentazioni nel passato verso patogeni virali simili al Sars-Cov-2. Non vaccinarsi è un pericolo per tutti? No, a limite lo è per i non vaccinati che, in libertà, dovrebbero almeno poter scegliere sul proprio destino (quindi, attenzione, non su quello degli altri, perché il contagio è trasmissibile anche dai vaccinati). Ci sarebbe da considerare anche che per molti dei non vaccinati o che non intendono vaccinarsi, ci sarebbero, a monte, tante ragioni di inopportunità per malattie pregresse incompatibili con gli effetti collaterali dei vaccini e che potrebbero creare complicazioni croniche in vita, al di là degli effetti letali per trombosi, questi sì, decisamente insignificanti in termini numerici. Il diritto di scelta, rischio-benefici, in un contesto di cure tutte sperimentali, dovrebbe essere sacrosanto, anche e ancora più in riferimento alle evidenze numeriche di pericolosità del patogeno per fasce di età.

La sintesi a fianco, sulla letalità per fasce di età, ma sostanzialmente anche per complicazioni più gravi, è esplicativa: rischio considerevole oltre i 70 anni, in crescendo verso i 90 e passa, dal 9,3% al 26,7%; rischio “attenzionabile” nella fascia 60/69 anni, 2,7%; rischio lievemente superiore rispetto a una normale influenza stagionale, nella fascia 40/60 anni, mediamente 0,4%, rischio influenza stagionale 0,1%; rischio inesistente sotto i 40 anni. Dunque, la logica, cosiddetta “trasparente”, vorrebbe i vaccini certamente indicati e opportuni oltre i 70 anni. Per questa fascia di età essi, per quanto sperimentali, hanno nell’immediato un beneficio empirico, ma si è visto che anche molte cure precoci a domicilio lo hanno e se purtroppo si registrano morti, comunque certamente in forma notevolmente ridotta, si registrano anche tra i vaccinati ( i dati forniti dal ministero britannico ne sono la prova provata). Dai 50 ai 70 anni, l’incidenza di complicazioni o morti è mediamente dell’1,65%. E’ una percentuale, questa, “attenzionabile”, ma non grave, che almeno dovrebbe consentire la scelta tra vaccino e cure a domicilio.  Diritto di scelta ancora più, poi, tra i 50 e i 60 anni, essendoci una percentuale di complicazione dello 0,6%. Rischio sovrapponibile a una normale influenza stagionale, 0,2 vs 0,1%, nella fascia 40/50 anni, quindi libertà di scelta ovvia, per questa fascia, come è sempre stato negli anni passati in riferimento ai vaccini stagionali. Rischio 0 sotto i 40 anni. Eppure si propone con forza (e qui sarebbe interessante capire il motivo che, se convincente, non troverebbe contrarietà alcuna) il Green Pass incondizionato e i vaccini a giovani e bambini, nonostante la consapevolezza che nella fascia sotto i 40 anni, il vaccino proteggerebbe dal nulla. Viene da chiedersi, in tempi di discussione in Parlamento circa il Ddl ZAN, proposta normativa volta a inasprire le pene in fatto di discriminazione, come essa si concilierebbe con la imposizione di un chiaro atto discriminante come il Green Pass?

Vogliamo ancora una volta sperare che forzanti a scopo geo-politico non siano le vere e preoccupanti verità che stanno caratterizzando questa fase storica. La speranza la nutriremo sempre. E’ notizia clamorosa, però, degli ultimi giorni, che la Cina starebbe per ammettere l’uscita da laboratorio del Coronavirus, ufficialmente in modo accidentale. Per tanti la derivazione da laboratorio del patogeno era considerata una assurdità e, invece, il tempo inizia a far palesare i veri retroscena. Chi vivrà, vedrà..