Il Solar Orbiter dell’ESA svela i segreti della coda della cometa ATLAS, frammentata poco prima del massimo avvicinamento al Sole

La cometa ATLAS si è frammentata poco prima del massimo avvicinamento al Sole, lasciando quella che era la sua coda nello Spazio, sotto forma di nuvole sottili di polvere e particelle cariche.

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La cometa di lungo periodo C/2019 Y4 (ATLAS) si è frammentata durante il perielio nell’aprile 2020. Circa due mesi dopo, il Solar Orbiter dell’ESA ha osservato la coda polverosa della cometa frammentata quando la navicella spaziale si trovava a una distanza di circa 0,5 AU dal Sole.

C/2019 Y4 (ATLAS) era una cometa con un’orbita quasi parabolica e un periodo orbitale di circa 6.000 anni.
Conosciuta anche come “cometa ATLAS”, è stata scoperta il 28 dicembre 2019 da un telescopio riflettore in cima a Mauna Loa alle Hawaii come parte dell’Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System (ATLAS).

Al momento della sua scoperta, la cometa si trovava a circa 3 AU dal Sole e brillava di magnitudine 19,6 nella costellazione dell’Orsa Maggiore. Nell’aprile 2020, si è frammentata poco prima del suo massimo avvicinamento al Sole, lasciando quella che era la sua coda nello Spazio, sotto forma di nuvole sottili di polvere e particelle cariche. La disintegrazione è stata osservata dal telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA.

Nel giugno 2002, il Solar Orbiter dell’ESA si è avvicinato ai resti della coda nell’ambito della missione in corso. Utilizzando misurazioni combinate di tutti gli strumenti in situ di Solar Orbiter, il fisico solare dell’Imperial College di Londra Lorenzo Matteini e colleghi hanno ricostruito questo incontro.

Il modello risultante indica che il campo magnetico interplanetario ambientale trasportato dal vento solare “avvolge” la cometa e circonda una regione centrale della coda con un campo magnetico più debole.

solar orbiter atlas
Credit: L. Matteini / Imperial College London

Le comete sono tipicamente caratterizzate da due code separate: una è la ben nota coda di polvere luminosa e curva, l’altra, tipicamente più debole, è la coda di ioni,” hanno spiegato i ricercatori. “La coda ionica è originata dall’interazione tra il gas della cometa e il vento solare circostante, il gas caldo di particelle cariche che viene emesso costantemente dal Sole e permea l’intero Sistema Solare“. “Quando il vento solare interagisce con un ostacolo solido, come una cometa, si pensa che il suo campo magnetico si pieghi e si “avvolga” attorno ad esso“.

La presenza simultanea del drappeggio del campo magnetico e degli ioni cometari rilasciati dalla fusione del nucleo ghiacciato produce poi la caratteristica seconda coda ionica, che può estendersi per grandi distanze a partire dal nucleo della cometa.

Questo è un evento piuttosto unico e un’entusiasmante opportunità per noi di studiare la composizione e la struttura delle code delle comete con dettagli senza precedenti,” ha affermato Matteini. “Speriamo che con Parker Solar Probe della NASA e Solar Orbiter dell’ESA questi eventi possano diventare molto più comuni in futuro“.

Gli scienziati hanno presentato i risultati al National Astronomy Meeting 2021 della Royal Astronomical Society (NAM 2021).