“Legami certi tra decessi e vaccini anti Covid”: virologi si dimettono

L'articolo uscito su Vaccines qualche giorno fa, riferito ai legami tra decessi e vaccini anti Covid, ha aperto un enorme dibattito mondiale. Diversi virologi si sono dimessi

MeteoWeb

Virologi e vaccinologi si sono dimessi dal consiglio di amministrazione della rivista open access Vaccines, con sede a Basilea, a seguito della pubblicazione di un articolo in cui si affermava l’esistenza di un legame tra la vaccinazione e i decessi verificatisi in seguito. A darne notizia è la rivista Science. Sono almeno sei gli scienziati che hanno presentato le dimissioni in segno di protesta nei confronti della pubblicazione, avvenuta il 24 giugno scorso, dell’articolo sottoposto a revisione paritaria. Nel contestato documento si conclude che “per tre decessi prevenuti dalle vaccinazioni contro Covid-19, si verificano due morti a causa dell’inoculazione“. Tra gli esperti che hanno abbandonato la rivista, Florian Krammer, virologo presso la Icahn School of Medicine del Mount Sinai e Katie Ewer, immunologa presso l’Università di Oxford, che ha fatto parte del team di sviluppo del vaccino AstraZeneca.

Secondo Ewer, l’articolo in questione pecca di utilizzo improprio dei dati. Nessuno degli autori sarebbe inoltre formato in vaccinologia, virologia o epidemiologia. Harald Walach, primo autore dell’articolo incriminato, è psicologo clinico e storico presso l’Università delle scienze mediche di Poznan, in Polonia; Rainer Klement studia invece diete chetogeniche nel trattamento del cancro presso l’Ospedale Leopoldina di Schweinfurt, in Germania; Wouter Aukema, terza firma, è un data scientist indipendente che opera nei Paesi Bassi. “Gli autori hanno erroneamente dato per scontato che i decessi avvenuti a seguito della vaccinazione siano stati causati dall’inoculazione stessa – sostiene Ewer – ma non esistono ancora dati a supporto di questa ipotesi. Ora l’articolo viene utilizzato dai novax come prova dell’insicurezza dei vaccini. Tale atteggiamento da parte di membri della comunità scientifica è gravemente irresponsabile, specialmente se avviene all’interno di una rivista specializzata nell’argomento“.

Tra gli altri dimissionari, Helen Petousis-Harris, vaccinologa presso l’Università di Auckland, Diane Harper, epidemiologa dell’Università del Michigan, Ann Arbor, fondatrice e caporedattore di Vaccines, Paul Licciardi, immunologo presso il Murdoch Children’s Research Institute di Parkville, in Australia e Andrew Pekosz, virologo presso la Bloomberg School of Public Health della Johns Hopkins University. “Siamo preoccupati per la falsa rappresentazione dei dati e degli sforzi della campagna vaccinale – scrivono i dimissionari – e per l’impatto che questo documento potrebbe suscitare nella popolazione“.

Neanche a dirlo, la rivista e in particolare l’articolo in questione, sono stato twittati da migliaia di novax ed è stato letto quasi 350mila volte. Tra i revisori dell’articolo, Anne Ulrich, direttrice dell’Institute of Biological Interfaces, che definisce l’analisi “responsabile e priva di difetti metodologici“. Per trarre le loro conclusioni, gli autori hanno calcolato i decessi per Covid-19 su una popolazione di 1,2 milioni di israeliani, stimando che per prevenire una morte causata dalla malattia dovevano essere vaccinate 16 mila persone, e sostenendo che il numero di immunizzazioni necessarie a prevenire un decesso aumenta con l’aumentare delle vaccinazioni effettuate.

Per calcolare le morti associate al vaccino, hanno utilizzato i dati del database nazionale dei Paesi Bassi per la segnalazione delle reazioni avverse ai farmaci. Secondo il gruppo di ricerca, si manifestavano 16 eventi gravi ogni 100 mila vaccinazioni. Eugène van Puijenbroek, a capo della ricerca di Lareb, il Centro di farmacovigilanza olandese, ha inviato una mail ai redattori di Vaccines criticando il documento e chiedendo una correzione. “Un evento segnalato verificatosi a seguito della vaccinazione – spiega – non è necessariamente causato dall’inoculazione”.  “Le persone che ci segnalano eventi avversi – aggiunge in una e-mail a Science Insider devono essere sicure che i dati che condividono vengano utilizzati in modo corretto. Articoli come questi possono essere deleteri per la fiducia“.

Secondo Walach gli studi clinici sui vaccini anti Covid non erano abbastanza strutturati per comprendere il quadro della situazione e valutare i possibili effetti collaterali. L’autore, insieme a Klement e Aukema, ha presentato una confutazione il 29 giugno, sostenendo che i dati pubblici di Lareb “sono ovviamente privi di fondamento ma sono estratti in modo tale che il database finale sia almeno in una certa misura affidabile“. Aukema si è invece detto soddisfatto della controversia suscitata dal loro lavoro, perché significa che “l’argomento della sicurezza dei vaccini contro Covid-19 sta ricevendo molta attenzione. Sono felice di questo”.