L’Etna sommerge di cenere il canatese, raccolte 300 mila tonnellate: si va verso un piano di emergenza

Cenere dell'Etna: al vaglio un Piano strutturale per affrontare a tutto campo una vera e propria calamità naturale

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Bobcat a lavoro per raccogliere la polvere vulcanica caduta su strade e marciapiedi a Tremestieri Etneo, nel Catanese, dopo

che si è verificato in mattinata. “Continua questa emergenza – ha detto il Sindaco Santi Randorappresentata dalla cenere vulcanica che sta creando enormi problemi a tutti i comuni dell’hinterland. Per la terza volta stiamo raccogliendo il materiale emesso dall’Etna, con la consapevolezza che il lavoro potrebbe essere vanificato oggi stesso da un nuovo parossismo. Questa della cenere vulcanica costituisce una vera calamità che gli enti locali non hanno la forza di gestire da soli. Abbiamo chiesto più volte alla Regione la dichiarazione dello stato di calamità naturale, con la conseguente erogazione di fondi speciali che consentano di affrontare i relativi costi straordinari. Restiamo in attesa di una decisione in tal senso da parte del Presidente Musumeci. Nel frattempo cerchiamo di trovare le risorse per gestire l’emergenza, garantendo la viabilita’ e la sicurezza dei cittadini”.

E l’emergenza cenere non è solo un problema di Tremestrieri: ad Acireale ha interessato l’intero territorio comunale, frazioni comprese, ricoprendo molte zone di uno spesso strato di cenere vulcanica. Per questo motivo gli uffici Ambiente e Protezione Civile comunicano che da stanotte verranno espletati servizi straordinari di pulizia su strade, piazze e aree comunali in genere. Lo ha reso noto lo stesso Comune di Acireale. Gli assessori all’Ambiente e alla Protezione Civile, Daniele La Rosa e Salvo Grasso, invitano “la popolazione alla prudenza negli spostamenti e a non conferire la cenere vulcanica nei contenitori riservati ai rifiuti e di non esporre i sacchetti contenenti la medesima sabbia all’esterno delle abitazioni, in attesa delle modalità e di uno specifico calendario di conferimento e raccolta che verranno comunicati nei prossimi giorni”.

Musumeci, raccolte 300mila tonnellate di cenere

E’ di circa 300 mila tonnellate la quantità totale di cenere vulcanica raccolta finora. A fornire il dato è stato il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci a Catania incontrando la stampa insieme con il Capo della Protezione civile nazionale Fabrizio Curcio al termine di una riunione dell’Unità di crisi nazionale della Protezione civile per pianificare ogni iniziativa utile ad affrontare l’emergenza cenere vulcanica. “Abbiamo pensato di affrontare il tema in maniera strutturale – ha aggiunto – nel senso che dobbiamo immaginare la creazione di un fondo regionale, se più celere rispetto al fondo nazionale, dal quale poter attingere in tempi assolutamente rapidi con la formula magari della somma urgenza. Ma questa è una competenza che affideremo prestissimo al parlamento regionale rendendosi necessaria un’apposita norma. Nel frattempo aspettiamo che le autorità sanitarie nazionali ci dicano se il contatto con la cenere costituisce pregiudizio con la salute e quindi se adottare tutte le misure di precauzione da parte dei cittadini“.

Si tratterebbe dunque di un Piano strutturale per affrontare a tutto campo una vera e propria calamità naturale: la più recente attività dell’Etna che da febbraio, e fino a stamattina, ha dato vita a ben 47 episodi di parossismo, con copiosa caduta di cenere vulcanica non solo sui versanti Nord e Sud-Est, ma fino ai territori delle province limitrofe. Il Piano potrebbe prevedere non solo l’istituzione del Fondo regionale per consentire l’accesso a risorse economiche con criteri di somma urgenza, ma anche un Programma di previsione, prevenzione e gestione dell’emergenza per lo Stromboli, vulcano altrettanto ‘irrequieto’.

È durata due ore la riunione del vertice nazionale di Protezione civile che si è tenuta stamattina al PalaRegione di Catania. All’incontro, sollecitato dal presidente Musumeci, hanno partecipato, oltre al governatore e al capo del Dipartimento nazionale Fabrizio Curcio, anche quello regionale Salvo Cocina e i rispettivi staff di vertice. “Quarantasette parossismi e unanimi pareri degli esperti ci dicono che l’attività stromboliana dell’Etna potrebbe non attenuarsi nel breve termine – ha affermato Musumeci -. E il fenomeno della ricaduta di cenere vulcanica non è più episodico ma ordinario. Per questo dobbiamo dotarci di un Piano strutturale. C’è un aspetto sanitario da non sottovalutare: chiederemo nuovamente all’Istituto superiore di sanità se inalare le sottili polveri vulcaniche costituisca pericolo per l’apparato respiratorio dei più piccoli ed eventualmente quali accorgimenti da adottare – ancora il governatore -. Ma ci sono aspetti legati ai danni economici ingenti che la ‘pioggia’ di cenere causa a colture, aziende e a tetti e grondaie delle civili abitazioni. Al più presto coinvolgeremo il Parlamento regionale perché si esprima con una norma specifica che possa consentire ai privati e alle imprese di beneficiare di ristori sui costi sostenuti per la rimozione della cenere dell’Etna“.

Nel corso dell’incontro si è fatto il punto sui fondi a disposizione dei sindaci che, ormai da mesi, fanno i conti con i costi delle operazioni di ripulitura nei, sempre più numerosi, Comuni coinvolti. I cinque milioni di euro appena accreditati dalla Protezione civile nazionale si sono aggiunti al milione già erogato dal governo regionale “mentre altri due milioni di euro – ha annunciato oggi Musumeci – contiamo di reperire a giorni tra le risorse della Regione”. Curcio, dal canto suo, ha affermato: “È evidente che il fenomeno delle ceneri vulcaniche su quest’area ha un aspetto contingente d’urgenza e come Protezione civile nazionale siamo tenuti a dare risposte oggi. La collaborazione con la Regione Siciliana, con lo stanziamento dei fondi che consentiranno ai Comuni di affrontare le spese finora sostenute, lo dimostra“. Curcio e Musumeci hanno poi concordato sulla esigenza di portare il tema legato all’emergenza cenere dell’Etna all’attenzione del livello europeo per far sì che si possa attivare una linea ad hoc che preveda interventi di accesso al Fondo europeo di solidarietà. Una possibilità questa ad oggi preclusa dalla singolarità della problematica che riguarda solo il territorio etneo. Per questo sarà a breve costituito un Gruppo permanente interministeriale che affronti le questioni legate allo stato di emergenza “in assenza di assistenza alle persone“. Musumeci ha poi annunciato l’avvio della mappatura delle cave siciliane dismesse dove la cenere vulcanica attualmente conferita negli impianti di recupero potrebbe essere stoccata. La ricognizione sarà effettuata dal dipartimento Energia e Minerario.

A settembre in Sicilia – ha concluso il governatore – terremo le ‘Giornate del volontariato’ dedicate non solo alle calamità naturali ma anche al Terzo settore, ai servizi socioassistenziali, alla protezione dell’ambiente e degli animali. Serve rivedere la normativa nazionale sul volontariato e formare volontari pronti a ogni emergenza. Anche su questo avremo la collaborazione della Protezione civile nazionale“.

Coldiretti, indispensabili norme ed aiuti

E’ ormai uno stillicidio perché dal 16 febbraio scorso, tranne che per pochi periodi, l’Etna non ha dato tregua con eruzioni e con emissione di cenere e lapilli che continuano a preoccupare gli agricoltori della zona”. Lo rileva Coldiretti Sicilia in merito alla cenere caduta anche oggi nei paesi etnei che comporta sempre maggiori spese per tutti. “Al di là degli interventi economici sporadici – sottolinea Coldiretti Sicilia – è ormai indispensabile l’istituzione di una vera ‘comunità etnea’ che preveda norme ad hoc per chi è costretto a subire ormai quotidianamente i danni della cenere“.

Oltre ai vivai, dove nei mesi scorsi i lapilli hanno anche perforato le strutture, intere piantagioni di ortaggi destinati sono state eliminate. Ai danni alle coltivazioni si aggiungono i disagi per chi è costretto alla pulizia straordinaria delle canalette di scolo o alle pulizia delle strade rurali e in molte zone la terra è stata sommersa da una coltre nera”.Siamo di fronte a dei cambiamenti anche del vulcano – aggiunge l’associazione – e quindi bisogna avviare anche un nuovo sistema di interventi che salvaguardi anche gli imprenditori agricoli con norme celeri e ad hoc. Per pulire le strutture e le coltivazioni serve tempo, acqua e quindi l’impiego massiccio di manodopera”.