Con Sahara El Beyda si identifica il Deserto Bianco situato in Egitto, si tratta di un miracolo geologico generato quando il bacino d’acqua qui presente si prosciugò, lasciando al vento e ai fenomeni di erosione l’occasione di modellare monoliti dalle fattezze straordinarie che si stagliano su dune di un bianco abbagliante.
Il Deserto Bianco è ricco di miti che percorrono il tempo: dalle migliaia di sepolture egizie, all’oracolo di Alessandro Magno, dalla Piscina di Cleopatra, all’oasi scomparsa di Zerzura. Un intreccio storico e naturale che tutti dovrebbero vedere almeno una volta.
I miti del Deserto Bianco egiziano

Si tratta di un deserto unico nel suo genere grazie alle sabbie di un colore bianco risplendente e alle formazioni straordinarie di roccia che gli conferiscono un aspetto magico e spettrale.
Quella che oggi appare come una distesa di bellissime statue bianche immerse in un silenzio spettrale, un tempo era un bacino d’acqua. Fino a 5.000 anni fa, infatti, quest’area era percorsa da sorgenti d’acqua e fiumi che si immettevano in laghi, la fauna poi era ricca di gazzelle, leoni, rinoceronti e altri animali della savana che convivevano con la civiltà primordiale che qui risiedeva.
In questo luogo sono presenti 300 sorgenti sotterranee che danno sostentamento a ulivi e palme da dattero, a testimonianza dell’antico passato, invece, vi sono le pietre bianche modellate dal vento in cui si possono osservare le conchiglie fossili.
Dal Deserto Bianco passò anche la regina Cleopatra che da qui si recava a Siwa, ultima frontiera del territorio di pertinenza dei Faraoni, infatti si trova proprio qui la Piscina di Cleopatra che nelle sue acque smeraldo nuotò, ma anche il Monte dei Morti, che accoglie diverse tombe dei faraoni risalenti alla XXIV dinastia nonché il Tempio di Amon.
La natura del Deserto Bianco
Queste hanno avuto origine a causa dell’erosione causata dal vento, dalla sabbia e in alcuni casi dalla pioggia.
Qui si trovano anche piccole rocce di gesso e calcare simili alla spuma del mare, e proprio analizzando queste formazioni rocciose, gli scienziati hanno rinvenuto microrganismi marini e conchiglie fossili che hanno fatto ragionevolmente pensare che il Deserto Bianco fosse sommerso dal mare 40 milioni di anni fa.
Visitare Sahara El Beyda
Tra le rocce più stravaganti che durante una avventura in 4×4 alla scoperta delle rocce più stravaganti si possono scovare vi è quella soprannominata Roccia Cammello o quella chiamata Wadi Melon perché ha proprio le sembianze di un melone e ancora il gruppo di rocce simili in tutto e per tutto alle tende di un accampamento.
Per preservare questo miracolo geologico, tuttavia, l’area è stata da tempo riconosciuta come parco nazionale e il flusso dei fuoristrada che con la loro pressione danneggiano le placche bianche è monitorato dalle autorità.
Il Deserto Bianco ha un fascino caratteristico per ogni ora del giorno: se la luce diurna gli conferisce il bianco abbagliante, al tramonto tutto si colora di rosa e arancio, mentre di notte la luce lunare conferisce un’aura spettrale ai monoliti e il cosiddetto “ghiaccio del deserto” fa da cornice alla volta stellata riverberando il cielo sopra la testa dei fortunati viaggiatori.
Le catene di vulcani spenti, poi, lasciano spazio alla Crystal Mountain, una collina composta da scaglie di quarzo erose dal vento.
La porta del Deserto Bianco, invece, è considerata l’Agabat Valley, una valle in cui le dune spuntano da piccole colline tondeggianti.
Questa regione era stata dimenticata per decenni, tuttavia è tornata a far parlare di sé grazie ad alcuni ritrovamenti archeologici del tutto casuali.
La Valle delle Mummie, così è stata chiamata, così come altri ritrovamenti lontani dai fertili territori del Nilo, vero il confine libico, hanno aperto alla possibilità che la frontiera dell’archeologia egizia si debba spostare nello straordinario territorio del Sahara El Beyda.