“Storia culturale del Clima”, il libro di Wolfgang Behringer che stravolgerà tutte le vostre convinzioni sui cambiamenti climatici

"Storia culturale del Clima", la recensione del preziosissimo libro scientifico di Wolfgang Behringer che fa chiarezza sulla reale entità e pericolosità dei cambiamenti climatici

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Pur consapevole delle avversità dei fenomeni meteorologici più freddi, come le ondate di gelo, le basse temperature, la grandine e la neve, ho sempre amato il fascino di una tempesta di fulmini o uno scenario di montagna imbiancata da un’abbondante coltre bianca. Ma dopo aver letto “Storia culturale del clima – Dall’era glaciale al riscaldamento globale“, il libro di Wolfgang Behringer (Bollati Boringhieri edizioni, 349 pagine, 14,00€), ho maturato un’ulteriore consapevolezza di quanto tutto ciò che riguarda il freddo possa essere nemico dello sviluppo dell’umanità, e al contrario il caldo e il clima mite siano favorevoli alla crescita e all’evoluzione della società.

Il libro dello scienziato tedesco fa piena luce sull’evoluzione climatica della storia della Terra e in modo particolare della storia della civiltà umana, partendo dal presupposto che tutti i dati che ci consentono di ricostruire scientificamente le temperature di secoli e millenni sono stimati e aleatori, mentre le trascrizioni, le testimonianze e le documentazioni storiche riportano fatti concreti e reali.

Il testo è una ricerca molto approfondita sull’andamento climatico mondiale, che metterà in dubbio tante convinzioni sulla reale entità del cambiamento climatico in atto e in modo particolare sulle responsabilità delle attività umane nell’andamento del clima. Nel libro, infatti, dati scientifici e ricostruzioni storiche dimostrano come nella storia del Pianeta, la Terra ha sempre avuto cicliche oscillazioni ed è stata quasi sempre molto più calda rispetto al periodo attuale.

Particolarmente toccante il racconto delle avversità della Piccola Era Glaciale (1300-1850 d.C.), secoli estremamente difficili per l’umanità falcidiata da epidemie, carestie e atroci sofferenze proprio a causa del freddo e dei fenomeni ad esso legato (neve e ghiaccio). Ma c’è di più. Anche allora, proprio come accade oggi seppur con modalità meno brutali, la società considerava l’uomo responsabile dei cambiamenti climatici e individuava in maghi e streghe i capri espiatori di ogni disastro, portandoli al rogo.

caccia alle streghe clima

Oggi i nuovi capri espiatori sono tutte quelle attività che riteniamo possano condizionare il clima e determinare il riscaldamento globale in atto, su cui nel volume emergono molti dubbi in modo particolare rispetto alle catastrofiche previsioni dei decenni scorsi sempre puntualmente smentite dai fatti. Behringer, ad esempio, sottolinea come “la percentuale di anidride carbonica all’interno della totalità dei gas traccia varia molto. Alla fine del XIX secolo era di 230 ppm (parti per milione), mentre alla fine del XX secolo era salita a 350 ppm. Durante i periodi interglaciali, ad esempio il Cretaceo (145-65 milioni di anni fa), nel quale sulla Terra regnavano i dinosauri, la percentuale di CO2 superava i 1.000 ppm. In seguito essa è diminuita costantemente, fino ad arrivare al punto più basso nell’era glaciale attuale. Molti climatologi ritengono che il legame tra la quota di CO2 presente nell’aria e la temperatura media globale sia ormai un fatto dimostrato. Anzi, per la climatologia odierna questo è un vero e proprio dogma. In realtà, se esaminiamo le curve della carota di ghiaccio estratta presso la base di Vostok, notiamo che la curva della temperatura e quella dell’anidride carbonica non sono perfettamente parallele, ma presentano difformità rilevanti sia nell’ampiezza, sia nella serie cronologica. Gli interpreti più cauti fanno pertanto rilevare che non è chiaro se le temperature siano la causa delle mutate concentrazioni di CO2 o se sia vero il contrario, o se invece entrambe siano governate da un terzo processo, ancora sconosciuto“.

Behringer ricorda anche come all’inizio dell’Olocene (10.000 anni fa), la temperatura annuale aumentò di 7°C nel giro di pochi decenni. “Per quali ragioni il clima sia cambiato in questo modo è ancora ignoto. Nella discussione scientifica si cita, come principale fattore scatenante, un aumento dell’attività solare“. Certamente non c’erano 7 miliardi e mezzo di esseri umani con le loro attività industriali a determinare un cambiamento climatico enormemente più grande rispetto a quello in corso in questi anni.

Behringer descrive anche come nel 1974 un “Ad Hoc Panel on the Present Interglacial” giunse “a una conclusione che oggi suona piuttosto stupefacente e cioò che il clima tendeva a raffreddarsi di 0,15°C ogni anno, sicchè nel 2015 si sarebbe arrivati a una temperatura di 0°C (!). Questa assurda prognosi è rivelatrice delle difficoltà di cui soffre, ancora oggi, qualsiasi previsione sul clima: i risultati dipendono dalle aspettative e dagli schemi di chi compie la previsione, nonchè dalle variabili e dai dati che sono stati inseriti nel processo di calcolo. La previsione del 1974 era insoddisfacente sia dal punto di vista metodolofico, sia da quello del merito“.

E così, “Nel 1978 il Congresso degli Stati Uniti licenziò un programma nazionale sul clima. Il piano statunitense prevedeva un progetto di cooperazione mondiale finalizzato a studiare il funzionamento del clima, da realizzare tra il 1980 e il 2000. Porre un simile obiettivo favorì la collaborazione internazionale in materia. Già allora i climatologi si giustificavano osservando che le loro prognosi, anche se contenevano degli errori, facevano comunque del bene: ‘esse hanno contestato un diffuso autocompiacimento e messo in guardia l’opinione pubblica mondiale dalle possibili conseguenze’. Di fronte a tanto autocompiacimento non si può fare a meno di ricordare quali misure pratiche furono discusse in base alla previsione, che veniva data per sicura, di un raffreddamento globale. Anche allora sembrava che il pericolo fosse alle porte. Se il clima rischiava di trascinare il mondo intero in una crisi gravissima, non era forse urgente metter mano a tutti i mezzi tecnici a disposizione per impedirlo? Fu così che si idearono piani per costruire una diga in grado di sbarrare lo Stretto di Bering, tra Alaska e SIberia, al fine di regolare il clima mondiale. Nel corso della campagna elettorale del 1960, John F. Kennedy si disse favorevole a misure di questo tipo. Il progetto della diga di Bering fu studiato seriamente durante la presidenza di Richard Nixon e costituì il tema centrale del vertice russo-statunitense di Vladivostok, nel novembre 1974, tra il successore di Nixon, Gerald Ford, e Leonid Breznev. Eppure la discussione sulla diga di Bering oggi ci appare come uno dei suggerimenti più innocui per combattere il Global Cooling. Al centro del dibattito c’era, ad esempio, la proposta di ricoprire le calotte polari di pellicola nera, in modo da diminuire l’effetto albedo, oppure l’idea – davvero originale, dal nostro punto di vista – di aumentare le emissioni di CO2 , in modo da rafforzare l’effetto serra. Tra l’altro si discusse la possibilità di proiettare polvere di metallo nell’atmosfera, di costruire una diga di cemento tra Groenlandia e Norvegia, di far orbitare attorno alla Terra degli enormi specchi, da usare come surrogati del sole. Qualcuno propose di costruire, sempre intorno alla Terra, una specie di anello di Saturno di polvere di potassio. Anche i militari erano particolarmente ispirati. Ecco alcune loro proposte: far esplodere delle bombe atomiche per distruggere le montagne sottomarine poste a sud-ovest delle Faer Oer, così da prolungare gli effetti delle correnti marine calde nel Mare Artico; riscaldare la Groenlandia con l’aiuto di appositi reattori nucleari o, in alternativa, sciogliere il ghiaccio dei Poli con bombe all’idrogeno. Oggi questi piani ci sembrano tratti da un promemoria del dottor Stranamore“.

E chissà che tra 50 anni non rideranno di gusto rileggendo le profezie delle Greta Thunberg di turno, osservando quanto le previsioni della climatologia contemporanea si saranno rivelate fallimentari e quanto danno avrà creato sull’umanità l’enorme sforzo di risorse per fronteggiare un cambiamento climatico su cui in realtà sappiano ancora troppo poco e, di certo, non dobbiamo sentirci colpevoli. Significa soltanto ripetere la barbarie incivile della caccia alle streghe di seicento anni fa.