Una miniera d’oro, nichel e ferro dal valore incalcolabile: cosa potremmo fare se catturassimo un asteroide

"Gli asteroidi hanno un contenuto di tale di oro, oltre ad altri metalli, più che sufficiente per assicurare più di una fortuna a vita. Ci sono però molte altre ragioni per cui sono preziosi"

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Cosa potremmo fare se riuscissimo a catturare un asteroide? Che vantaggi avremmo dal suo sfruttamento?
A rispondere a queste domande, facendo il punto sulla fattibilità di una tale impresa, è Paul M. Sutter, astrofisico della SUNY Stony Brook e del Flatiron Institute, su Space.com.

Gli asteroidi hanno un contenuto di tale di oro, oltre ad altri metalli, più che sufficiente per assicurare più di una fortuna a vita. Ma ci sono molte altre ragioni per cui gli asteroidi sono preziosi,” spiega l’astrofisico.
Come possiamo ottenere questi metalli da asteroidi lontani? Forse il modo migliore è portare le rocce spaziali sulla Terra: “La maggior parte dei metalli che usiamo nella nostra vita quotidiana sono sepolti nelle profondità della Terra. Quando il nostro pianeta era ancora fuso, quasi tutti i metalli pesanti sono affondati nel nucleo, che è piuttosto difficile da raggiungere. Le vene accessibili di oro, zinco, platino e altri metalli preziosi provengono invece da successivi impatti di asteroidi sulla superficie terrestre.
Quegli asteroidi sono i resti frammentati di quasi-pianeti, ma contengono tutte le stesse miscele di elementi dei loro cugini planetari più grandi. Inoltre, non è necessario scavare nei loro nuclei per ottenerlo: l’asteroide 16 Psyche, ad esempio, contiene circa 10 miliardi di miliardi di kg di nichel e ferro, che vengono utilizzati in tutto, dal cemento armato al cellulari. Se mantenessimo il nostro attuale consumo di nichel e ferro, solo Psiche potrebbe soddisfare il nostro fabbisogno industriale per diversi milioni di anni,” afferma Sutton.

asteroide Psyche

Il problema principale, però, è la distanza degli asteroidi, e ciò “non solo nello Spazio (decine di milioni di km anche per gli asteroidi “vicini” alla Terra), ma anche in velocità. Per essere lanciato dalla superficie terrestre ed entrare in orbita, un razzo deve cambiare la sua velocità da zero a 8 km/s. Per raggiungere un asteroide medio, il razzo deve cambiare la sua velocità di altri 5,5 km/s: ciò richiede quasi tanto carburante quanto il lancio stesso, che il razzo dovrebbe semplicemente trasportare come peso morto, aggiungendosi così al costo già osceno del tentativo di impostare un’operazione di estrazione remota“.

Inoltre, una volta effettuata l’estrazione sull’asteroide, si dovrebbe affrontare “una scelta difficile: provare a raffinare il minerale proprio lì sull’asteroide, il che comporterebbe la creazione di un intero impianto di raffinazione, o spedire il minerale grezzo sulla Terra, con tutti gli sprechi che comporterebbe“.

Quindi, invece di cercare di effettuare un’estrazione su un asteroide lontano, “il sasso spaziale” si potrebbe portare sulla Terra? “La sfortunata Asteroid Redirect Mission (ARM) della NASA è stata un tentativo di fare proprio questo,” ricorda l’astrofisico. “L’obiettivo della missione era catturare un masso di 4 metri da un asteroide vicino e riportarlo nello Spazio cislunare (tra le orbite della Terra e della Luna), dove avremmo potuto studiarlo a nostro piacimento.
Per spostare il masso, ARM avrebbe utilizzato la propulsione elettrica solare, con pannelli solari che assorbono la luce del Sole e la convertono in elettricità. Quell’elettricità, a sua volta, avrebbe alimentato un motore a ioni. Non sarebbe stato veloce, ma sarebbe stato efficiente e alla fine avrebbe portato a termine il lavoro“.

Sfortunatamente, nel 2017, la NASA ha cancellato ARM. Alcune delle tecnologie più importati sono finite in altri progetti, come la missione OSIRIS-REx sull’asteroide Bennu, e la NASA continua a studiare e utilizzare motori ionici. Se correttamente ridimensionata, una versione futura di ARM potrebbe potenzialmente inviare grandi pezzi di asteroidi, se non interi piccoli asteroidi, nello Spazio esterno vicino a noi.
Un recente studio, prosegue Sutton, “ha scoperto una dozzina di potenziali asteroidi, che vanno da da 2 a 20 metri, che potrebbero essere portati nell’orbita vicino alla Terra con un cambiamento di velocità inferiore a 500 m/s. Gli schemi di propulsione elettrica solare escogitati per ARM sarebbero perfettamente in grado di farlo, anche se ci vorrebbe un po’ di tempo“.
Una volta che un asteroide si trova nello Spazio vicino alla Terra, molte delle difficoltà relative all’estrazione vengono significativamente ridotte. Basta confrontare la facilità di raggiungere l’orbita terrestre bassa, o anche la Luna, con quella di raggiungere Marte. L’estrema distanza del Pianeta Rosso dalla Terra presenta enormi sfide logistiche, ingegneristiche e tecniche che stiamo ancora cercando di risolvere, il tutto mentre abbiamo mantenuto una presenza umana continua nell’orbita terrestre bassa per oltre due decenni.
Un asteroide cislunare sarebbe molto più facile da studiare e molto più facile da testare con diverse strategie di estrazione. Inoltre, le sue risorse sarebbero molto più facili da riportare sulla Terra“.
Inoltre, “come bonus, qualsiasi missione di reindirizzamento di asteroidi destinata all’estrazione mineraria diventerebbe automaticamente anche una missione di reindirizzamento di asteroidi per salvare la Terra: se possiamo modificare con successo la velocità e l’orbita di un asteroide innocuo, potremmo potenzialmente farlo per un asteroide pericoloso in rotta verso la Terra. La propulsione elettrica solare, ad esempio, potrebbe essere la migliore possibilità per l’umanità di evitare una calamità. Peccato che il progetto sia stato cancellato,” conclude Sutton.