Covid-19, la terapia col plasma dei guariti si è fermata in tutta Italia: “non è più richiesta e non porta guadagni”

La scomparsa di De Donno, ex primario di Pneumologia all’ospedale di Mantova, ha fatto emergere una triste realtà: la terapia del plasma iperimmune per i malati di Covid-19 si è fermata in tutta Italia, “ormai i clinici non chiedono più questo trattamento"

MeteoWeb

Nel 2020, il dottor Giuseppe De Donno, l’ex primario di Pneumologia all’ospedale Carlo Poma di Mantova trovato senza vita il 27 luglio scorso, per primo aveva iniziato a curare i pazienti colpiti dal Covid-19 con le trasfusioni di plasma iperimmune, cioè ricco di anticorpi, donato dai malati guariti. Anche il San Matteo di Pavia aveva adottato la promettente terapia, così come l’ospedale di Padova nell’aprile 2020, che ha ottenuto anche il via libera dalla Regione per l’attivazione di una banca di raccolta del plasma iperimmune. Questo ha permesso di rifornire anche ospedali nel resto d’Italia e una rete con gli altri sei hub del Veneto per la conservazione di scorte sempre pronte all’uso.

Eppure la scomparsa di De Donno ha fatto emergere una triste realtà: la terapia del plasma iperimmune per i malati di Covid-19 si è fermata in tutta Italia. “Ormai i clinici non chiedono più questo trattamento. Nell’ultimo periodo l’hanno ricevuto solo un paio di pazienti. La letteratura scientifica non l’ha molto sostenuto, preferendo gli anticorpi monoclonali per i soggetti non ospedalizzati e gli antivirali insieme ad altri farmaci per i degenti”, afferma la dottoressa Giustina De Silvestro, direttore del Centro immunotrasfusionale in Azienda ospedaliera a Padova, secondo quanto riporta il Corriere del Veneto.

Ma noi stiamo chiudendo in questi giorni uno studio sulle centinaia di casi trattati negli ospedali veneti, e in attesa di pubblicazione su una rivista scientifica, che dimostra come un impegno così importante non sia stato vano. È nata come terapia sperimentale in un momento in cui ci siamo tutti trovati a dover combattere una malattia sconosciuta a mani nude, non è una cura miracolosa, ma ha dato buoni risultati. Lo testimoniano per esperienza diretta gli stessi pazienti, molti dei quali medici guariti con il plasma iperimmune, che sostengono questo metodo, risultato salva-vita soprattutto per le persone fragili e anziane. Sconta però due limiti: non è facile capire a priori quali siano i soggetti ideali ai quali somministrarlo e non porta guadagno, ma solo tanto lavoro. La spesa non è confrontabile a quella dei farmaci”, afferma De Silvestro.

sangue plasma

Parlando proprio dei guadagni, per le case farmaceutiche non c’è profitto, visto che il plasma viene raccolto direttamente dai Centri trasfusionali degli ospedali e poi conservato a 30 gradi sottozero fino al suo utilizzo. Ogni dose costa 200 euro al Sistema sanitario pubblico, un ciclo completo 600/650 euro, meno di una giornata di ricovero, meno dei duemila euro a somministrazione richiesti dai monoclonali e meno delle centinaia di migliaia di euro spesi per i farmaci specifici, riporta il Corriere del Veneto.

“Abbiamo visto che, trasfuso precocemente, anche al primo giorno di ricovero, il plasma iperimmune funziona. Benché dopo la fine della seconda ondata pandemica siano stati sospesi sia la raccolta, anche perché non ci sono più potenziali donatori che si propongano, sia il monitoraggio regionale dei dati, ne custodiamo una buona scorta. Solo a Padova basterebbe per un’ottantina di pazienti e gli altri hub dispongono di diverse unità. Tutte ad alto titolo anticorpale. Insomma, in caso di bisogno siamo pronti. È difficile capire perché in alcuni malati il plasma iperimmune abbia avuto il suo significato e in altri meno, ci sono ancora tanti punti interrogativi in sospeso”, afferma De Silvestro. “Ma anche un dato di fatto: questa terapia anti-Covid non si è persa per strada, come è invece accaduto ad altre. La prima impressione, insomma, è che non abbiamo faticato tanto per niente. Certo, adesso per fortuna la vaccinazione ha cambiato l’evoluzione della malattia, evitandone le manifestazioni più gravi e abbattendo la mortalità, soprattutto tra gli anziani”, conclude.