Covid, l’ultimo studio su Nature: “con vaccinazioni di massa generiamo nuove varianti resistenti ai vaccini che andranno avanti all’infinito”

Covid, studio internazionale pubblicato su Nature dimostra come le vaccinazioni di massa durante la circolazione del virus non fanno altro che selezionare le varianti più resistenti: "è una cosa inevitabile senza un coordinamento globale e una vaccinazione contemporanea di tutta la popolazione del mondo, il rischio è di andare avanti con cicli seriali all'infinito"

MeteoWeb

Pochi giorni fa, il 30 luglio 2021, è stato pubblicato sulla rivista scientifica più prestigiosa del mondo, Nature, un nuovo studio scientifico sugli effetti delle vaccinazioni di massa contro il nuovo Coronavirus. Lo studio, intitolato “Rates of SARS-CoV-2 transmission and vaccination impact the fate of vaccine-resistant strains“, è stato realizzato da un team di ricercatori multidisciplinare e internazionale, guidato dal prof. Emmanouil Dermitzakis, genetista greco noto in tutto il mondo per la sua autorevolezza e direttore del Centro Genoma Health 2030 dell’Università di Ginevra, in Svizzera. Allo studio hanno partecipato gli scienziati del Dipartimento di Medicina Genetica della Facoltà di Medicina dell’Università di Ginevra e quelli dell’Istituto di Scienze e tecnologia dell’Austria, guidati da Fyodor Kondrashov e Simon Rella.

Gli studiosi evidenziano come attualmente nel mondo “si ritiene che i vaccini siano la migliore soluzione disponibile per controllare la pandemia di SARS-CoV-2 in corso. Tuttavia – spiegano – l’emergere di ceppi resistenti ai vaccini potrebbe arrivare troppo rapidamente affinchè le vaccinazioni possano alleviare le conseguenze sanitarie, economiche e sociali della pandemia. Il basso tasso di produzione e somministrazione di vaccini a livello mondiale, abbinato alla nascita e alla diffusione sempre più rapida di nuovi ceppi con un certo grado di resistenza ai vaccini, sono una potenziale causa di preoccupazione“.

In particolare – proseguono gli esperti – la preoccupazione più grande è cosa può succedere nella combinazione della vaccinazione durante alti tassi di trasmissione del virus, e se questo può provocare una selezione per favorire la diffusione nella popolazione vaccinata proprio delle varianti del virus più resistenti ai vaccini“.

Per quantificare e caratterizzare il rischio di tale scenario, gli studiosi hanno creato un modello con dinamica stocastica per studiare l’andamento della pandemia dopo le vaccinazioni di massa in atto nei Paesi occidentali. “Abbiamo eseguito una serie di simulazioni basate su parametri realistici per studiare la probabilità che si verifichi lo scenario peggiore, e cioè la selezione di una variante resistente ai vaccini proprio a causa delle vaccinazioni di massa durante un periodo di alta circolazione del virus“.

La coincidenza di un alto numero di individui vaccinati e di un alto tasso di trasmissione ha due effetti sulla variante resistente ai vaccini. Innanzitutto, poichè la velocità di trasmissione è elevata, la variante resistente non si può bloccare per l’alta velocità di trasmissione. In secondo luogo, un elevato numero di vaccinati crea un vantaggio selettivo alla variante resistente rispetto al virus originale. Così, proprio a causa dell’alto numero di vaccinati, la variante sostituisce il virus originale e si insedia nella popolazione proprio nella parte finale della campagna di vaccinazione, quando ci sono più vaccinati. Più grande è il numero di vaccinati, più alta è la probabilità che la variante resistente ai vaccini prenda il sopravvento“. E’, in sostanza, quello che è successo prima nel Regno Unito e poi in Israele, Portogallo, Spagna, Francia e adesso anche in Italia e USA con la variante Delta. Lo studio indica nel 60% di popolazione vaccinata la soglia necessaria affinchè la variante resistente prenda il sopravvento, proprio la percentuale di vaccinazioni superata nei Paesi in cui dilaga la variante Delta in piena estate, a differenza dello scorso anno quando con il virus originario e senza vaccinazioni tutta l’estate era trascorsa senza ondate epidemiche, o anche a differenza dei Paesi con un più basso tasso di vaccinazioni (come ad esempio tutti quelli dell’Europa orientale) dove non c’è alcuna nuova ondata di contagi.

Gli esperti dello studio contestano quindi l’utilità della scelta di vaccinare la popolazione in massa e contemporaneamente abbassare le misure di contenimento del contagio, che dovrebbero rimanere rigide proprio durante la campagna di vaccinazione per evitare l’emergere di nuove varianti resistenti ai vaccini. “Abbiamo visto – concludono infatti i ricercatori – che nel momento in cui la maggior parte degli individui della popolazione è già stata vaccinata, si verifica un rilassamento delle restrizioni anti contagio con un ritorno a stili di vita pre-pandemia per le persone che si sentono al sicuri, e il risultato di questi comportamenti è un notevole aumento della probabilità di insorgenza di un nuovo ceppo resistente ai vaccini. Lo studio dimostra quindi che proprio durante l’intero periodo di vaccinazioni è necessario mantenere tutte le restrizioni necessarie al contenimento del contagio, per evitare che emerga una nuova variante resistente ai vaccini altrimenti il rischio è quello di continuare all’infinito con cicli seriali di varianti resistenti ai vaccini selezionate proprio dall’alto tasso di vaccinazioni. Nella visione di insieme, l’emergere di una variante parzialmente o completamente resistente al vaccino e la sua eventuale predominanza sul virus originario sembra inevitabile. La raccomandazione più semplice è quella di mantenere bassa la trasmissione del virus anche quando c’è un’ampia percentuale di popolazione vaccinata, con il rigoroso rispetto del distanziamento sociale per un periodo di tempo ragionevole, per consentire alle varianti emergenti di estinguersi. L’efficacia dei vaccini, inoltre, non è perfetta e l’attuazione di misure di distanziamento durante le alte vaccinazioni è anche utile a ridurre la contagiosità, che è elevata anche tra i vaccinati. Ulteriori azioni che possono efficaciemente contrastare la pandemia sono l’aumento di test e tamponi in modo molto diffuso, la rigorosa tracciabilità dei contatti, un alto tasso di sequenziamento virale dei casi positivi, le limitazioni dei viaggi. Infine, il forte ritardo nella vaccinazione di alcuni Paesi rispetto ad altri rende ancor più probabile l’emergere di nuove varianti resistenti ai vaccini. Senza un coordinamento globale, le varianti potrebbero anche essere eliminate momentaneamente in alcuni Paesi ma rimarrebbero in altri, da cui poi potrebbero tornare ovunque. Quindi sarebbe necessario uno sforzo di vaccinazione davvero globale per ridurre la possibilità di emergere di nuove varianti resistenti“. Significa che o vacciniamo tutto il mondo in breve tempo, oppure gli sforzi attuali si riveleranno assolutamente inutili per contrastare l’avanzata della pandemia e, anzi, avremo – come sta già accadendo con la variante Delta – una continua circolazione del virus con nuove varianti sempre più resistenti ai vaccini, e che quindi vanificheranno proprio le vaccinazioni.

studio vaccinazioni di massa covid variante vacciniRobert Malone e Peter Navarro: “vaccini utili per i fragili ma vaccinazione di massa è follia che prolunga e aggrava la pandemia”