Ieri, sabato 28 agosto 2021, Israele ha battuto il record assoluto di contagi dall’inizio della pandemia: sono stati infatti rilevati 12.073 nuovi casi positivi in un solo giorno. Non erano mai stati così tanti: il precedente record era di 11.316 e risaliva al 23 settembre 2020, quasi un anno fa, il picco della seconda ondata. La differenza è che adesso, a differenza di un anno fa, la stragrande maggioranza degli israeliani è vaccinata: 6 milioni di cittadini (su 9 milioni di abitanti) ha ricevuto la prima dose dell’unico vaccino autorizzato nel Paese, il Pfizer BioNTech, pari al 68% dell’intera popolazione nazionale. Hanno completato l’intero ciclo vaccinale con due dosi 5 milioni e mezzo di israeliani, pari al 62,2% di abitanti, una percentuale superiore a quella attuale dell’Italia e analoga a quella del Regno Unito. Inoltre in Israele poco meno di 2 milioni di persone (pari al 22% degli abitanti) ha già ricevuto la terza dose. Percentuali che sono molto più alti tra gli adulti, se consideriamo che in Israele tra i minorenni soltanto i malati cronici hanno ricevuto il vaccino e che si tratta di un Paese molto giovane con 2 milioni e 300 mila under 14. Significa che è vaccinato il 97% degli over 18, eppure non si riscontra nessun beneficio nell’andamento epidemiologico.
Oltre ai contagi, infatti, è aumentato sensibilmente il numero dei ricoverati e dei morti proprio tra i vaccinati. In questo momento sono 726 i pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva, per più del 90% vaccinati.


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