La tundra assorbe meno CO₂ di quanto si pensasse: lo studio su una combinazione di modelli statistici e di apprendimento automatico

La tundra contribuisce alla riduzione dell'anidride carbonica in atmosfera in misura minore rispetto a quanto si pensasse in precedenza

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Le piante nella tundra contribuiscono alla riduzione dell’anidride carbonica (CO₂) in atmosfera in misura minore rispetto a quanto si pensasse in precedenza. Lo suggerisce uno studio, pubblicato sulla rivista Global Change Biology, condotto dagli scienziati dell’Universita’ di Helsinki, che hanno esplorato nuove tecniche per valutare il ciclo del carbonio negli ecosistemi terrestri. Migliorare la comprensione dei flussi di anidride carbonica e dei loro impatti sui bilanci globali del carbonio, sostengono i ricercatori, e’ essenziale per le ricerche volte a individuare tecniche di mitigazione dei cambiamenti climatici. Il team ha sintetizzato i dati di 148 siti utilizzando una combinazione di modelli statistici e di apprendimento automatico, considerando anche informazioni geospaziali e di telerilevamento, per analizzare i modelli e i driver degli ecosistemi terrestri.

Stando ai risultati del gruppo di ricerca, la Fennoscandia, la Russia europea, il Canada, la Siberia, l’Alaska settentrionale e centrale rappresentano fonti annuali di anidride carbonica, con variabilita’ e sfumature anche all’interno delle singole regioni. “Restano molte incertezze sulla sintesi e la modellazione del flusso di anidride carbonica – sostiene Anna Virkkala – i nostri risultati mostrano che la tundra mitiga la presenza di anidride carbonica molto meno di quanto ipotizzato precedentemente. Dobbiamo continuare a monitorare le variazioni di questi modelli nei prossimi decenni”. “Con il riscaldamento climatico – aggiunge Brendan Rogers, collega e coautore di Virkkala – assistiamo a una serie di problemi come lo scioglimento del permafrost, incendi, temperature in aumento, acidificazione degli oceani e molte altre conseguenze. I dati di questo lavoro mostrano che le foreste boreali e le zone umide boreali continuano a raccogliere anidride carbonica emessa ogni anno dalle attivita’ antropiche, anche se in misura meno significativa di quanto si pensasse”.

“I metodi che abbiamo sviluppato rappresentano un significativo passo avanti verso lo sviluppo di previsioni migliorate sui flussi di anidride carbonica – commenta Miska Luoto, dell’Universita’ di Helsinki – a causa di ampi divari ambientali e geografici, permane la sfida di tenere conto della variabilita’ dovuta a fattori diversi. Sara’ essenziale continuare la nostra ricerca per comprendere in modo piu’ accurato ed efficace il movimento del carbonio nella regione e le sue implicazioni sui cambiamenti climatici”.