“Taglia e Dona”, capelli lunghi e cuore grande: le trecce donate alle pazienti oncologiche

Si chiama “Taglia e Dona” il progetto promosso dall’associazione di promozione sociale di Verona “La Cura Sono Io”, utile per raccogliere capelli da devolvere alle pazienti oncologiche

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La donazione dei capelli da trasformare in parrucche per le pazienti oncologiche è un’attività sempre più necessaria, proprio per far fronte alle esigenze di tutte quelle donne che per via della chemioterapia perdono i capelli e hanno necessità di ritrovare quella ‘normalità’ quotidiana che con le cure estenuanti, utili per fronteggiare il cancro, troppo spesso viene a mancare.

Già a giugno Greta, a soli 8 anni, aveva deciso di donare la sua lunga treccia per confezionare parrucche da destinare alle pazienti oncologiche. E altre due piccole donne dal cuore grandissimo hanno seguito il suo bellissimo gesto pieno di altruismo e sensibilità verso chi soffre – E’ quanto scrive Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, sulla propria pagina Facebook -. Questi bellissimi doni sono stati consegnati dal Direttore dello IOV – Istituto Oncologico Veneto Patrizia Benini al presidente dell’associazione di promozione sociale di Verona “La Cura Sono Io”, Maria Teresa Ferrari.


E si chiama proprio “Taglia e Dona” il progetto promosso dall’associazione: i parrucchieri aderenti all’iniziativa possono effettuare un taglio di capelli gratuito a chiunque decida di regalare i propri capelli per questa causa”.

Si accettano tutti i tipi di capelli – si legge nel posto del governatore –non trattati, oppure trattati con tinta o permanente, non decolorati. Puliti e asciutti, devono essere raccolti in una treccia della lunghezza minima di 30 centimetri. Per ulteriori informazioni e consegne (possibili anche via posta): segreteria@lacurasonoio.it”.

Resto sempre senza parole di fronte a questi semplici gesti che denotano un grandissimo senso di generosità ed empatia. Grazie di cuore, anche a nome di tutte le pazienti che con questo dono possono gradualmente ritrovare sé stesse“, conclude Zaia.