Nasce oggi l’Emirato Islamico dell’Afghanistan: cambia la geografia, cambiano gli equilibri internazionali

Il popolo afghano è finito tra le braccia dei Talebani: noi italiani ci siamo riportati a casa 53 morti e 700 feriti, inutilmente. Oggi nasce l'Emirato Islamico dell'Afghanistan

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I precari equilibri del Medio Oriente, dai quali dipendono anche quelli occidentali e dell’intero globo, stanno per cambiare. Da oggi non esiste più l’Afghanistan come abbiamo imparato a conoscerlo dalle cronache internazionali: nasce ufficialmente l’Emirato Islamico dell’Afghanistan. I Talebani, dal palazzo presidenziale di Kabul, stanno per proclamare infatti la nascita dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan.

L’Afghanistan, dunque, tornerà al nome precedente all’arrivo degli americani nel 2001. Secondo fonti diplomatiche citate da diversi media internazionali, l’ex ministro dell’Interno afghano ed ex ambasciatore in Germania, Ali Ahmad Jalali, guiderà il governo di transizione dopo che saranno ufficializzate le dimissioni del presidente Ashraf Ghani. Dopo la resa di tutte le principali città, i combattenti si sono diretti verso Kabul. A nord-ovest i talebani si sono impadroniti di alcune postazioni di sicurezza del distretto di Paghman, un importante snodo della rete elettrica, a circa 20 chilometri dall’aeroporto internazionale di Kabul. A est, i combattenti dell’Emirato islamico hanno invece preso il carcere di Pul-e-Charki, il più grande e importante dell’Afghanistan. Ben cinquemila detenuti sarebbero già fuggiti.

Foto Ansa

Si tratta di un ricorso storico, perché il medesimo cambio di nome e di statuto nazionale si verificò in Iran 42 anni fa, quando si passò al controllo dei jihadisti. Era il 1979 quando nasceva la Repubblica Islamica dell’Iran. La rivoluzione islamica iraniana fu segnata da una serie di sconvolgimenti politici e sociali che si verificarono nel periodo 1978-1979, al termine dei quali la monarchia del paese divenne una repubblica islamica sciita, la cui costituzione si ispira alla legge coranica, la shari’a.

Tutto cambiò quando il religioso sciita Ruhollah Khomeini giunse all’aeroporto di Teheran, capitale dell’Iran, dopo molti anni di esilio all’estero. Lo accolsero centinaia di migliaia di persone che avevano sostenuto la rivoluzione contro lo scià Mohammad Reza Pahlavi, re autoritario che governava l’Iran dal 1941. Khomeini era un carismatico, molto popolare e con un’ampia schiera di sostenitori. Ciò che accadde fu fisiologico: divenne lui il leader della rivoluzione iraniana. Impose un sistema di governo che non si era mai visto fino a quel momento, il velayat-e-faqih, in virtù del quale veniva riconosciuto il ruolo di guida del giurista islamico sulla comunità dei credenti. In estrema sintesi, Khomeini trasformò l’Iran in una Repubblica Islamica, cambiando definitivamente le dinamiche internazionali, stringendo alleanze nuove e inedite. Da allora il Medio Oriente non fu più lo stesso.

Oggi, con l’Emirato Islamico dell’Afghanistan, si apre un’altra pagina. Nuova e carica di incertezze. Cosa accadrà domani non è dato saperlo. Le forze internazionali, dopo decenni trascorsi in quei luoghi, hanno tentato di portare democrazia, portare aiuti concreti, guidare quei popoli nel buio dell’incertezza. Ma non è semplice. I militari, compresi anche quelli italiani, hanno fatto molto di concreto in Afghanistan: ponti, acquedotti, elezioni non truccate. Il problema, però, è che è più semplice costruire un ponte raso al suolo piuttosto che cambiare una mentalità ben radicata. E oggi, dopo anni di sforzi, abbiamo compreso che è stato quasi tutto inutile: il popolo si è gettato tra le braccia dei Talebani. In 20 anni noi italiani ci siamo riportati a casa 53 morti e 700 feriti. E’ servito a qualcosa? La risposta a questa domanda, oggi, è più amara che mai.

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