Vaccini anti-Covid, 84.322 reazioni avverse e 494 morti in Italia: gli eventi avversi colpiscono di più i 20-60enni. Il rapporto AIFA

84.322 segnalazioni di evento avverso successivo alla vaccinazione anti-Covid in Italia: "il tasso di segnalazione è maggiore nelle fasce di età comprese tra i 20 e i 60 anni", ossia nella fascia di popolazione meno vulnerabile ai rischi della malattia

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Alla data del 26/07/2021, sono state inserite complessivamente nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza 84.322 segnalazioni di evento avverso successivo alla vaccinazione su un totale di 65.926.591 dosi di vaccino, con un tasso di segnalazione di 128 ogni 100.000 dosi somministrate”. È quanto si legge nel 7° Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini COVID-19 pubblicato dall’AIFA.

Le segnalazioni riguardano soprattutto Comirnaty, che è stato il più utilizzato, e solo in minor misura Vaxzevria; i vaccini Spikevax (ex‐ COVID‐19 Vaccino Moderna) e COVID‐19 Vaccino Janssen risultano meno utilizzati. L’andamento delle segnalazioni e i relativi tassi sono sostanzialmente stabili nel tempo. La maggior parte degli eventi avversi segnalati sono classificati come non gravi (87,1%) che si risolvono completamente e solo in minor misura come gravi (12,8%), con esito in risoluzione completa o miglioramento nella maggior parte dei casi”, si legge ancora nel rapporto.

Comirnaty è il vaccino attualmente più utilizzato nella campagna vaccinale italiana (71%), seguito da Vaxzevria (17%), Spikevax (10%) e COVID-19 Vaccino Janssen (2%). In linea con i precedenti Rapporti, la distribuzione delle segnalazioni per tipologia di vaccino ricalca quella delle somministrazioni (Comirnaty 68%, Vaxzevria 25%, Spikevax 6%, COVID-19 vaccino Janssen 1%)”.

L’età media delle persone che hanno avuto un sospetto evento avverso è 48,5 anni (età mediana di 48 anni). Il tasso di segnalazione è maggiore nelle fasce di età comprese tra i 20 e i 60 anni, per poi diminuire nelle fasce d’età più avanzate, con un andamento simile dopo 1a e 2a dose”, si legge nel rapporto. Questi dati dimostrano che la pericolosità dei vaccini è più alta per la fascia più giovane della popolazione, ossia dai 20 ai 60 anni, mentre gli eventi avversi sono molto più bassi tra le persone anziane. Però la fascia più giovane della popolazione è quella meno vulnerabile ai rischi della malattia, con un tasso di mortalità bassissimo. È noto che i vaccini abbiano molta importanza nell’alleviare gli effetti della malattia negli anziani e nei pazienti fragili. I vaccini anti-Covid, dunque, provocano più reazioni avverse nelle persone che ne hanno meno bisogno per contrastare la malattia.

Indipendentemente dalla tipologia di vaccino, dal numero di dose e dal nesso di causalità, 498 segnalazioni riportano l’esito “decesso” con un tasso di segnalazione di 0,75/100.000 dosi somministrate. Il 49,8% dei casi riguarda donne, il 49,8% uomini mentre lo 0,4% non riporta questo dato. L’età media è di 76 anni (range 18-104 anni). Il tempo intercorrente tra la somministrazione e il decesso varia da due ore fino a un massimo di 133 giorni. In 343 casi il decesso è registrato dopo la prima dose e in 145 dopo la seconda (non specificato in 10 schede di segnalazione)”, riporta infine l’AIFA.