11 settembre 20 anni dopo: tutti sappiamo dove eravamo in quel momento, ma pochi conoscono le verità nascoste che vi sono dietro

Quasi 3 mila persone morirono a causa degli attacchi orchestrati dai 19 attentatori di al-Qaeda: c'era davvero chi sapeva e avrebbe potuto fare qualcosa?

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Nel 20° anniversario dell’11 settembre 2001 sono numerose le commemorazioni che ricorderanno i momenti che hanno sconvolto il mondo. Quasi 3 mila persone morirono a causa degli attacchi orchestrati dai 19 attentatori di al-Qaeda. La ferita è ancora aperta negli Stati Uniti, in particolare dopo il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan. In tutto il Paese si terranno eventi per onorare le vittime e ricordare gli attacchi terroristici. Il presidente Joe Biden visiterà oggi, accompagnato dalla first lady Jill,  tutti e tre i siti colpiti 20 anni fa: il World Trade Center a New York, il Pentagono e il campo presso Shanksville, in Pennsylvania. La vicepresidente Kamala Harris raggiungerà Biden proprio in Pennsylvania.

Foto Ansa

E per l’occasione è stata creata una ‘Torre di luce’ che illumina il cielo sopra il Pentagono in memoria delle vittime. L’installazione, accesa tutte le sere fino a domenica, è stata promossa dall’organizzazione Tunnel to Towers, secondo la quale il fascio luminoso nelle notti limpide può arrivare a essere vista fino a quasi 100 km di distanza. Tributi simili ci sono anche a New York e al memoriale del volo 93 a Shanksville, in Pennsylvania.

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Ma cosa accadde in quelle terribili ore?

Chi c’era non potrà mai dimenticarlo. A chi non c’era non sarà mai permesso di dimenticare. Tutti sappiamo cosa stavamo facendo in quel momento, quando le televisioni di tutto il mondo mandarono in onda le immagini che mai avremmo pensato di vedere. E’ sufficiente dire 11 settembre 2001 e il pensiero di un incubo, di un dramma, di una delle più grandi tragedie dell’Occidente contemporaneo torna alla ribalta con tutta la sua inaudita violenza.

I fatti

Alle 08:46 ora locale di una ordinaria e caotica mattina newyorkese, un aereo di linea dell’American Airlines partito da Boston si schiantò contro le Torri Gemelle, le più alte del World Trade Center di Manhattan e in realtà di tutto il Nord America; il velivolo andò ad impattare contro la Torre Nord del WTC.

Alle 09:03, in diretta su migliaia di tv, il mondo dovette assistere inerme ad un secondo, terribile, impatto: un altro aereo della United Airlines, partito sempre da Boston, colpì la Torre Sud. Manhattan venne isolata e le operazioni di Wall Street interrotte. Dopo altri quaranta minuti, ovvero alle 09:43, un volo dell’America Airlines decollato da Washington colpì il Pentagono. La Casa Bianca fu immediatamente evacuata: dopo gli attacchi al centro economico e a quello militare più importanti degli USA e dell’intero occidente, un attacco al centro del potere politico era quasi scontato.

Alle 09:59 crollò la Torre sud del World Trade Center. Alle 10:03, in un campo in Pennsylvania, un altro volo della United Airlines partito da Newark precipitò: molto probabilmente – si disse in seguito – era quello destinato alla Casa Bianca. Alle 10:28 l’ultimo, devastante, collasso, quello della Torre nord del WTC. Alla fine il bilancio degli attacchi fu peggio di un bollettino di guerra: 2.996 vittime, 24 dispersi e circa 6.400 feriti.

Le cause, i colpevoli e le teorie del complotto

Più volte, in questi 20 anni, ci si è chiesti il perché, il come, il chi. Sebbene le risposte a queste domande sembrino scontate, non è affatto così.

Chi? Ci sono più risposte a questa domanda, ma la prima è: 19 terroristi di Al Qaeda dirottarono 4 aerei usandoli come missili per attaccare il cuore degli Stati Uniti. È stato il peggior attacco contro l’America da Pearl Harbor nel 1941 e il più grave della storia contemporanea. Una data che ha anche cambiato l’Occidente e di cui sono rimaste soprattutto le immagini. E ancora, a distanza di 20 anni, proseguono le analisi per identificare centinaia di vittime, alle quali se ne aggiungono altre nuove tra vigili del fuoco e agenti di polizia: solo lo scorso anno altri 22 membri dei vigili del fuoco sono morti di malattie legate all’11 settembre e nella giornata di commemorazioni dello scorso anno i loro nomi sono stati aggiunti al Memorial Wall del World Trade Center.

Da allora, neanche a dirlo, le teorie del complotto si sono susseguite una dopo l’altra ad una velocità impressionante.

Ecco quelli principali.

Il complotto giudaico: sponsorizzata negli ambienti integralisti musulmani e nella destra estremista, è la teoria di chi vede la mano dei servizi segreti israeliani, o della lobby ebraica mondiale, dietro la tragedia dell’11 settembre. Ad alimentarla la falsa notizia, diffusa da una tv legata all’organizzazione libanese Hezbollah, che il giorno della strage 4mila israeliani non fossero andati al lavoro al World Trade Center.

Il complotto interno: l’11/9, secondo questa teoria, fu il colossale inganno architettato dalla Casa Bianca per indurre George W. Bush a dichiarare guerra al terrorismo islamico, o per permettergli di dare il via all’invasione dell’Iraq e all’intervento in Afghanistan.

Il complotto esterno: in base a questo filone, l’amministrazione americana si sarebbe limitata a lasciare agire indisturbati i terroristi, con il proposito di creare una situazione che avrebbe giustificato una successiva guerra in Medio Oriente.

Il rapido crollo delle torri: le Twin Towers sarebbero collassate troppo velocemente, a fronte di incendi di durata relativamente breve (56 minuti per la torre 2 e 102 minuti per la 1). Di qui la tesi di demolizioni controllate avvenute attraverso apposite cariche esplosive.

Complici ancora da smascherare e ‘soffiate’ inascoltate

Le famiglie delle vittime e gli americani sono in attesa che il procuratore generale William Barr riveli oppure mantenga il segreto sui nomi di cittadini dell’Arabia Saudita – tre, di cui un ufficiale – contenuti in documenti dell’Fbi resi disponibili ormai quattro anni fa, anch’essi potenziali complici dei piloti che si sono schiantati sulle Twin Towers.

Un’altra informazione ambigua è arrivata dall’ex analista della Cia George Bibi. Nel suo libro “Trappola russa: come la nostra guerra oscura con la Russia può trasformarsi in una catastrofe nucleare” Bibi sostiene che due giorni prima dell’11 settembre Putin avrebbe telefonato al presidente americano George W. Bush informandolo che l’intelligence russa aveva scoperto segnali di un’imminente campagna terroristica, “qualcosa che veniva preparato da molto tempo dall’Afghanistan”.

Nostradamus e l’11 settembre

Nel corso dei secoli, più volte, eventi importanti sono stati collegati, più o meno giustamente, alle profezie di Nostradamus. In epoca contemporanea una di quelle che hanno fatto maggiormente discutere è stata propria quella legata all’attentato alle Torri Gemelle di New York. Tra bufale, come quella dei due “uccelli di fuoco”, e interpretazioni forzate, sembra che l’unica quartina dell’astrologo a poter davvero (per chi ci crede, ovviamente) essere collegata a quell’evento sia la seguente:

A 5 e 40 gradi il cielo brucerà
Fuoco si approssimerà alla grande Città Nuova
All’istante una grande fiammata si spargerà e farà sprofondare
Quando si vorrà dei Normanni fare sofferenza”.

Ovviamente, come sempre quando si tratta di argomenti così dubbi come le profezie, c’è chi pensa che non ci sia nessun collegamento con l’attentato a New York, ma la latitudine di 40°, la “Città Nuova” (New York, appunto), e la sofferenza dei “Normanni”, sono coincidenze che hanno dato margine di interpretazioni ai fatalisti di tutto il mondo.

“Il crollo delle Torri Gemelle continua a fare vittime, potrebbe anche insegnarci qualcosa sul Coronavirus”

 “L’11 settembre continua a fare vittime. E lo studio di quelle patologie potrebbe insegnarci qualcosa anche sul coronavirus“: lo ha affermato in un’intervista di un anno fa Roberto Lucchini, il medico del lavoro che 10 anni fa arrivò a New York dall’Italia per dirigere il programma di cura per i reduci del World Trade Center all’ospedale Mount Sinai di New York.
Il crollo delle Torri Gemelle sollevò per lunghissimo tempo delle polveri tossiche con tanti elementi, fu un mix più complesso di Seveso (diossina), di Bhopal (cloruro di metile) e di Cernobyl o Fukushima (radiazioni). Mezzo milione di abitanti del quartiere, più settanta-ottantamila tra soccorritori e operai edili furono costretti a ingerire quelle polveri, nell’intervento d’emergenza e poi nei lavori successivi. I danni continuano a rivelarsi a scoppio ritardato: patologie polmonari, tumori, leucemia, più lo stress post traumatico che può contribuire a suicidi e demenza senile. All’ospedale Mount Sinai seguiamo e curiamo cinquantamila pazienti, e il numero continua a crescere“.

Di recente sono usciti dati inquietanti: proprio tra i reduci dell’esposizione alle Torri Gemelle, il contagio di coronavirus è alto“, spiegò Lucchini. “Purtroppo il loro apparato respiratorio già compromesso li rende più vulnerabili. Questo ci spinge a fare ricerche sulla vulnerabilità da esposizione ambientale. È un tema su cui stanno lavorando in tanti, cinesi inclusi. Il fatto che Brescia e Bergamo siano state colpite così duramente, può spiegarsi con preesistenti patologie da inquinamento ambientale? È una possibilità. È un quesito a cui cerchiamo di rispondere“.

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