Cannabis, arriva l’ok per la coltivazione in casa: “E’ fondamentale per i malati e per combattere lo spaccio”

E' stato votato il testo base sulla Cannabis che depenalizza la coltivazione casalinga di un limitato numero di piante

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E’ ufficiale: la commissione Giustizia della Camera ha adottato il testo base sulla Cannabis, dunque sarà ora possibile coltivarla in casa. “E’ stato votato il testo base sulla Cannabis che depenalizza la coltivazione di non oltre 4 piante ‘femmine’. E’ un risultato importante, ottenuto sulla scia della giurisprudenza della Corte di Cassazione ma anche grazie alla capacità dei gruppi parlamentari di confrontarsi e trovare una sintesi ragionevole su una materia che la società ha già elaborato e codificato nei comportamenti individuali. La coltivazione in casa di canapa è fondamentale per i malati che ne devono fare uso terapeutico e che spesso non la trovano disponibile oltre che per combattere lo spaccio ed il conseguente sottobosco criminale“. Lo rende noto Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera.

Perantoni, relatore del testo in questione, ha precisato: “Il provvedimento concilia inoltre diverse tendenze delle tre originarie proposte di legge (Magi, Molinari e Licatini) e se diminuisce le sanzioni per i fatti di lieve entità aumenta da 6 a dieci anni le pene per i reati connessi a traffico, spaccio e detenzione ai fini di spaccio della Cannabis. Reati che saranno ora autonomi rispetto alle stesse fattispecie previste per gli oppiacei: si introduce, cioè, una separazione concettuale tra le diverse categorie di sostanze stupefacenti, diversità già evidenziata dalla Corte Costituzionale. Infine una novità per la tutela dei minori e dei giovani: non si potrà mai considerare fatto di lieve entità lo spaccio a minori o che nella vicinanza delle scuole. Un inasprimento per contrastare la criminalità e rafforzare la protezione dei più giovani“, conclude.

L’adozione del provvedimento arriva dopo oltre un anno, tra audizioni e nuove proposte di legge presentate. Hanno votato a favore Pd, M5s, Leu e Radicali, mentre Forza Italia e Lega hanno votato contro assieme a FdI. Italia viva si è astenuta. Composto di 5 articoli, il testo base adottato in commissione mira a modificare il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.309, in materia di coltivazione, cessione e consumo della cannabis e dei suoi derivati. Il testo è frutto della mediazione tra le diverse posizioni interne alla maggioranza e rappresenta una sintesi delle tre proposte di legge presentate dal 2019 ad oggi.

Cosa prevede, nel dettaglio, il testo base sulla cannabis adottato dalla commissione Giustizia della Camera:

  • COLTIVAZIONE PER USO PERSONALE: “Sono consentite a persone maggiorenni la coltivazione e la detenzione per uso personale di non oltre quattro femmine di cannabis, idonee e finalizzate alla produzione di sostanza stupefacente e del prodotto da esse ottenuto“.
  • PENE E SANZIONI: nell’articolato si inaspriscono alcune pene e, allo stesso tempo, se ne ‘depotenziano’ altre. “Chiunque, essendo munito dell’autorizzazione” a coltivare cannabis “illecitamente cede, mette o procura che altri metta in commercio le sostanze o le preparazioni è punito con la reclusione da 8 a 20 anni e con la multa da 30.000 a 300.000 euro”. Al contrario, la pena è meno pesante (reclusione da 3 a 12 anni e multa da euro 20.000 a 250.000 euro) se le attività illecite riguardano le sostanze o le preparazioni indicate nella tabella II di cui all’articolo 14, ovvero la cannabis.
  • LIEVE ENTITA’ E LAVORO PUBBLICA UTILITA’: Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti” dalla legge che, “per i mezzi, la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la quantità delle sostanze, è di lieve entità, è punito con le pene della reclusione fino a due anni e della multa fino a euro 10.000. Si applica la reclusione fino a un anno e la multa fino a euro 6.500 nei casi di cannabis. Quando il delitto è stato commesso da persona tossicodipendente o da assuntore abituale di sostanze stupefacenti o psicotrope, la cui condizione è stata certificata da una struttura sanitaria pubblica o da una struttura privata autorizzata, il giudice, con la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, su richiesta dell’imputato e sentito il pubblico ministero, qualora non debba essere concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena, può applicare la pena del lavoro di pubblica utilità. Il lavoro di pubblica utilità può sostituire la pena per non più di due volte. Nessuna riduzione (le norme non si applicano) nei casi in cui le sostanze stupefacenti e psicotrope sono consegnate o comunque destinate a persona di minore età. Infine, vengono soppressi gli illeciti e le sanzioni amministrative, come ad esempio la sospensione della patente”.