Cosa c’è sotto davvero, svelati i segreti dei vulcani hotspot: “siamo stati fuorviati, ingannati geologicamente”

I vulcani hotspot potrebbero essere molto più complessi rispetto a quanto precedentemente ipotizzato

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Campioni di lava hanno rivelato i segreti della composizione geologica della crosta terrestre e potrebbero avere implicazioni per i sistemi di allerta precoce delle eruzioni vulcaniche, secondo un nuovo studio condotto dalla University of Queensland.
La vulcanologa dell’UQ, Teresa Ubide, ha affermato che in precedenza si era compreso che la lava raffreddata dai cosiddetti vulcani “hotspot” (vulcani che si trovano in punti distanti dai margini di zolla, che sono alimentati da hotspot, “punti caldi”, situati al di sotto delle placche tettoniche) era magma “incontaminato” proveniente dal mantello in fusione, a decine di km sotto la superficie terrestre.
Non è proprio così: siamo stati fuorviati, ingannati geologicamente“, ha spiegato l’esperta. “Per decenni, abbiamo considerato i vulcani hotspot come messaggeri del mantello terrestre, offrendoci uno sguardo su ciò che sta accadendo in profondità sotto i nostri piedi. Questi vulcani però sono estremamente complessi all’interno e filtrano sulla superficie materiale fuso molto diverso da quella che ci aspettavamo. Ciò è dovuto all’intricato sistema di condotti del vulcano che costringe molti minerali nel magma a cristallizzare”.

Ubide ha affermato che i minerali vengono riciclati dal magma in salita, cambiando la loro chimica generale e apparendo così incontaminati, un nuovo importante pezzo del puzzle per comprendere meglio come funzionano i vulcani delle isole oceaniche.

Abbiamo scoperto che i vulcani hotspot filtrano il loro materiale fuso per diventare altamente eruttibili alla base della crosta terrestre, situata diversi chilometri sotto il vulcano“, ha spiegato la vulcanologa. “L’attento monitoraggio dei vulcani può indicare quando il magma raggiunge la base della crosta, dove questo processo di filtraggio raggiunge il ‘punto critico’ che porta all’eruzione. I nostri risultati supportano l’idea secondo cui il rilevamento del magma al confine crosta-mantello potrebbe indicare un’imminente eruzione. Queste nuove informazioni ci avvicinano di un passo al miglioramento del monitoraggio dell’agitazione vulcanica, che mira a proteggere vite, infrastrutture e raccolti“.

I vulcani hotspot fanno parte di alcuni dei paesaggi più belli del mondo, come le Isole Canarie nell’Atlantico e le Hawaii nel Pacifico.

Il team internazionale di ricercatori ha analizzato nuovi campioni di roccia dall’isola di El Hierro, nelle Isole Canarie in Spagna, appena a sud-ovest del Marocco. Questi dati sono stati combinati con centinaia di dati geochimici pubblicati relativi a El Hierro, inclusa l’eruzione sottomarina nel 2011 e nel 2012. Il team ha quindi testato i risultati sui dati dei vulcani hotspot delle isole oceaniche di tutto il mondo, comprese le Hawaii.

Ubide ha precisato che i vulcani hotspot si trovano anche in Australia: “Gli abitanti del Queensland del sud-est hanno molta familiarità con le Glass House Mountains o il grande vulcano a scudo Tweed, che include Wollumbin (Mount Warning) nel Nuovo Galles del Sud”, ha affermato. “I vulcani hotspot possono spuntare ‘ovunque’, al contrario della maggior parte degli altri vulcani originati da placche tettoniche che si scontrano l’una con l’altra, come i vulcani dell’Anello di Fuoco in Giappone o Nuova Zelanda, o da placche tettoniche che si allontanano l’una dall’altra, creando per esempio l’Oceano Atlantico“.
I vulcani del sud-est del Queensland erano attivi milioni di anni fa. Hanno prodotto enormi volumi di magma e costituiscono ottimi laboratori per esplorare le radici del vulcanismo. Ci sono anche vulcani dormienti nell’Australia Meridionale, che potrebbero eruttare con poco preavviso, e che trarrebbero beneficio da migliori marcatori geologici per la rilevazione precoce,” ha concluso la vulcanologa.