Covid, l’ex ministro della Salute francese Agnès Buzyn rischia un’incriminazione: “Ha sottovalutato il rischio e non ha fatto prevenzione”

Agnès Buzyn è stata convocata dalla Corte di Giustizia della Repubblica per "aver messo in pericolo la vita degli altri" con la sua gestione dell'emergenza Covid

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L’ex ministro della Salute francese, Agnès Buzyn, è stata convocata venerdì dai giudici della Corte di giustizia della Repubblica. Rischia l’incriminazione nell’ambito della gestione governativa dell’emergenza sanitaria. La Corte di Giustizia della Repubblica (CJR), unico organo competente ad indagare sugli atti commessi dai ministri durante il loro mandato, intende proseguire le proprie indagini, nonostante le imminenti scadenze elettorali.

Secondo le informazioni raccolte da Le Monde, due casi giudiziari rischiano di sconvolgere il corso della campagna presidenziale: la gestione dell’emergenza sanitaria e l’affare Dupond-Moretti. Nella prima, i magistrati intendono, infatti, perseguire personalità del governo; nel secondo, si intensificano le indagini sul detentore dei sigilli, incriminato dal 16 luglio per “illecito interesse“. Due indagini imbarazzanti per l’esecutivo che minacciano di gettare una cattiva luce sulle disfunzioni della macchina governativa dal 2017.

Da fonti vicine al caso, l’ex ministro della Solidarietà e della Salute (maggio 2017-febbraio 2020) Agnès Buzyn è stata così convocata oggi per un rinvio a giudizio dai gip della CJR.

Nominata a gennaio “inviata del direttore generale per gli affari multilaterali” presso l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Buzyn non aveva rispettato una prima convocazione del CJR, a luglio; un’evasione poco apprezzata dagli inquirenti. I magistrati hanno quindi redatto un verbale di mancata comparizione nei confronti dell’ex ministro, prima di inviargli un nuovo atto di citazione. Presunto innocente, l’ex ministro può ancora sperare di partire con lo status di testimone assistito. Né la Buzyn né i suoi avvocati hanno risposto alle domande di Le Monde in merito.

Agnès Buzyn deve spiegarsi dall’accusa di essersi astenuta “dal combattere un disastro” e aver messo “in pericolo la vita degli altri“, nell’ambito della sua gestione della crisi legata al Covid-19 , e in particolare la mancanza di prevenzione da parte della sua amministrazione. Questa convocazione alla CJR, l’unica giurisdizione autorizzata a giudicare i ministri nell’esercizio della loro funzione, si inserisce nell’ambito della più ampia inchiesta condotta dal luglio 2020 su come il governo ha condotto la lotta contro la pandemia.

A febbraio 2020, davanti alle telecamere, Agnès Buzyn annuncia le sue dimissioni dal suo incarico di Ministro della Salute. Sull’orlo di una grave crisi sanitaria, colei che poi intende candidarsi a sindaco di Parigi lascia, in lacrime, l’incarico a Olivier Véran. Lacrime che già tradiscono la preoccupazione per il disastro che verrà.

Un anno e mezzo dopo, gli alti magistrati della Corte di giustizia della Repubblica (CJR) non hanno certo dimenticato Agnès Buzyn.

Le sue contraddizioni al centro della questione

A Le Monde, nel marzo 2020, l’ex ministro ha fatto scalpore qualificando le elezioni comunali come una “mascherata” e dichiarando di “sapere che l’onda dello tsunami era davanti a noi” al momento della sua partenza dal ministero.

Due mesi prima, a gennaio, quando la città di Wuhan in Cina era epicentro del virus, aveva dichiarato pubblicamente: “Il rischio di importazione (di Covid-19) da Wuhan è moderato. È praticamente zero perché la città è isolata. I rischi di casi secondari intorno a un caso importato sono molto bassi. E i rischi di diffusione del coronavirus sono molto bassi. Questo può ovviamente evolvere nei prossimi giorni, se risulta che più città sono coinvolte in Cina o in più Paesi”.

Ascoltata nel giugno 2020 per più di tre ore dalla commissione d’inchiesta dell’Assemblea nazionale sulla gestione della crisi sanitaria, Agnès Buzyn ha infine indicato di aver allertato l’Eliseo e la Matignon nel gennaio dello stesso anno sul potenziale di “pericolo” del coronavirus. “Pochi ministri erano così vigili e in azione come lo ero io a quel tempo in Europa“, ha detto ai senatori. “Non si può dire che non l’avevo previsto”.

Ovviamente, queste molte contraddizioni non convincono i giudici. “Hanno accumulato, dall’inizio della loro indagine, più di 60 volumi di documenti vari, e-mail, note interne, documenti classificati, che indicano le carenze del Ministero della Salute. Numero di messaggi di posta elettronica scambiati, ad esempio, tra ministri e il direttore generale della Sanità, Jérôme Salomon, ha anche incuriosito gli investigatori“, precisa Le Monde.