E’ in corso a Roma il Primo Convegno Mondiale sulle Terapie Precoci per il Covid-19, l’International Covid Summit (12-13-14 settembre 2021). Il Summit vede la partecipazione, in presenza, di medici e scienziati di fama internazionale e che portano le loro esperienze di cura praticate nei vari Paesi del Mondo.
L’evento in programma oggi, su iniziativa della Senatrice Roberta Ferrero, si è svolto presso il Senato della Repubblica.
Durante il convegno tenutosi questa mattina, Mauro Rango, uno dei fondatori dell’associazione Ippocrateorg, ha affermato che il Covid può essere “curato a domicilio e tutti possono guarire, se si segue fin dai primi giorni un protocollo che vede tra i suoi farmaci l’ivermectina, l’idrossiclorochina, il cortisone, l’eparina“. Rango, che come lui stesso ha chiarito non è un medico ma uno studioso di “scienze sociali e diritti umani“, ha raccolto l’esperienza terapeutica “messa a punto presso le isole Mauritius (dove viveva durante la pandemia, ndr) e quella di altri medici in Germania e in Italia in cui si era usata l’idrossiclorochina a domicilio e il plasma iperimmune in ospedale“. “Abbiamo dato vita all’associazione Ippocrateorg secondo cui il Covid è una malattia curabile, che non uccide. Abbiamo messo a punto un approccio terapeutico che porta alla guarigione chiunque si ammali – ha proseguito – Ora stiamo costruendo le schede dei pazienti e facendo uno studio retrospettivo su 500 pazienti, ma di tutti i pazienti che ci hanno contattato dal quarto giorno di sintomi, nessuno è morto“.
Il protocollo presentato prevede un intervento nella prima fase della malattia con ivermectina (antiparassitario non autorizzato per il Covid, ndr) e l’azitromicina, e nella seconda fase cortisone e enoxaparina.
“Del resto anche 50 anni fa si curava la polmonite interstiziale con cortisone ed eparina. La cosa importante è che il medico indichi il momento in cui prendere i farmaci e seguire le dosi indicate,” ha dichiarato Rango. Oggi, ha concluso, “c’è uno scontro tra chi sostiene la medicina con studi randomizzati, e la medicina ancorata alla realtà clinica. In tempi di emergenza come questi non si può seguire la prima. A Bergamo si moriva perché si aspettavano gli studi randomizzati per ordini dall’alto, in attesa di studi clinici che mettessero al riparo gli apparati dai guai“.


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