Il farmacologo Cosentino: “terapie sbagliate contro il Covid, l’unica cosa da non fare è attendere. Convinzione errata che il vaccino sia la soluzione”

Il farmacologo Marco Cosentino: "l’errata convinzione che il vaccino sia “la” soluzione è probabilmente una delle principali cause dei focolai tra vaccinati e in ambienti ritenuti erroneamente protetti dai vari certificati”

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Marco Cosentino è professore di farmacologia all’Università dell’Insubria di Varese. In un’intervista a La Verità, ha parlato di Covid-19 e delle terapie per contrastare la malattia che da oltre un anno e mezzo tiene il mondo in una morsa. Il Covid-19 è una “malattia più seria del solito”, dice Cosentino. “Difficile pronunciarsi sulla contagiosità. Dipende da fattori quali stagionalità e distanziamento. Le statistiche restituiscono picchi del 6%, scesi poi all’1,5-3%. Ma anche qui il dato è incerto. Mentre è sicuro che la letalità dipende dall’età: irrilevante nei ragazzi in salute, mediamente più alta negli anziani soprattutto obesi e malati cronici”, aggiunge Cosentino.

La variante Delta è “più contagiosa e meno sensibile all’immunità vaccinale, come è verosimile attendersi nelle campagne a tappeto. Meno chiaro il decorso clinico. Una delle tante stranezze della gestione dell’epidemia: la clinica pare non esistere. Ti ammali, attendi. Se va bene, guarisci, altrimenti ti aggravi. E in questo malaugurato caso, la morte appare scontata ma non lo è”, afferma Cosentino.

Poi l’esperto ha parlato dei farmaci impiegati contro la pandemia, ad iniziare dal paracetamolo, colonna portante delle linee guida ministeriali. “Il Covid è prima di tutto una malattia infiammatoria ad alto rischio di complicanze trombotiche. Il paracetamolo tra i farmaci per la febbre è l’unico a non essere né antinfiammatorio né antitrombotico. E attendere è l’unica cosa da non fare di fronte a un sospetto Covid”, ha dichiarato Cosentino, secondo cui “l’approccio terapeutico ottimale richiede un uso combinato e personalizzato di medicinali, vitamine e integratori”. Per quanto riguarda l’idrossiclorochina, Cosentino ha parlato di “benefici ben documentati. Largamente impiegata con ottimi risultati nei primi e più critici mesi di pandemia. Poi in maggio vari veti motivati dal famigerato studio pubblicato su The Lancet, poi ritirato, al contrario dei veti. L’idrossiclorochina sotto controllo medico è del tutto sicura. Quei trial citati per documentarne l’inefficacia, se non addirittura l’asserita pericolosità, la impiegano a dosi più che doppie rispetto a quelle raccomandate. Mi domando chi possa aver autorizzato ciò”, afferma il farmacologo. E sull’ivermectina, Cosentino ha detto: “i colleghi che la impiegano riferiscono risultati eccellenti”.

L’esperto ha poi parlato dei vaccini anti-Covid: “la protezione, che già sapevamo non assoluta, mostra una durata media di sei mesi. Non per nulla si parla di terze e quarte dosi. Peraltro, autorizzate senza più nemmeno l’evidenza di una riduzione del Covid sintomatico, bensì solo sulla base del rialzo dei titoli anticorpali. Valori che però non valgono nei guariti per documentare la protezione immunitaria”. “La legge tramite il cosiddetto Green Pass stabilisce a priori la non contagiosità dei vaccinati e la contagiosità – salvo tampone – dei non vaccinati. Non abbiamo dati conclusivi che invece servirebbero tantissimo. Il monitoraggio inglese ha recentemente riportato una circolazione del virus dell’1,2% senza vaccino e dello 0,4% con il vaccino. Davvero lo 0,8% giustifica una differenziazione delle due situazioni per “la salute e la sicurezza pubbliche”? Un numero crescente di studi poi documenta contagi di vaccinati, tra loro e da loro. Infine, le cronache quasi ogni giorno descrivono focolai in contesti apparentemente “protetti” dal Pass”, aggiunge Cosentino.

Sul mantra “chi si vaccina protegge anche gli altri”, Cosentino ha detto: “il vaccinato protegge se stesso dal decorso rovinoso del Covid. Ma che i vaccinati contagiati a loro volta contagino è un dato altrettanto acquisito. L’efficacia dei vaccini è stata misurata in condizioni di distanziamento, igienizzazione e uso di mascherine, spesso con bassa circolazione del virus. Nessuno oggi può dire quanto proteggano senza queste misure e anzi i vaccini più efficaci sono proprio quelli sperimentati dove il virus circolava meno.  Le campagne vaccinali basate talora più sulla pubblicità che sull’informazione hanno generato l’errata convinzione che il vaccino sia “la” soluzione. Questa è probabilmente una delle principali cause dei focolai tra vaccinati e in ambienti ritenuti erroneamente protetti dai vari certificati”.

Sulla vaccinazione a tappeto dei giovani, Cosentino sostiene “con dati e riferimenti, come i benefici attesi siano ridotti al punto che una loro stima diventa difficile”. Infine, il farmacologo parla di immunità naturale e vaccinale: “i guariti possono avere livelli di anticorpi bassi, di solito tanto più bassi quanto più facilmente sono guariti. Ma questo non vuol dire che non siano protetti: non conta tanto quanti anticorpi hai ma quanto rapidamente li sai produrre. Inoltre, la lunga durata della protezione naturale rende inutile, allo scadere dei sei mesi dalla guarigione, la somministrazione vaccinale. Si finisce al massimo per annettere ai vaccini una protezione preesistente dovuta al virus già debellato dall’organismo”, conclude Cosentino.

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