L’agonizzante ghiacciaio Calderone sul Gran Sasso: “trasformazioni progressive dal ’92, ormai è diviso in due”

Nell’arco di 25 anni, il Calderone, ghiacciaio sul Gran Sasso, ha perso 9 metri di spessore e il 65% della sua estensione

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Il Calderone è il “ghiacciaio agonizzante” sul Gran Sasso, che nell’arco di soli 25 anni ha perso 9 metri di spessore e il 65% della sua estensione. Per questo “è stato declassato da diversi anni, ha perso la sua capacità di plasmare il territorio, perdendo il primato di ghiacciaio più a sud d’Europa“, spiegano all’Adnkronos Mario Pellegrini, naturalista, accompagnatore di media montagna del collegio Guide alpine d’Abruzzo, e Roberto Tonelli, insegnante di meteorologia di Pescara. “Le trasformazioni – aggiungono gli esperti – sono state progressive dal ’92. Ormai è diviso in due parti di circa un ettaro ciascuno, che continuano purtroppo a diminuire”.

Un ghiacciaio è una memoria, un serbatoio di dati da scandagliare ed esplorare – dice il rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila, Edoardo Alesse – Analizzando i suoi strati possiamo ipotizzare e comprendere come è stato il clima in periodi storici più o meno distanti e a quali cambiamenti il nostro ambiente sia andato incontro. Il Calderone, in Abruzzo, il ghiacciaio più a sud d’Europa, si sta sciogliendo rapidamente, come ogni ghiacciaio al mondo, e questa trasformazione ha un responsabile: il nostro stile di vita”.

L’ultimo rapporto sul cambiamento climatico pubblicato ad agosto scorso dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) ha lasciato poco spazio a dubbi e titubanze: l’emergenza climatica sta per mettere a rischio l’equilibrio del nostro pianeta. Anche il ghiacciaio del Calderone – dice all’Adnkronos Angelo Ruggieri, meteorologo Ampro – risponde alle oscillazioni climatiche in maniera tangibile, molto più sensibile rispetto ai ghiacciai presenti sulle Alpi. La sua posizione al centro dell’area mediterranea e la ridotta distanza dal mare rendono particolarmente intensi gli effetti dal punto di vista meteorologico che si manifestano con gli elevati apporti nevosi, a cui si contrappongono le sempre più frequenti ondate di calore africane con il pulviscolo sahariano in sospensione che favoriscono in maniera molto ingente i fenomeni di fusione”.

Sul Gran Sasso, è stata organizzata una spedizione a cura di Università degli Studi di Brescia, Gran Sasso Science Institute dell’Aquila, Università degli Studi dell’Aquila, Università degli Studi di Teramo, Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” Chieti – Pescara e Club Alpino Italiano, nell’ambito della terza edizione del “Climbing for Climate“. Si tratta di atenei che fanno parte della Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile (Rus). “Il Calderone è luogo simbolo della bellezza e della fragilità dell’ambiente montano. Il tema dei cambiamenti climatici, dell’uso sostenibile della risorsa acqua, della sostenibilità della pratica turistica, fanno parte del Dna dell’Università di Teramo”, osserva il rettore dell’Università di Teramo, Dino Mastrocola. “La sostenibilità deve tradursi in azioni concrete. Ecco perché l’Università di Teramo ha attivato all’interno della propria proposta formativa un “Pacchetto sostenibilità” che comprende cinque corsi di laurea, accomunati dall’attenzione verso un territorio, quello interno regionale, con delle peculiarità (forte incidenza di aree verdi, popolazione molto anziana) che rendono inevitabili politiche improntate alla sostenibilità”.