Cuocere letteralmente il suolo della Luna per estrarre aria e ossigeno da utilizzare nelle future basi: e’ possibile grazie alla tecnologia nata in Italia grazie alla collaborazione fra Politecnico di Milano, Agenzia Spaziale Europea (ESA), Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e gruppo Ohb. Presentata nel congresso Europlanet Science, la tecnologia e’ stata sperimentata con successo grazie a un dimostratore e utilizzando un materiale che imita il suolo lunare.
Si ritiene che sulla Luna circa la meta’ del suolo sia composto da ossidi di silicio o di ferro, che a loro volta contengono circa il 26% di ossigeno. Cio’ significa che un sistema che estrae in modo efficiente l’ossigeno dal suolo potrebbe essere installato in prossimita’ di qualsiasi sito di atterraggio sulla Luna. Una volta introdotto nel dimostratore, il materiale e’ stato vaporizzato in presenza di idrogeno e metano e quindi ‘lavato’ con idrogeno. Esposto alla temperatura di circa mille gradi, il minerale e’ passato direttamente dallo stato solido a quello gassoso e quindi immesso in un condensatore per separare l’acqua, mentre l’ossigeno e’ stato estratto tramite l’elettrolisi. Il metano e l’idrogeno residui sono stati riciclati.
“I nostri esperimenti mostrano che l’impianto e’ scalabile e puo’ funzionare in un circuito chiuso quasi completamente autosufficiente, senza la necessita’ di intervento umano e senza intasarsi“, osserva la coordinatrice degli esperimenti Michèle Lavagna, del Politecnico di Milano. “Questi esperimenti hanno approfondito la nostra comprensione di ogni fase del processo. Non e’ la fine della storia, ma e’ un ottimo punto di partenza”.


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