“Voi che entrate qui, considerate ciò che vedete e poi ditemi se tante meraviglie sono fatte per l’inganno o per l’arte”; questo recita l’iscrizione posta su una delle sfingi all’ingresso del Parco dei Mostri di Bomarzo.
Ancora oggi come 5 secoli fa affascina il visitatore che davanti alle rocce scolpite con l’aspetto di figure mitologiche e mostri fiabeschi scopre che lasciarsi andare alla fantasia e alla suggestione artistica conduce in effetti su un percorso di conoscenza di sé, dando ragione della sua scelta al creatore del parco il principe Orsini, che lo pensò come un percorso iniziatico senza però lasciare nessun indizio specifico sulla sua natura.
La storia del Sacro Bosco di Bomarzo e il suo significato
Conosciuto come Parco dei Mostri, il Sacro Bosco di Bomarzo fu creato dalla volontà e l’immaginazione di Pier Francesco Orsini, chiamato Vicino, in provincia di Viterbo nella campagna della Tuscia laziale.
Fu realizzato nella seconda metà del Cinquecento nella vallata ai piedi del borgo di Bomarzo e ancora oggi coinvolge e affascina il visitatore come faceva un tempo e ha continuato a fare per tutti questi secoli.
Agli artisti più attivi dell’epoca, come Pirro Ligorio o il Vignola, è stata attribuita la progettazione del bosco, ma queste ipotesi non sono confermate da alcuna fonte scritta, argomento questo che lascia propendere verso un’altra ipotesi, cioè che il Parco sia interamente dovuto alla creazione di Orsini, il quale ne fu quindi non solo l’ideatore ma anche il progettista. Quello che è certo è che i lavori per la realizzazione di Bomarzo partirono nel 1550 per concludersi intorno al 1580.
Il significato del Sacro Bosco, inoltre, non è palesato in nessuna spiegazione ufficiale, quello che veniva allora e viene ancora oggi chiesto ai visitatori è di addentrarsi nei suoi misteri e scoprirne il valore personale accompagnati solamente da enigmatiche didascalie che punteggiano il percorso.
Studiosi, intellettuali e artisti di ogni epoca si sono interrogati e cimentati sulle interpretazioni da attribuire alle intenzioni del Principe Orsini e soprattutto sui significati nascosti del parco.
Le attrazioni del Sacro Bosco sono cariche di simbolismi con continui rimandi al mondo mitologico e all’immaginario fantastico, elementi che conducono il visitatore attraverso statue e iscrizioni, edifici surreali e indovinelli che hanno il preciso compito di disorientare e straniare.
Il bosco, infatti, è anche detto Bosco Iniziatico perché tra le ipotesi più valide è che si tratti di una specie di percorso iniziatico dove era possibile, attraverso lo stupore, giungere a personali elaborazioni, alla purificazione dell’anima e alla conoscenza di sé.
Un itinerario iniziatico che parrebbe tra l’altro ricalcare la struttura paesaggistica e il cammino illustrato da Dante nella Divina Commedia.
Il percorso nel Parco dei Mostri di Bomarzo
L’entrata del Parco dei Mostri è sancita dalla presenza di due sfingi che introducono il visitatore negli antri misteriosi del percorso. Queste sono il simbolo stesso dell’enigma e del dubbio e l’iscrizione posta su una di queste serve a preparare lo spirito alle suggestioni e agli insegnamenti che incontrerà lungo il cammino.
Varcata questa soglia simbolica tra le prime grandi statue che si incontrano vi è la colossale testa di un mostro marino: si tratta di Glauco, il pescatore divenuto dio marino dopo essersi cibato di un’erba magica.
Se il sentiero sulla sinistra, bordato da volti di peperino termina con l’effige di un grande mascherone, quello di destra presenta le figure gigantesche di Ercole e Caco; con l’eroe del mito che uccide Caco, il figlio del dio Vulcano, squarciandolo a mani nude allo stesso modo in cui lacerata è l’anima che inizia il cammino verso la conoscenza.
Nei pressi del torrente limitrofo vi sono alcune misteriose sculture di natura animale: un pesce, una tartaruga e Pegaso, il mitologico destriero alato.
“Voi che pel mondo gite errando, vaghi di veder meraviglie alte e stupende, venite qua, dove son faccie horrende, elefanti, leoni, orsi, orchi e draghi “, si legge sull’incisione della panca etrusca, una delle opere collocata lungo l’itinerario.
Ci si addentra quindi in una selva che è simbolo del mondo materiale per giungere a un’oasi egizia passando da suggestioni etrusche alle figure del mito greco-latino e a richiami alla letteratura cavalleresca: ecco l’Iside egizia, le Ninfe e le Grazie, Venere e Nettuno, il vaso di Pandora e il Carro di Cibele, Cerbero e la Bocca Tartarea, il Drago all’assalto della sua preda, l’Elefante che stritola un guerriero e lo Stregone.
Dal lato opposto si trova il gruppo di Echidna, i Leoni e la Furia, ovvero due mitiche figure mezze donne e mezze serpente con al centro due leoni.
Un percorso di catarsi che procede dalla materialità alla divinità attraverso tre livelli: il mondo, la terra e l’occhio che porta al riconoscimento del divino in sé stessi.
La Casa Pendente e il Tempietto
Dopo essersi lasciati alle spalle un ninfeo e un teatro i visitatori a circa metà del percorso trovano una delle opere più surreali del parco: la Casa Pendente. Si tratta di un vero e proprio piccolo gioiello di architettura rinascimentale una piccola torretta che pende vertiginosamente da un lato, un’abitazione costruita sopra un masso inclinato e visitabile grazie ad un piccolo ponte che la collega con il muro esterno, forse simbolo della caduta che l’iniziato deve accettare durante il cammino verso la verità quando le convinzioni oramai barcollano.
Tra le icone più note del parco si trova il Mascherone che viene interpretato da molti come “Porta degli Inferi”. La peculiarità dell’opera è il fatto che assume un aspetto differente a seconda dell’ora del giorno. Quando cala la luce la maschera arriva a deformare l’espressione.
Dalle sue fauci spalancate ci si immette in un ambiente che ha le sembianze di una tomba etrusca al cui interno si trova un tavolo e alcune sedie per ospitare l’ultimo banchetto.
L’intero complesso è comunque da considerarsi come una grande celebrazione dell’amore del principe Orsini nei confronti della moglie Giulia Farnese, a cui è dedicato il Tempietto che si incontra sulla sommità del parco ed è circondato da uno spazio verde dove è anche possibile fermarsi per un pic-nic.
Il Tempietto si trova in diretta corrispondenza dell’ingresso del parco e con esso traccia quasi quello che possiamo considerare un anello magico, quello della sacra conoscenza e del cammino alchemico che trasmuta l’anima da vile materia a materia nobile in grado di protendere l’anima verso la libertà dell’infinito.
L’oblio e la riscoperta del Parco dei Mostri di Bomarzo
Nel 1585 Vicino Orsini morì, lasciando il giardino ad un lungo periodo di oblio poiché gli eredi abbandonarono il parco questo passò in numerose mani differenti finché il Parco dei Mostri venne acquistato dalla famiglia Bettini nel 1954 che lo recuperò con restauri e lavori di ristrutturazione.
Già da qualche decennio prima però intellettuali come Salvador Dalì (che vi si ispirò per il visionario “Le tentazioni di Sant’Antonio”), Michelangelo Antonioni, Marcel Duchamp e molti altri avevano riscoperto il Sacro Bosco e i loro contributi furono fondamentali per riportarlo in auge.
Numerosi giardini d’arte, poi, si sono ispirati a questo luogo, tra di essi: la Scarzuola di Tomaso Buzzi, il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle, il giardino di Daniel Spoerri.
