Possibile tempesta geomagnetica classe G2 nelle prossime ore, oggi una CME potrebbe colpire la Terra

Secondo gli esperti della NOAA, una CME dovrebbe passare vicino alla Terra in queste ore, innescando potenziali tempeste geomagnetiche classe G2

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La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) aveva previsto nei giorni scorsi l’impatto di due nubi di particelle contro il campo magnetico terrestre nel corso del fine settimana.
Un flusso di vento solare ad alta velocità, prodotto da un buco coronale (immagine in basso), doveva colpire la magnetosfera del nostro pianeta il 26 settembre, e successivamente, un’espulsione di massa coronale (CME) doveva sfiorare la Terra durante le prime ore di oggi, 27 settembre.

Ebbene, secondo l’ultimo aggiornamento dei previsori NOAA, la tempesta geomagnetica di classe G1 attesa il 26 settembre non si è verificata, ma c’è ancora speranza per vedere aurore: secondo gli esperti, una CME dovrebbe passare vicino alla Terra in queste ore, innescando potenziali tempeste classe G2 intorno alle 12 UTC (le 14 ora italiana).
Vi sarebbe una probabilità del 45% di tempeste geomagnetiche di classe da G1 a G2 oggi, 27 settembre, in risposta alla CME “di passaggio”. Potrebbero registrarsi aurore luminose intorno al Circolo Polare Artico con possibilità di avvistamenti fino agli Stati settentrionali USA.

*** AGGIORNAMENTO ***

Oggi possibili tempeste geomagnetiche classe G2, un flusso di vento solare colpirà la Terra: attese aurore a latitudini molto più basse del solito

tempeste geomagnetiche oggi 27 settembre
Credit SWPC NOAA
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Credit SWPC NOAA
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Credit: SWPC NOAA
buco coronale
Credit: Atmospheric Imaging Assembly (AIA) for the Solar Dynamics Observatory (SDO)

Due brillamenti classe M, l’attività solare si intensifica

La macchia solare AR2871 ha prodotto due brillamenti di classe M il 23 settembre, un M2 (alle 15:28 UTC) e un M3 (04:42 UTC).
Entrambe le esplosioni hanno proiettato espulsioni di massa coronale (CME) nello Spazio.
Il potente brillamento classe M3 prodotto il 23 settembre alle 06:42 ora italiana è stato catturato dal Solar Dynamics Observatory della NASA, che ha registrato il lampo ultravioletto:

Gli osservatori dell’USAF hanno rilevato di esplosioni radio solari di tipo II e IV subito dopo. Le immagini del coronografo Solar and Heliospheric Observatory (SOHO) della NASA hanno confermato che l’esplosione ha scagliato una CME nello Spazio.

Cos’è un buco coronale

Un buco coronale è un’area nell’atmosfera del Sole dove il campo magnetico arretra e consente ai gas di sfuggire: si tratta di un vero e proprio “squarcio” che appare sulla superficie della nostra stella in media una o due volte al mese.
Sono regioni che appaiono più scure perché emettono meno radiazioni X e ultraviolette e si tratta in genere di fenomeni estesi e di lunga durata: sono in grado di produrre raffiche veloci di vento solare che, se raggiungono la Terra, possono innescare aurore polari, tempeste geomagnetiche e interferenze nelle comunicazioni radio.

Cos’è il vento solare

I venti solari sono flussi di particelle cariche che fuoriescono dal Sole, dirigendosi nello Spazio. La NASA stima che questi eventi, in media, possono raggiungere velocità di circa 1,6 milioni di km/h.
Provenendo dalla corona del Sole, l’atmosfera interna, i venti possono mescolarsi con il campo magnetico della Terra e innescare una serie di fenomeni, tra cui tempeste geomagnetiche, cioè disturbi della magnetosfera terrestre.

Cos’è un brillamento solare (o flare)

I brillamenti solari sono le più violente esplosioni del Sistema solare, e si possono osservare anche su molte altre stelle: sono improvvisi aumenti di luminosità ben visibili nella bande dei raggi X, ma ci può essere emissione un po’ in tutte le bande, dal radio ai gamma. Nella banda X emette radiazione la corona solare, la parte più esterna dell’atmosfera del Sole, caratterizzata da tenue plasma a milioni di gradi. Durante i brillamenti, il plasma raggiunge temperature ben al di sopra dei 10 milioni di gradi e una luminosità che può superare quella dell’intera corona.
In ordine crescente di potenza, le classi sono A, B, C, M e X. Ogni classe è dieci volte più potente di quella precedente.
I flare hanno un andamento caratteristico della luminosità: un aumento repentino, seguito da una diminuzione molto più graduale. Non durano molto, da qualche minuto a qualche ora al massimo, e sono localizzati in piccole regioni sulla superficie del Sole.
Essendo canali magnetici chiusi che trattengono il plasma solare, queste regioni sono per lo più a forma di arco. A volte la forza del brillamento è tale da generare eruzioni solari, con nubi di plasma che vengono proiettate nello Spazio. I brillamenti sono più frequenti in periodi di alta attività solare, in presenza di intensi campi magnetici delle macchie. La causa dei flare viene fatta risalire a instabilità magnetiche, che accelerano particelle e liberano energia rapidamente, provocando l’aumento repentino della luminosità, seguito da un raffreddamento più graduale.

Cos’è un’espulsione di massa coronale

Un’espulsione di massa coronale (CME, acronimo dell’inglese coronal mass ejection) è un’espulsione di materiale dalla corona solare. Il materiale espulso, sotto forma di plasma, è costituito principalmente da elettroni e protoni: quando questa nube raggiunge la Terra può disturbare la sua magnetosfera.

Cos’è una tempesta geomagnetica

Quando sul Sole si verificano fenomeni di attività improvvisa e violenta, come i brillamenti, vengono emesse grandi quantità di particelle ad alta energia che viaggiano velocemente nello Spazio, a volte scagliate in direzione della Terra: questa corrente di particelle viene frenata e deviata dal campo magnetico terrestre, che a sua volta ne viene disturbato e distorto.
Quando avviene questo “impatto” la magnetosfera terrestre (la regione attorno alla Terra pervasa dall’azione del suo campo magnetico) subisce un forte contraccolpo che può causare blackout temporanei nelle reti elettriche o nei sistemi satellitari di comunicazioni. Alle tempeste geomagnetiche è anche associato il ben noto fenomeno delle aurore polari.