Risorse idriche: emergenza aridità, si allarga la “zona rossa” in Emilia-Romagna

"La mancanza di precipitazioni significative da oltre tre mesi sta impedendo i secondi raccolti, pregiudicando le lavorazioni in campagna"

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E’ la provincia di Ferrara, la “new entry” nella zona rossa di conclamata aridità (prologo all’emergenza desertificazione) in un anno, che rischia di essere il più siccitoso in tempi recenti, sfiorando ormai i livelli record delle annate idrologiche 1970-1971 e 2011-2012: nei territori a Nord del fiume Reno, dal 1° Ottobre scorso sono caduti solamente poco più di 407 millimetri di pioggia; è zona rossa idrica, comunque, anche per i territori di pianura a Sud del Reno dove, in quasi 12 mesi, i millimetri di pioggia sono stati circa 460 in un contesto, che vede l’area centro-orientale dell’Emilia Romagna (oltre metà della regione), caratterizzata da forte criticità idrica. A risentirne sono soprattutto i corsi d’acqua con i fiumi Taro, Trebbia (in secca) ed Enza, che permangono sotto i minimi storici, seppur i bacini piacentini di Mignano e Molato siano tornati sui livelli dello scorso anno“: lo afferma Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue in una nota.
La mancanza di precipitazioni significative da oltre tre mesi – precisa Francesco Vincenzi, imprenditore agricolo locale, nonché Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue – sta impedendo i secondi raccolti, pregiudicando le lavorazioni in campagna.”
Solo l’efficienza irrigua ha finora garantito i raccolti in una stagione siccitosa e che si sta ancora caratterizzando per temperature particolarmente alte – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Proprio l’Emilia Romagna vanta nella ricerca per l’irrigazione, un centro di eccellenza internazionale come Acqua Campus del Consorzio Canale Emiliano Romagnolo.
Nonostante l’imminente arrivederci alla stagione estiva, il settimanale report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, segnala “una diffusa diminuzione di disponibilità d’acqua dal Nord al Sud della Penisola.
Sono in calo, infatti, i livelli dei grandi laghi del Nord (l’artificiale lago d’Idro è “esaurito” e solo il lago di Garda è sopra media), così come le portate dei fiumi Po (ovunque inferiori allo scorso anno e praticamente dimezzate rispetto alla media, man mano che si avvicina alla foce) e Adda, in Lombardia.
Resta deficitaria, rispetto allo scorso anno, la condizione idrica dei fiumi a Nord Ovest con il drastico calo di portata del fiume piemontese Pesio e le scarse precipitazioni sulla Val d’Aosta, senza però evidenti conseguenze sulle portate sia della Dora Baltea che del torrente Lys.
Non va meglio a Nord Est, dove soprattutto i fiumi Livenza e Brenta hanno portate ridotte; l’Adige registra una sofferenza idrica (-3,59 sullo zero idrometrico) ormai dimenticata e costellata dal crearsi di isole in alveo.
I fiumi toscani restano tutti sotto la media mensile ma, a differenza dell’Ombrone, che permane al limite del Minimo Deflusso Vitale, il Serchio torna a rivedere un po’ d’acqua in alveo, mentre l’Arno ha portate in calo.
Nelle Marche, una leggerissima ripresa di portata per i fiumi Tronto, Esino e Sentino (comunque ancora al minimo storico) fa sperare in un’inversione di tendenza idrica, seppur gli invasi restino assai lontani dai livelli del recente passato, trattenendo poco più di 28 milioni di metri cubi d’acqua su una capacità complessiva di oltre 65 milioni.
In Campania, i fiumi Sele, Volturno e Garigliano sono in calo, mentre valori in aumento si registrano per l’ Alento. Diminuiscono i volumi idrici nel lago di Conza, mentre gli invasi del Cilento sono in lieve ripresa.
Nel Lazio, in un mese, il lago di Bracciano si è abbassato di 14 centimetri, mentre i bacini di Basilicata e Puglia, in una settimana, hanno ceduto 7 milioni di metri cubi d’ acqua ad uso irriguo”.