Astronomia, il premio Nobel Michel Mayor: “se la Terra diverrà inabitabile non potremo migrare, non esiste un pianeta di riserva né un piano B”

Il premio Nobel Michel Mayor ha partecipato questa mattina ad un evento promosso dall'Istituto Nazionale di Astrofisica

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Il premio Nobel per la fisica 2019 Michel Mayor ha partecipato questa mattina ad un evento promosso dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, in cui ha affascinato la platea parlando di esopianeti, della scoperta del cosmo oltre il nostro Sistema solare e della sfida globale sui cambiamenti climatici. L’evento è stato aperto dai saluti del presidente dell’INAF Marco Tavani.
Nell’ottobre del 1995, l’astrofisico svizzero e il collega Didier Queloz annunciarono la prima scoperta di un esopianeta in orbita attorno a una stella di tipo solare: il pianeta 51 Pegasi b, un oggetto gassoso paragonabile a Giove. La scoperta ha dato il via a una rivoluzione ancora in corso: la caccia agli esopianeti (nella Via Lattea ne sono stati scoperti oltre 5000). Grazie a questa scoperta Michel Mayor ha ottenuto il premio Nobel per la fisica nel 2019.

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E’ un momento estremamente importante per la nostra comunità scientifica, entriamo sempre più nel vivo di una questione affascinante: lo studio di pianeti extrasolari, grandi e piccoli, scoperti intorno a stelle. E’ un campo davvero affascinante, e il prof. Mayor ha effettuato un’importante scoperta in questo contesto nell’ottobre 1995,” ha affermato il presidente Tavani. “Non possiamo andarci, ma possiamo vedere e studiare questi pianeti, viene fatto tanto lavoro per scoprire mondi come Giove e Saturno, cioè grandi, anche con sorprese“.
Il presidente INAF, introducendo il premio Nobel, ha concluso il suo intervento con una “prospettiva per il futuro: l’Europa è molto impegnata in questo ambito con il super telescopio European-Extremely Large Telescope (E-ELT), che sarà operativo tra qualche anno sulle Ande, con uno specchio di 29 metri: potremo individuare un pianeta simile alla Terra da qui a 10 anni“.

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Il Sole è solo una stella tra 200 miliardi e ciò ci fa pensare ad una domanda fondamentale: quali altri pianeti ci possono essere attorno a queste stelle?“: è iniziato così il suggestivo intervento del premio Nobel che ha effettuato una panoramica delle scoperte nei decenni passati. “E’ stato negli anni ’50 che si è cominciato ad avere idee più chiare sul numero sistemi planetari,” ha ricordato l’astrofisico svizzero. “La chiave di volta per il mio gruppo di ricerca è stato un nuovo spettrografo che ha consentito di trovare indirettamente l’esistenza di un pianeta simile a Giove con una rivoluzione soli 4 giorni“.
Negli anni, “con il miglioramento della strumentazione è stata scoperta una quantità enorme di nuovi pianeti, ciò grazie a strumenti sempre più grandi e precisi, come l’interferometro ALMA, che sorge ad un’altitudine 5000 metri sulle Ande, nata da una collaborazione mondiale“.
Nel frattempo, ha ricordato Mayor, prosegue “la corsa in avanti nella costruzione di spettrografi sempre più precisi, in grado di rivelare anche le più piccole variazioni di velocità che consentono di trovare pianeti sempre più piccoli“.
Rivolgendo lo sguardo al futuro, secondo l’astrofisico svizzero “ci attendono tante muove scoperte: ad esempio il telescopio E-ELT consentirà alla ricerca di progredire, con dati nuovi sempre più precisi“.
La sfida per il futuro “è capire se è possibile la vita su altri pianeti: ma come possiamo scovarla se non li possiamo vedere? La tecnica usata consiste nell’analisi della composizione chimica dell’atmosfera, alla ricerca di biomarcatori, cioè sostanze che possono segnalare la presenza di forme di vita come noi la intendiamo“.
Infine, il premio Nobel ha concluso la panoramica con un cenno alla tutela del nostro pianeta: “Se consideriamo la differenza in anni luce con i pianeti abitabili, facendo un confronto con la velocità della luce, pensare alle distanze è davvero impossibile. Il pianeta più vicino è a 30 anni luce, arrivarci non è possibile, così come non è possibile pensare quindi ad un pianeta di riserva“.
La conclusione è che se la Terra diventerà inabitabile, l’umanità non avrà la possibilità di migrare su un altro pianeta. Non esiste un piano B. Ecco perché dobbiamo preservare il nostro pianeta e non renderlo inabitabile,” ha concluso l’astrofisico.

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La visita romana di Mayor è stata organizzata e promossa dal team italiano di NET – Notte Europea dei Ricercatori, che quest’anno si terrà il 24 settembre. Al progetto europeo NET aderiscono nell’area romana il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, l’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile (ENEA), l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il CINECA, le Università degli Studi Sapienza e Tor Vergata di Roma, l’Università Telematica Internazionale UniNettuno e l’Università degli studi della Tuscia.