Studiare valli e rocce a 5000 metri di profondità nell’Atlantico

La missione intende studiare le strutture oceaniche “megatransformi”, ovvero quelle valli a 5000 metri di profondità che tagliano trasversalmente le dorsali, le catene di vulcani al centro degli oceani, per circa 350 chilometri

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Un team di ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia partirà il prossimo 4 settembre dal porto di Kiel, in Germania, per la seconda spedizione nell’Oceano Atlantico, in particolare nella zona di frattura Charlie-Gibbs, tra le Azzorre e l’Islanda.

La missione, condotta in collaborazione con l’Accademia Russa delle Scienze e finanziata dal MIUR e dal CNR, intende studiare le strutture oceaniche “megatransformi”, ovvero quelle valli a 5000 metri di profondità che tagliano trasversalmente le dorsali, le catene di vulcani al centro degli oceani, per circa 350 chilometri.

«Le due grosse fratture che si estendono dal Canada, a ovest, e fino all’Europa, a est, testimoniano che questa struttura era attiva prima dell’apertura dell’Oceano Atlantico 80 milioni di anni fa» spiega il prof. Alessio Sanfilippo del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente, a capo delle operazioni di campionamento del materiale roccioso che verrà dragato dal fondale. «Questo studio ci aiuterà a comprendere meglio i meccanismi di formazione della crosta oceanica e dell’apertura dell’oceano in questa zona complessa e ancora poco conosciuta dell’Atlantico.»

La Charlie-Gibbs Fracture Zone è stata investigata per la prima volta dai geologi pavesi nell’ottobre 2020 in una spedizione che ha consentito di mappare ad alta risoluzione la zona e di campionare il fondale, analizzando i complessi processi tettonici coinvolti nella formazione della crosta oceanica.

«Stimiamo di campionare nuove rocce della crosta oceanica profonda (i “gabbri”) e del mantello esumati durante l’espansione del fondale; nuovi basalti con vetro fresco e rocce di mantello affioranti lungo i segmenti di dorsale da 48° N a 53° N» aggiunge Carlotta Ferrando, assegnista di ricerca. «Inoltre, indagini geofisiche tramite l’acquisizione di profili sismici ci consentiranno di ricostruire la struttura verticale della crosta nella zona di Charlie-Gibbs».

Il gruppo di ricerca a bordo della nave oceanografica Akademik Sergey Vavilov, l’ammiraglia della flotta dell’Accademia Russa delle Scienze, si completa con la dottoranda Camilla Sani e con l’assegnista di ricerca Valentin Basch, entrambi attivi al Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia. A bordo anche scienziati del CNR e dell’INGV. Il team rientrerà il prossimo 9 ottobre a Kiel, in Germania.